21 July 2018

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Rifugiati e migranti, facciamo chiarezza sui numeri

ApprofondimentimigrantiNazionale

18 giugno 2018, 09:54

Con la nota vicenda dell’imbarcazione Aquarius e le polemiche politiche (e non solo) che ne sono scaturite, sui social hanno cominciato ad impazzare tabelle di ogni tipo. A seconda delle idee di chi le pubblica, i numeri servono a sostenere una tesi o il suo contrario. Ma anche i numeri vanno letti nel modo corretto. Proviamoci allora.

Questa tabella, utilizzata in questi giorni anche da svariati programmi Tv e molto diffusa sui social, indica il numero di rifugiati ogni mille abitanti ospitati dalle varie nazioni. I dati sono relativi al 2016 e diffusi da una fonte attendibile, l’Unhcr (The UN Refugee Agency). Salta subito all’occhio che l’Italia ospita meno rifugiati (2,4 ogni mille abitanti, pari a 147.370 totali) rispetto a molti altri paesi europei tra i quali anche la stessa Malta o la Francia. Va precisato però che il dato si riferisce solo alle persone che hanno diritto all’asilo politico e non tiene conto dei migranti irregolari e di quelli che, sbarcati nei vari paesi, attendono che la loro domanda di asilo venga valutata.

 

Ci sono poi da mettere sul piatto altri numeri, quelli degli sbarchi. Nell’ultimo rapporto pubblicato sempre dall’Unhcr e intitolato “Desperate Journeys” (questo il link al rapporto in lingua inglese: https://data2.unhcr.org/en/documents/download/63039) vengono presentati i dati relativi al 2017 e ai primi tre mesi del 2018. Tre le nazioni di arrivo prese in considerazione: Italia, Spagna e Grecia. Nel nostro Paese nel 2017 gli arrivi dal mare sono stati 119.369 (erano 181.436 nel 2016) e quelli nei primi tre mesi del 2018 sono stati 6.295. Numeri molto elevati se confrontati con quelli della Spagna dove gli arrivi nel 2017 sono stati 28.349 (6.246 via terra) e si sono attestati a 5.000 nei primi tre mesi di quest’anno. In Grecia infine sono arrivate 29.718 persone nel 2017(tutte via mare) e 5.318 nei primi tre mesi di quest’anno. La Grecia però va detto che nel 2015 aveva visto sbarcare ben 856.723 persone.
Il 15% degli arrivi 2017 in Italia erano bambini e di questi 15.779 non accompagnati(quasi il 91% dei bambini arrivati lo scorso anno).
Altro aspetto su cui riflettere le persone morte o scomparse: 2.873 nel 2017 in relazione all’Italia (erano 4.578 nel 2016), 212 in Spagna (erano 77) e 54 in Grecia (erano 441).
Le nazionalità più rappresentate da chi sbarca in Italia sono: Nigeria (18.100), Guinea (9.700), Costa d’Avorio (9.500) e Bangladesh (9.000).

 

Ancora più aggiornati i dati pubblicati dal Ministero dell’InternoFino al 14 giugno 2018 sono sbarcati in Italia 15.445 migranti rispetto agli oltre 65mila dello stesso periodo 2017 e ai 55mila del 2016. Numeri quindi in cospicuo calo. In particolare gli arrivi dalla Libia passano dai quasi 63mila del 2017 ai 10.769 del 2018 (-82,85%). I migranti ricollocati in altri stati Ue sono 12.719.

 

A far discutere è anche il regolamento di Dublino, la legge europea che impone l’esame delle richieste d’asilo dei migranti al primo paese di sbarco. Il principio generale alla base del regolamento è infatti che qualsiasi domanda deve essere esaminata da un solo Stato membro, quello individuato come competente: di fatto quello in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione europea. Questo determina un carico di lavoro importante per i Paesi di confine come l’Italia ma non solo. Critiche infatti arrivano anche dal consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE) e dall’UNHCR secondo cui il sistema attuale non riesce a fornire una protezione equa, efficiente ed efficace.

Come funziona. Attraverso l’Eurodac (sistema usato per confrontare le impronte digitali per l’applicazione della convenzione di Dublino) vengono registrati i dati e le impronte di chiunque attraversi irregolarmente le frontiere di un Paese membro o presenti richiesta di protezione internazionale. La banca dati consente quindi di stabilire, confrontando le impronte, se un richiedente asilo o un cittadino straniero, che si trova illegalmente sul territorio di uno Stato, “ha già presentato una domanda in un altro Paese dell’Ue o se un richiedente asilo è entrato irregolarmente nel territorio dell’Unione.” Con la presentazione della domanda di protezione internazionale in un Paese europeo, se in base al racconto del richiedente o ad altri elementi, emergono dubbi sulla competenza si apre una fase di accertamento, ‘Fase Dublino’, che sospende l’esame della domanda di asilo. A questo punto, individuato il Paese dove il richiedente asilo è già stato segnalato, le autorità chiedono alle autorità dell’altro Stato di farsi carico della domanda; se la risposta sarà positiva, sarà emesso un provvedimento di trasferimento verso quel Paese con il conseguente trasferimento del richiedente. Lo Stato competente è quindi obbligato a prendere in carico il richiedente che ha presentato richiesta di protezione in un altro Stato. Ad esempio, un cittadino straniero entrato in maniera irregolare in Italia e poi arrivato in Germania – dove presenta richiesta di asilo – dovrebbe essere trasferito nuovamente in Italia.

Andrea Polazzi

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