sabato 15 dicembre 2018
In foto: alcune aree dove sorgerà nuovo commerciale a Misano
di Redazione   
lettura: 5 minuti
gio 23 ago 2018 16:34 ~ ultimo agg. 18:54
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Ancora discussioni intorno alla nuova area commerciale che sorgerà nella zona Bandieri a Misano. Per il senatore Croatti e i consiglieri del Movimento 5 Stelle di Misano le notizie sul nuovo polo “preoccupano ma non sorprendono” perché “cementificazione e politiche a favore della grande distribuzione organizzata, a scapito dei piccoli commercianti, sono ormai il marchio di fabbrica del Partito Democratico. Nella nostra provincia più che altrove”. Il 5 Stelle suggerisce al Sindaco Giannini di indire una consultazione a livello comunale sulla nuova struttura per lasciar decidere i misanesi.

Contraria ai nuovi insediamenti misanesi la Lega di Riccione, che siede in maggioranza, e che si dice contraria a nuovi centri commerciali e a fianco della “bottega sotto casa”. Secondo il Carroccio, che evidenzia anche la crisi della grande distribuzione, dietro lo specchietto per le allodole delle assunzioni di massa, nei centri commerciali in realtà si nasconde la speculazione sulle merci, sui servizi e sulle persone. “Nel nostro territorio ci sono già centri commerciali a sufficienza – conclude la Lega – Non ne occorrono altri.

Ma nella Perla Verde fa sentire la sua voce anche il Partito Democratico. “Pensiamo che ogni metro quadrato in più di commerciale destinato alle medie strutture di vendita e a nuovi centri commerciali sia un danno al commercio di vicinato” è la premessa. Poi però il Pd evidenzia come non sia quello di Misano, che ha seguito correttamente l’iter istituzionale dimezzando anche le superfici previste, il vero pericolo per il commercio. Nel mirino finiscono invece l’outlet del lusso da 25mila metri quadri che sorgerà a San Marino e su cui “il sindaco Tosi – attacca il Pd – non ha detto una parola”. E soprattutto le scelte dell’amministrazione riccionese che “senza nessuna programmazione, in barba ai più elementari principi di pianificazione urbanistica, ha reso possibile trasformare il 50% delle superfici produttive delle aree artigianali in commercio al dettaglio”. Una scelta che porterà, dice il Pd, a oltre 65 mila metri quadri di nuovo commercio al dettaglio e senza opere pubbliche in cambio per mitigarne l’effetto.


Il comunicato della Lega di Riccione

Leggiamo che il Comune di Misano intende proseguire con il la realizzazione del nuovo Centro Commerciale, nonostante le proteste delle associazioni di categoria e l’evidente stato di sofferenza del commercio tradizionale, quello delle botteghe sotto casa.

La Lega, che già a Riccione ha spinto e sostenuto la posizione contraria all’insediamento di ulteriori centri commerciali nel proprio territorio, appoggia le iniziative mirate a sviluppare le piccole attività commerciali, la “bottega sotto casa”, quella dove oltre ai prodotti si trova il calore del rapporto umano, il viso conosciuto da salutare, il consiglio per scegliere meglio ciò che realmente serve. Dove si può telefonare per farsi tenere da parte quel pezzo di pane che ci piace tanto, o la spesa da ritirare al volo quando si torna dal lavoro.

La bottega sotto casa, quella che può generare la piccola impresa individuale, dove si può imparare un mestiere, dove un figlio può continuare l’attività di famiglia. Dove può mettere in gioco le sue capacità per sviluppare con intelligenza e creatività il proprio lavoro, costruendo valore sociale, economico e appartenenza alla propria città, al proprio quartiere.

La Lega si oppone al proliferare di grossi centri commerciali dove dietro lo specchietto per le allodole delle assunzioni di massa, in realtà si nasconde la speculazione sulle merci, sui servizi e sulle persone. Dove non si crea professionalità anzi si promuove la squalificazione del lavoro. Dove l’iniziativa personale, vero motore dello sviluppo economico e sociale di una comunità, viene mortificata da rigidi schemi imposti da chi accumula utili sul lavoro fatto da altri.

“E’ noto a tutti che ai comuni fa comodo avere centri commerciali sul proprio territorio, soldi facili con l’IMU e la tassa rifiuti, barattati per poche e piccole strade.”, afferma il segretario provinciale della Lega Bruno Galli. “E’ altrettanto noto, a chi vuol vedere, che il fenomeno dei centri commerciali GDO è in esaurimento. Basta guardare i dati ufficiali: nel 2006 l’utile della grande distribuzione era +1,4%, nel 2010 era già sceso a +0,8% per arrivare poi nel 2014 a -0,5%”.

Già ad oggi i grandi marchi della GDO (come Auchan, Carrefour, MediaWorld, CoopEstense, ecc.) denunciano migliaia di esuberi e stanno ricorrendo a revisioni dei contratti con la sospensione della parte variabile della retribuzione e “una nuova organizzazione del lavoro”, cioè orari di lavoro e turni variabili a discrezione della direzione aziendale.

