21 July 2018

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Il mondo sociale va a scuola

E’ una contaminazione naturale quella tra scuola e mondo cooperativo, un contagio genuino che attraverso l’alternanza scuola lavoro sta coinvolgendo, a Rimini, sempre più scuole. Il progetto, questa volta, è partito dal Liceo Einstein, ed è dedicato alle professioni del mondo sociale. L’obiettivo è quello di aprire ai ragazzi anche le prospettive lavorative del mondo no profit, che sul nostro territorio riminese, come in tutta l’Emilia Romagna, si esprime in maniera decisiva. Sono state tre le aree dentro le quali si sono analizzate le varie professioni che compongono parte della sfera sociale del mondo no profit: le dipendenze, l’immigrazione ed il carcere. Tre ambiti fondamentali che i ragazzi del Liceo Einstein, hanno avuto modo di conoscere ed approfondire a cui si è aggiunto anche la conoscenza del mondo della cooperazione sociale. Un progetto di ampio respiro, iniziato quest’inverno e strutturato in tante tappe ed incontri formativi, concluso in queste ultime settimane di maggio, che ha coinvolto tante realtà sociali importanti del nostro territorio che esprimono validissime professionalità nel settore, tra cui anche le cooperative sociali ‘La Formica’ e ‘Centofiori’.

Più di una dozzina le circolari emesse sul progetto in questione, visionabili sul sito web della scuola, dalle quali emerge un caleidoscopio di appuntamenti. Un vasto calendario di incontri, completo e diversificato, scrupolosamente definito dalla prof.ssa Lucia Morri e dal prof.re Andrea Grossi, docenti di storia e filosofia del Liceo Einstein, con il quale gli studenti hanno avuto uno spettro visivo completo di quello che è il panorama sociale del nostro territorio. Tante ore di formazione ma soprattutto tante visite esterne nei luoghi della città dove avviane l’inclusione, e dove si svolgono le funzioni più importanti del sociale. L’efficace confronto è avvenuto con i professionisti, di oltre 10 strutture specializzate come: Volontarimini, la ASL di Rimini – Ser.T, il Centro Giovani Rm 25, l’Associazione Agevolando, la Caritas, la Coop. Soc. Millepiedi, la Comunità terapeutica di Vallecchio, il Consorzio ‘Via Portogallo’ ed in particolare le sue Coop sociali La Formica e Centofiori, la Comunità di San Patrignano, la Casa Circondariale di Rimini con i suoi progetti di integrazione tra cui “Andromeda” e ‘il caffè corretto”. I ragazzi hanno avuto anche la possibilità, di incontrare esperti legali, come gli Avvocati Tencati e Romiti e hanno fatto un’esperienza, a 360 gradi, di ciò che sono le professioni che operano nel mondo sociale, che sono state esaminate in tanti ruoli, funzioni e mansioni diverse.

Interessante il percorso didattico sul tema della cooperazione sociale, affrontato da Pietro Borghini.

E’ stato proprio in questi incontri, avvenuti in più occasioni, sia in classe che nella sede della cooperativa, che è stato spiegato loro quali differenze ci sono tra cooperative sociali e non sociali, quanti tipi di attività svolgono (tipo A e tipo B), cosa significa “onlus”, che cosa significa “no profit”, ed anche come riescono a coesistere contemporaneamente, in questo tipo d’imprese, la solidarietà e l’imprenditorialità. Agli studenti è stato poi assegnato un compito molto particolare, cioè la simulazione della creazione e della gestione di una impresa sociale con forma cooperativa. I ragazzi hanno costruito un percorso, dalla costituzione all’avviamento, del primo anno di vita di una cooperativa sociale.

Nozioni giuridico-economiche, dinamiche di gestione e competenze specifiche che gli aspiranti cooperatori del Liceo Einstein, hanno avuto la possibilità di restituire, relazionando in un momento dedicato esclusivamente a loro nel mese di marzo. La presentazione è stata fatta davanti ai loro compagni di classe, agli insegnanti e a diversi responsabili delle due cooperative, tra cui anche i due presidenti Cristian Tamagnini della Centofiori e Pietro Borghini de La Formica. I ragazzi hanno illustrato, anche graficamente, due tipi diversi di cooperative (tipo A e tipo B) dalla costituzione dello statuto alla composizione ed i ruoli del CdA, fino all’individuazione delle attività di lavoro dell’impresa. Una vera e propria simulazione iniziata dalla progettazione fino alla realizzazione virtuale di una cooperativa sociale, con la redazione di un vero e proprio business plan relativo ad un anno d’esercizio: avvisi di convocazione di assemblea, verbali delle assemblee sociali e delle riunioni del cda, resoconti dell’attività dell’anno di esercizio, registrazioni contabili, bilanci e attività di rendicontazione relative alla chiusura dell’anno. Un importante lavoro di gruppo, realizzato anche come compito a casa, con il quale, in una vera alternanza scuola lavoro, i liceali hanno potuto davvero sperimentare le tante professioni che ruotano intorno al mondo del sociale.

