sabato 19 gennaio 2019
di Andrea Polazzi   
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mer 13 giu 2018 12:44 ~ ultimo agg. 14 giu 00:50
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Mercatone Cerasolo, il timore dei dipendenti e l'impegno del sindaco

A livello nazionale si parla di circa tremila posti di lavoro salvati grazie alle offerte di acquisto dei negozi Mercatone arrivate dalle società Shernon (che ne acquisirà 55 e manterrà l’insegna) e Cosmo (che ne prenderà 13 trasformandoli in punti vendita Globo). Il rovescio della medaglia è però quello degli esuberi e nel riminese le preoccupazioni si concentrano purtroppo sul negozio di Cerasolo destinato a cambiare insegna. Dei 32 dipendenti infatti la società Cosmo è intenzionata a mantenerne appena 4. Le trattative sono appena iniziate ma i tempi per trovare una soluzione sono stretti. Della vicenda, oltre ai sindacati, si è presa carico anche il sindaco di Coriano Domenica Spinelli che proprio ieri ha incontrato l’assessore regionale Palma Costi e ha ricevuto la telefonata del presidente Bonaccini: la questione Mercatone è sul tavolo dei vertici regionali ma anche su quelli del nuovo Governo. La preoccupazione però resta forte. “I dipendenti e i sindacati hanno saputo solo il primo giugno quello che succederà e la tempistica è molto stretta visto che i commissari hanno i soldi per pagare gli stipendi solo per un mese” spiega a Tempo Reale (Radio Icaro – Icaro Tv) Domenica Spinelli dicendo che sulla vicenda l’attenzione deve restare alta e che 28 famiglie che rischiano il lavoro “vogliono dire tanto per il territorio“. “Abbiamo paura” rivela in trasmissione Anna Zecca, portavoce dei 32 dipendenti del negozio di Cerasolo. Anna, ringraziando il sindaco per l’impegno profuso, racconta: “abbiamo chiuso il punto vendita lavorando con la massima dignità fino all’ultimo secondo anche se avevamo il cuore spezzato. Poi abbiamo atteso, con speranza perché quello di Cerasolo era un punto vendita storico, il quinto nato in Italia. Negli anni abbiamo formato tante persone e siamo entrati nelle case di tutta la Romagna. Eravamo fiduciosi di poter tornare a lavorare e a far parte di una comunità. Nel frattempo la Cassa Integrazione è stata un aiuto ma noi vogliamo lavorare, vogliamo ridare a noi stessi la dignità e con essa ritrovare la serenità perché questi sono stati anni duri e pieni di angoscia. Ringraziamo la nuova azienda per l’attenzione, ma lasciare a casa 28 dipendenti vuole dire 28 famiglie per strada anche perché abbiamo un’età che ci rende poco appetibili per il mercato del lavoro. Abbiamo tanta paura.

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