Allora la domanda è: come è possibile far ripartire l’economia di un Paese se non si incentivano le opportunità di lavoro?

La fase discendente dei grandi centri commerciali fa capire come la possibilità di ripartenza di un paese è nelle mani delle singole persone. E’ nell’opportunità di tornare a quello che è stato il nostro tessuto sociale: la piccola impresa familiare che crea e produce, sostenuta nella sua lotto contro la contrazione dei consumi, agevolata nell’apertura e riapertura delle botteghe sotto casa, dei mercatini a km zero, alla concorrenza sleale dei prodotti sotto costo e all’evasione fiscale.

Nel nostro territorio ci sono già centri commerciali a sufficienza. Non ne occorrono altri.

Il comunicato del Pd di Riccione

In questi giorni ci chiedono cosa dice il Pd di Riccione sul nuovo Polo Commerciale di Misano. La nostra posizione è sempre stata chiara. Pensiamo che ogni metro quadrato in più di commerciale destinato alle medie strutture di vendita diffuse sul territorio e a nuovi centri commerciali sia un danno al commercio di vicinato, l’unico che con la propria autenticità e la capacità di sapersi innovare nel prodotto e nei servizi può mantenere anche la dimensione “umana” della comunità. Quella dimensione umana che cercano i turisti quando vengono in vacanza in riviera. Quella dimensione umana che non vuole che le nostre città somiglino ai centri e alle periferie di Milano o Torino. Lo abbiamo sostenuto insieme alle categorie economiche convintamente.

Il Pd è un partito serio. Che non mette il bavaglio a nessuno e non punta il dito contro nessuno. Il Pd di Riccione è anche consapevole dell’iter istituzionale che ha avuto il Polo di Misano. Inserito nella programmazione sovraordinata e con un percorso trasparente nelle istituzioni, in cui sindaco di Misano e presidente della Provincia hanno almeno dimezzato le previsioni precedenti del piano.
Non altrettanto si può dire di ciò che sta succedendo a Riccione e dintorni.
Iniziamo dai dintorni.
“The market” San Marino 25.000 mq di outlet del lusso a prezzi da centro commerciale a Rovereta-RSM.
15 km separano Riccione dall’outlet degli amici sammarinesi della Tosi. Una minaccia vera per il commercio Riccionese ed in particolare per quello di viale Ceccarini. Il nostro sindaco su quell’outlet non ha detto una parola. L’unica voce contraria è stata quel del Sindaco di Rimini e Presidente della Provincia Andrea Gnassi. In quell’occasione, siamo nel 2015, si rischiò anche un incidente diplomatico con la Repubblica di San Marino.
Ma nulla da parte del sindaco Renata Tosi, nonostante la collaborazione tra Riccione e San Marino ed un sistema di relazioni istituzionali che è arrivato anche a contributi da parte dell’amministrazione Tosi. Quel modello di centro commerciale (outlet) è la concorrenza peggiore per i negozi di vicinato.
Dopo i dintorni vi è Riccione. Senza nessuna programmazione, in barba ai più elementari principi di pianificazione urbanistica a Riccione è possibile trasformare il 50% delle superfici produttive delle aree artigianali in commercio al dettaglio. Numeri da capogiro: oltre 65 mila metri quadri di nuovo commercio al dettaglio su una superficie teorica di oltre 80 mila metri quadri. – dati forniti dagli uffici del comune a seguito di accesso agli atti-
Con alcune differenze rispetto ai poli commerciali previsti dalla provincia negli anni passati. Nel caso di Riccione, la possibilità di trasformare produttivo in commercio al dettaglio non vedrà neanche la realizzazione degli standard previsti per legge (parcheggi e verde) e tanto meno opere pubbliche per mitigare l’impatto. Anzi succede il contrario. E’ stata autorizzata anche la realizzazione di interrati oggi non esistenti per tutti quei capannoni che apriranno negozi e superfici di vendita, creando anche il danno ambientale connesso alla permeabilità dei terreni. E non è finita. L’amministrazione Tosi ha consentito con la medesima variante 2016, accorpamenti commerciali per insediamento di medie strutture di vendita su tutto il tratto della statale 16, di viale Veneto e di altri importanti assi di scorrimento della città.
Una mela avvelenata per il futuro del commercio Riccionese.
Questo è il quadro vero della ipocrisia di Renata Tosi e della sua subalterna maggioranza. Migliaia di nuovi metri quadri di commercio al dettaglio.
Oggi non si vede ancora molto. Ma arriverà. Come sta arrivando a distanza di 11 anni dalla sua previsione, il nuovo insediamento a Misano.
E non ci venga a parlare di cementificazione il sindaco Tosi. Non ne ha facoltà. L’ha persa nel momento in cui ha svenduto la nostra città a 19 albergatori danarosi che, esattamente come i nuovi insediamenti commerciali autorizzati da lei, metteranno in crisi il sistema dei piccoli alberghi stagionali svendendo appartamenti con vista mare ai prezzi della “pensione Marilù”.
Ma su questo torneremo.

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