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Clan Karif, Rimini: di ritorno dall’Africa

storieRimini

13 agosto 2018, 11:32

Il 31 luglio il Clan Karif, composto da giovani scout dai 17 ai 20 anni facenti parte del gruppo Rimini 3 della Parrocchia del Crocefisso, è atterrato a Bologna, concludendo così l’esperienza di servizio e incontro con i bambini di strada in Kenya, precisamente a Nairobi, la capitale. Il Clan è una comunità di giovani che vive e condivide esperienze di Fede, Servizio quotidiano alla comunità locale e campi itineranti, a contatto con la natura, ma anche di incontro e condivisione. Vorremmo, come ha indicato il nostro fondatore Baden Powell, “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.

Durante le due settimane trascorse a Nairobi i ragazzi hanno avuto l’occasione di vivere le loro giornate assieme ai bambini dei centri della Comunità di Koinonia (fondata dal missionario Comboniano Padre Kizito Sesana), sostenuti dall’ONG Amani for Africa e da Cittadinanza ONLUS di Rimini, condividendo giochi e sorrisi e creando legami indissolubili.

Il progetto era ambizioso, e all’inizio erano in pochi a credere che gli scout riminesi ce l’avrebbero fatta, eppure eccoli tornati, arricchiti da due settimane di puro servizio verso il prossimo in un continente per molti aspetti così diverso dal loro e sicuramente lontano da casa.

Se penso che all’inizio non sapevo neanche se partire o meno, ora so di aver fatto la scelta giusta. Sento di iniziare a vivere solo ora, a vivere davvero.” Afferma Marco, 19 anni.

Foto di: Enrico Catapano, Francesco Cavalli, Samuele Filippini

Oltre a visitare i centri di accoglienza e di recupero per i minori salvati dalla strada, il Clan Karif ha sperimentato l’incontro con la realtà di Kibera, il secondo slum più grande di tutta l’Africa e tra i più grandi al mondo; camminando per le sue vie sterrate e coperte di rifiuti, a stretto contatto con le sue migliaia di abitanti, prendendo contatto con la realtà della povertà estrema vissuta in uno slum. A Kibera, Paolo’s Home, centro di Koinonia sostenuto da Cittadinanza Onlus di Rimini, che si dedica, con magnifiche operatrici, a bambini con disabilità, vittime spesso di stigma e rifiuto.

Camminare per le strade di Kibera è soffocante, soprattutto quando dall’alto della ferrovia inizi a scendere per addentrarti nel cuore della baraccopoli. Ti senti in trappola, circondato da case in lamiera in cunicoli sporchi e maleodoranti. Eppure a Kibera c’è vita, al contrario di quanto il luogo lasci a immaginare; c’è una grandissima comunità che cerca di mantenere una dignità anche in un posto così brutale, ci sono i bambini, che ti danno il cinque e ti sorridono, ci sono uomini e donne che non ci stanno a farsi annientare a tanta misera, e ti mostrano quell’umanità e quell’accoglienza che ti fanno riflettere su chi sia davvero il povero, se tu, che fai così fatica ad accettare chi è in una condizione sociale diversa rispetto alla tua, o loro, che nonostante vivano nell’immondizia, non ti recriminano il tuo essere bianco, e più ricco di loro, ma ti benedicono per essere andato a incontrarli.” Così Arianna, 20 anni, descrive l’esperienza in baraccopoli.

Il Clan ha avuto l’occasione di incontrare e condividere alcune ore correndo dietro a un pallone con chi ancora per strada ci vive, andando a Mlango Kubwa, quartiere messo in ginocchio da povertà e miseria, dove l’unica soluzione per evadere dai problemi giace sul fondo di una bottiglietta piena di colla, o in uno straccio intriso di kerosene. Sguardi vuoti e odore di benzina. Piedi sporchi e sorrisi sdentati. Queste le impressioni che abbiamo avuto dei ragazzi che vivono nello slum di “Mlango Kubwa” (“Grande porta”). In un fango che ricopre la strada e in una puzza asfissiante vivono queste persone, questa diversa umanità. Nella dipendenza da kerosene e da colla si cerca una fuga dai crampi della fame, di cui soffrono tutti, bambini, ragazzi e adulti. Ma basta un sorriso, un saluto, un pallone e subito un guizzo di vita si agita nei loro occhi, come se si fossero improvvisamente risvegliati. Solo pochi istanti e poi il vuoto torna a reclamarli. Ma c’è vita nella baraccopoli e noi l’abbiamo vista. Basta essere disposti ad osservare.

Alcune ragazze del Clan hanno, inoltre, incontrato una persona tenace come Grace, ragazza masai di 15 anni, che dopo aver subito da piccolissima la FGM (Mutilazione Genitale Femminile) ha detto coraggiosamente no alla decisone del padre di darla in sposa a un uomo molto più vecchio di lei, quando era ancora una bambina.

A Casa di Anita, infine, insieme alle ragazze e alle bambine uscite dalla strada, per condividere alcune giornate a pieno e costruire un’area gioco a loro dedicata con le tecniche scout e materiali locali.

Quindici intensi giorni di incontro e condivisione, servizio e ascolto, che hanno lasciato e lasceranno il segno nei ragazzi e nelle ragazze del Clan Karif, sempre più consapevoli della realtà della povertà e dell’emarginazione, delle sue cause ed effetti sull’uomo, ma anche della profonda dignità della persona e della voglia di vivere e di costruire qualcosa di migliore delle giovani generazioni africane. Una vita vera.

Grato a Padre Kizito, alla Comunità di Koinonia ed Amani, come pure ai diversi sostenitori e donatori tra cui ErbaVita e RiminiBanca oltre che la Parrocchia del Crocefisso, il Clan Karif è rientrato a Rimini, dove svilupperà iniziative di informazione e diffusione del vissuto, consapevole e di nuovo “pronto a servire”, motto dei Clan Scout.

Il Clan Karif, AGESCI – Rimini 3

Redazione RiminiSocial 2.0

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