“Si tratta di un’attività formativa che La Formica sta portando avanti con sempre maggiore coinvolgimento – ci tiene a precisare Pietro Borghini – Ci sta capitando sempre più spesso di essere contattati per attivare, nell’ambito di percorsi previsti dalla buona scuola, progetti formativi per gli studenti sui temi della cooperazione sociale. Si tratta di un modello formativo che si rinnova sempre, ad esempio, in questo caso, la novità è stata la chiusura del progetto che è avvenuta in cooperativa anziché in classe. Cerchiamo di caratterizzare il progetto a secondo della scuola e delle necessità che ci vengono manifestate, come in questo caso è stato scelto il tema delle professioni del sociale. E’ inutile ribadire che per noi rinnovare il contatto con i giovani e il mondo della scuola in particolare è una cosa fondamentale. La cooperazione sociale, che è molto forte nella nostra regione deve trovare anche i modi per rinnovarsi continuamente. Questi studenti che la scuola sta formando come futuri professionisti potranno essere i cooperatori di domani. Siamo consapevoli di portare avanti un esempio imprenditoriale unico nel suo genere e fondamentale per creare un mercato equo e sostenibile. E’ per questo – conclude il presidente de La Formica – siamo sempre disponibili ad aprire le nostre cooperativa al mondo dei giovani e alle scuole in particolare. Solo in questo modo possiamo sperare di non chiuderci in noi stessi, rinnovarci e far evolvere le nostre realtà, continuando a mettere in campo buone prassi ed esempi di imprenditoria sana”.

“La Cento Fiori affonda le sue radici sull’attività legata al recupero dalle tossicodipendenze – afferma Cristian Tamagnini rivolgendosi ai ragazzi del Liceo – Non lo dimentichiamo, anzi rilanciamo con nuovi percorsi per gli utenti che hanno la doppia diagnosi (dipendenza più disturbi di personalità o altri problemi psichiatrici). L’accoglienza per i richiedenti asilo è un altro settore, relativamente recente ma già stabile. Tra i progetti che ci stanno particolarmente a cuore c’è l’InVaso, che stiamo consolidando all’interno del parco XXV aprile di Rimini, sia con l’attività del vivaio La serra Cento Fiori, sia con l’attivazione di percorsi culturali e agro-forestali. Se il mercato chiede servizi migliori a costi più bassi la sfida è rispondere mantenendo l’occupazione. Questa è la nostra sfida, ma stiamo cercando anche di rilanciare – conclude il Presidente della cooperativa Cento Fiori dopo aver condotto i ragazzi in visita negli spazi della sua cooperativa – sopratutto nei servizi ai clienti privati, che ci vedono impegnati nei prodotti per il giardinaggio, il centro stampa e nei servizi veterinari, sui quali abbiamo molto da dire e, sopratutto, molto da dare al mercato”.

“L’iniziativa si è svolta nell’abito della convenzione per l’Alternanza scuola lavoro, sottoscritta tra Volontarimini e il Liceo Einstein – ribadisce Loredana Urbini – Il progetto ha toccato anche alcune realtà sociali che aderiscono alla nostra rete in una visita itinerante avvenuta lo scorso 10 maggio. I ragazzi sono andati prima nella casa dell’intrecciatura, dove gli sono stati presentati due servizi del comune svolti da cooperative sociali, che sono L’assistente in famiglia e il Servizio front office cittadini stranieri. Qui si è svolto un laboratorio in cui i ragazzi hanno riconosciuto le competenze degli operatori ed è stata presenta loro la scuola di italiano per stranieri, gestita dalla dall’Associazione Arcobaleno. Poi la visita è proseguita presso Casa Madiba per l’incontro con altre 5 associazioni che operano sul territorio nel settore immigrazione e intercultura. Con la formula della biblioteca vivente, cioè una metodologia in cui sono le persone che si raccontano – conclude la coordinatrice di Volontarimini – i ragazzi, divisi in piccoli gruppi, hanno incontrato le associazioni facendo una vera esperienza d’integrazione”.

Insomma un’alternanza scuola lavoro che ha avuto una formula diversa dal solito. Non solo perché il mondo del lavoro preso in esame è stato quello del no profit, dalle strutture socio sanitarie, detentive, riabilitative, fino alle associazioni e alla cooperazione sociale, ma anche per il coinvolgimento con cui i ragazzi hanno vissuto l’esperienza lavorativa: ovvero tramite un contatto personale. Detenuti, immigrati, ex tossicodipendenti, svantaggiati che con il racconto della loro storia di vita, spesso drammatica, hanno prima di tutto messo in guardia i ragazzi dai pericoli dell’alcol, della droga ecc… Ma soprattutto hanno trasmesso loro l’energia la forza, la voglia di riscatto e la determinazione che, senza pregiudizio, viene intercettata dalle realtà sociali e trasformata in occasione di ‘seconda possibilità’. Quel momento di riscatto che consente alle persone di cambiare il paradigma, riprendersi la propria vita e diventare a loro volta, come spesso accade, protagonisti del sociale.

