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Restituire è la regola del Sermig

storieVita Associativa

6 giugno 2018, 09:17

Perché siamo così bugiardi? Siamo testimoni veri, per i nostri giovani e per le persone che accogliamo?

Non è un tipo da convenevoli o che perde tempo Ernesto Oliviero, fondatore del Sermig, che con un sorriso e questa esortazione ci accoglie in un’ampia stanza dell’Arsenale della Pace, per un lungo incontro con lui, al termine del cammino di formazione di due giorni che ha portato dipendenti, volontari e familiari della Caritas Diocesana di Rimini fino a Torino per incontrare questa realtà di accoglienza e pace.

Un piccolo uomo mosso da una fede umile e semplice, con un grande sogno: quello di sconfiggere la fame e la povertà e dare un ideale ai giovani cercando insieme a loro le vie della pace. Un ideale che ha trovato una risposta concreta nelle tantissime persone che negli anni si sono avvicinate al Sermig, soprattutto giovani, donando tempo e risorse materiali e personali per far crescere questa realtà che ogni anno accoglie migliaia di persone in difficoltà.

Quello che sorprende e salta all’occhio subito, è l’armonia che si respira in questo luogo, nonostante le centinaia di persone che ospita ogni giorno. C’è davvero pace. Le moltissime attività presenti e le persone che ci collaborano – dal doposcuola per i bambini, al servizio mensa o al laboratorio di restauro – fanno parte di questa grande famiglia che fa dell’incontro e dell’accoglienza un modo di vivere. “Dio non guarda l’orologio, il bene si fa bene. – ci racconta Mattia, uno dei giovani della fraternità che ha scelto di consacrare la sua vita a questa realtà – Significa avere attenzione e cura anche per gli ambienti in cui le persone sono accolte. Ogni situazione è un’opportunità di bene. Attraverso la nostra attività vogliamo costruire quel bene che fa notizia. Noi vogliamo renderlo visibile, per mostrare che si può scegliere il bene e scardinare il pessimismo dilagante che c’è e crea sfiducia soprattutto nei giovani”.

Per una Chiesa scalza, come testimonia Ernesto, fatta di azioni quotidiane di accoglienza. Di sì e di no fermi, anche quando questo costa fatica. E nel concreto come possiamo farlo? Promuovendo una bontà che non sia buonismo, ma partecipazione attiva dove ognuno possa fare la sua parte.

“Al Sermig devi cacciare il soldo.dice sorridendo Luigi, volontario che si occupa dell’accoglienza di chiunque bussi al grande portone dell’Arsenale e che come Ernesto, ha scelto di lasciare il suo lavoro in banca, per dedicarsi pienamente ai poveri – Chiediamo alle persone che accogliamo di contribuire con quello che possono, anche solo un euro al giorno. – ci spiega – Questo non serve a finanziare il Sermig ovviamente, ma alla persona stessa, per riconoscere la dignità che merita e promuovere la sua autonomia”.

Partecipazione e restituzione, un’altra parolina che a volte diamo per scontato ma che al Sermig è sulla bocca di tutti.

Restituzione come valorizzazione delle capacità di ciascuno, condividere tempo, cultura, beni materiali e non, con i più poveri, per il loro sviluppo e la loro dignità. Al Sermig la restituzione è una delle regole, che porta ogni progetto che nasce a crescere e espandersi al di là di ogni previsione “perché c’è un filo rosso che guida sulla via del bene e della speranza ed è quello della fede nel Signore” ci confida Ernesto, prima di salutarci.

Si chiude dietro di noi la porta dell’Arsenale e si apre la raccolta di riflessioni che hanno provocato questa bella e intensa esperienza. Cosa ci portiamo a casa dall’incontro con questa realtà, da sembrare così perfetta e generare anche un po’ di sana invidia? “Noi abbiamo desiderato cambiare la nostra vita”mi viene in mente questa frase che ci ha detto Ernesto, con quella sua freschezza di sguardo e parole. Una frase che ci provoca profondamente: quanto siamo disposti a cambiare i nostri schemi per incontrare l’altro? Che sia un collega, un volontario che collabora con noi, un richiedente asilo o un senza fissa dimora…Quanto siamo disposti a incontrare l’altro e a cogliere la provocazione che porta? Domande che danno vita ad un cammino, sia come persone che come cristiani che operano in quella grande famiglia che è la Caritas.

Un’esperienza, questo incontro con la realtà del Sermig e Ernesto Oliviero, che conferma la solidità di un gruppo di lavoro attento e curioso, la positività dei progetti di accoglienza attivi sul territorio e la volontà di continuare a testimoniare ogni giorno le nostre scelte di bene, perché ognuno di noi nella propria vita possa costruire un Arsenale di Pace.

Che cos’è il Sermig?

Sermig sta per Servizio Missionario Giovani e nasce nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Oliviero che con un gruppo di amici – tra cui la moglie Maria Cerrato – hanno un grande sogno condiviso: Eliminare la fame e le grandi ingiustizie nel mondo, costruire la pace, aiutare i giovani a trovare un ideale di vita, sensibilizzare l’opinione pubblica verso i problemi dei poveri. Questo gruppo, che nasce in un’epoca di profonda contestazione, raccoglie giovani, coppie di sposi, religiosi, e inizia una rivoluzione silenziosa a fianco dei poveri e degli emarginati di Torino seguendo l’insegnamento del Vangelo. Ben presto il numero di persone che si impegna in questo progetto aumenta.

Nel 1983 inizia la trasformazionedell’ex arsenale militare di Torino in Arsenale della Pace. Era un rudere:il lavoro gratuito di tanti, soprattutto giovani, ma anche professionisti che credono in questo progetto offrendo il loro tempo e le loro competenze, lo trasforma in un Arsenale di Pace. Un vero e proprio “monastero metropolitano”, luogo di silenzio e preghiera aperto 24 ore su 24 che
offre accoglienza a centinaia di migliaia di “poveri” ma non solo. “Città rifugio” per chi vuole cambiare vita, un luogo dell’incontro per i giovani dell’Italia e del mondo per confrontarsi, dialogare e crescere. Un luogo dove ciascuno può restituire qualcosa di sé, tempo, professionalità, beni spirituali e materiali. È anche un luogo di cultura e formazione con l’Università del Dialogo, il Laboratorio del Suono, la scuola per Artigiani Restauratori.

Dai “Sì” di giovani, coppie di sposi e famiglie è nata la Fraternità della Speranza, un gruppo di circa 40 persone che hanno consacrato la loro vita all’interno del Sermig Ad oggi sono circa 1100 i volontari che operano attivamente al Sermig e negli oltre quarant’anni di vita il Sermig ha realizzato, grazie all’impegno e alla solidarietà di tanti, 2300 progetti di aiuto e sviluppo in 89 nazioni, coinvolgendo milioni di persone. Nel 1996 Ernesto Oliviero ha aperto l’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile e nel 2003 l’Arsenale dell’Incontro a Madaba, in Giordania.

Valentina Ghini

InformaCaritas

Redazione RiminiSocial 2.0

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