Un confronto, denso di emozioni, anche quando i ragazzi hanno incontrato chi sta dentro le organizzazioni e gestisce materialmente il lavoro. Come i responsabili di settore, i dirigenti, i tutor, gli educatori dei luoghi visitati. Fondamentale ad esempio la testimonianza di Monica Ciavatta della cooperativa Cento Fiori, di Mirca Renzetti, Marchetti Sabrina e Ardjana Vogli de La Formica che hanno raccontato ai ragazzi, ciascuna per le proprie competenze, quali difficoltà, resistenze, situazioni problematiche si nascondano dietro ad un percorso di inserimento che sia lavorativo, riabilitativo, d’inclusione, ecc. Ma anche quale passione occorre avere per fare uno dei mestieri più affascinanti e stimolanti che, nonostante tutto, continua a dare loro enormi soddisfazioni.

L’intervista ai docenti del Liceo ‘Einstein’ che hanno condotto i ragazzi in un viaggio nei luoghi della città dove avviene l’inclusione

Prof.ssa Morri, in che modo è strutturato il progetto e come avete coinvolto i ragazzi?

Si tratta di un progetto dedicato alle professioni del sociali, abbiamo coinvolto varie classi su alcuni ambiti che sono l’immigrazione, le dipendenze e il tema del carcere, Tre temi importanti divisi in tanti appuntamenti che hanno coinvolto diverse classi in tempi e modi differenti. I primi incontri, cioè quelli sull’immigrazione e le dipendenze, hanno visto la partecipazione dei ragazzi ad un laboratorio di simulazione su come si crea una cooperativa sociale, sia di servizi che d’inserimento lavorativo. Il progetto poi ha toccato moltissime realtà del territorio. Per quanto riguarda l’immigrazione abbiamo prima svolto un lavoro di ricerca in classe, poi coinvolto un avvocato che ci aiutasse a capire gli aspetti teorici ed incontrato la Caritas e la realtà RM25. Abbiamo incontrato La Formica proprio per vedere gli aspetti legati all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nell’ambito invece delle dipendenze ci siamo rivolti alla ASL di Rimini – Ser.T ed abbiamo incontrato la comunità di Vallecchio, gestita dalla cooperativa Centofiori, e la comunità di San Patrignano. Si tratta di un progetto trasversale, cha ha avuto uno sguardo su tutte le realtà attive del territorio e su tutti i servizi che nel territorio si occupano di questo settore.

Prof.re Andrea Grossi come avete scelto i temi del progetto e qual’è stata la reazione dei ragazzi?

L’obiettivo del progetto è stato un po quello di andare incontro agli interessi dei ragazzi. Sono stati loro a scegliere le tematiche, in particolare quelle dell’immigrazione, le dipendenze e il carcere. Per come è stato ideato il progetto si è proprio voluto partire da loro, tanto che abbiamo cominciato a coinvolgerli chiedendogli che cosa questi argomenti gli facevano risuonare, stimolando una riflessione molto partecipata. Anche sulle attività di ricerca i ragazzi sono stati protagonisti, nel senso che sono stati loro a realizzare delle presentazioni che poi sono state aggiustate dai vari esperti. In questo senso abbiamo pensato che farli entrare in contatto con le professioni che si occupano direttamente di queste tematiche, era un percorso interessante, per avvicinarli a questo mondo in maniera un po più seria e consapevole.

I ragazzi hanno conosciuto questo mondo per la prima volta, oppure avevano già delle nozioni scolastiche a riguardo?

Proprio per l’indirizzo della loro scuola non avevano mai incontrato queste realtà, come magari fanno gli altri istituti tecnici più orientati al mondo del lavoro. In questo senso, farli toccare con mano questo mondo, è stato a nostro avviso un valore aggiunto. E’ stato Borghini Pietro, il presidente, che è venuto a spiegare in classe che cosa è la cooperazione sociale, con l’attività di simulazione con cui i ragazzi si sono messi alla prova proprio come se fossero dei piccoli imprenditori. Si tratta anche per loro di un’opportunità di lavoro futura, un’occasione importante visto che sul territorio riminese la cooperazione esprime un numero di imprese importante. Ciò che ci interessava era proprio far conoscere quella che è la realtà riminese e soprattutto fargli capire che in questo settore c’è una importante possibilità di orientamento per il loro futuro. Questo credo davvero che sia stato percepito dai ragazzi.

Emiliano Violante

con la collaborazione di Chicco Rotelli

Redazione RiminiSocial 2.0

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