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Centri estivi, 192 i bimbi con handicap. Le storie di Massimo e Giulia

bambiniscuolaRimini

9 giugno 2018, 08:48

in foto: Repertorio

Saranno 192 i bambini dei centri estivi che nei prossimi mesi saranno accompagnati da educatori per il sostegno all’handicap. Cinque in più dello scorso anno per un investimento complessivo di 640 mila euro. Durante l’anno scolastico gli alunni seguiti da educatori sono circa 400.

Si tratta – spiega Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – di servizi fondamentali che ribadiscono un concetto fondamentale di questa Amministrazione; una comunità solida non lascia indietro nessuno e fa quindi dell’inclusione un valore fondante e non negoziabile della propria natura. Un bisogno che dalla età adulta si sta spostando sempre più verso i più piccoli, a cui riusiamo a dare una copertura sostanzialmente totale.Un impegno che nasce con l’ascolto dei bisogni, nel dialogo con insegnanti, associazioni e famiglie, nella convinzione che è tutta la comunità ad agire da protagonista, non solo le istituzioni.”.

Si tratta di un impegno che non va solo a supporto del singolo bambino e dei suoi genitori, ma anche del gruppo classe, delle altre famiglie e di tutta una comunità che dalla progressiva autonomia del bambino riceve molto più di quanto riesce a dare, si legge in una nota in cui il comune racconta poi le storie di Massimo e Giulia. Due esempi della conquista progresssiva di una autonomia personale, nel fare, nell’essere, nel relazionarsi.

La storia di Massimo:

Oggi prende l’autobus da solo e va a fare la spesa da solo, quando sono arrivato non parlava e dipendeva in tutto da altri

A raccontare la storia di Massimo (il nome è di fantasia) è il suo educatore. Massimo è un ragazzo riminese affetto dalla sindrome di down di livello medio grave. Arriva in prima superiore con un disturbo del comportamento, non parla, non riesce a stare nel banco ed a concentrarsi, il suo grado di autonomia è minimo. L’insegnante di sostegno inizia un lavoro impegnativo e lungo che parte delle autonomie di base attraverso un paziente lavoro sulle procedure: riconoscere lo spazio, avere cognizione del tempo, imparare a prestare attenzione ed a concentrarsi. Inizia poi il lavoro sulle competenze elementari: riconoscere gli oggetti, le persone e comunicare, capire dove ci si trova e comunicarlo, gestire il tempo, utilizzare il cellulare.

Tutte queste attività che possono sembrare banali sono tutte grandi conquiste per una persona con disabilità; quando poi vengono messe insieme consentono il passaggio ai livelli superiori -cioè svolgere attività della vita quotidiana che sono il punto di arrivo dell’indipendenza della persona ed anche della gratificazione e della soddisfazione di vivere una vita parzialmente autonoma e responsabile – sono l’essenza del “dopo di noi” costruita nel “durante noi”, cioè quando ancora sono presenti i genitori e la persona va a scuola. Così Massimo inizia a scrivere al computer ed a comunicare con i compagni e con l’insegnante.

Oggi Massimo è in quinta superiore, ha capitalizzato tutto ciò che ha imparato a fare in questi anni di scuola e di centro estivo, riesce a recarsi al supermarket a fare la spesa da solo ed a prendere l’autobus per spostarsi, all’inizio, non senza apprensione, dell’insegnante, dell’educatore e della famiglia che lo seguivano senza che lui sapesse o che ove si trovava verificavano mediante il cellulare. Oggi ha conquistato autonomie importanti che potranno poi costituire, speriamo, la base per conseguirne altre, ancora più importanti, quali riuscire a vivere in parziale autonomia o svolgere un’attività lavorativa operosa quale traguardo una vera vita indipendente. Questo è il significato dell’investimento pubblico (Pubblica Istruzione, Comune e AUSL) e professionale (di educatori e insegnanti) che ogni giorno nella nostra città seguono bambini e ragazzi disabili in età scolare.

La storia di Giulia:

Dal “non può” al “sa fare”, dal “lamento continuo” al “sa fare”, questo è il risultato più gratificante nel nostro lavoro di educatori

Giulia è una bambina con importante disturbo del comportamento: non sempre riesce a prestare l’attenzione che deve quando la maestra spiega e molto spesso fatica a relazionarsi con i compagni in modo sereno. Giulia si conosce molto bene, ma non sempre riesce a spiegarsi quindi finisce quasi sempre in punizione, è la bambina descritta come maleducata, seduta in fondo all’aula.

Un “caso difficile” per quelli a cui piaccciono le etichette, ma non per noi educatori. La svolta a cui nessuno più sembrava crede arriva quando nella vita di Giulio entra quello che sarà il “suo” educatore. All’educatore arrivano messaggi sconfortanti: “non fa” “non presta attenzione” “non si applica”, non, non, non. Una sfida che implica grandi capacità professionali, dedizione, affetto e immensa pazienza. Lo sforzo è però ripagato; quattro anni dopo Giulia è finalmente giunta alla fine della scuola primaria, lei e il suo educatore non hanno mai mollato, lavorando sodo sullo sviluppo delle autonomie, e passo dopo passo quelle spiacevoli etichette che tutti volevano affibbiargli si sono trasformate.

Ora non si sentono più dire neanche un “non”, ma solo: “è capace” “sa fare”.

Nella recita di fine anno Giulia è stata addirittura il protagonista il suo educatore era sempre con lui, con lo sguardo fiero e anche un po’ commosso di chi sa di aver condotto un viaggio difficile, ma meraviglioso. Il senso profondo di questi servizi, di questi investimenti sta tutto in queste storie e meglio ancora nelle parole con cui Giulio, a fine anno, ha voluto salutare il suo educatore scrivendo nell’ultimo tema: ”in questi anni io e te abbiamo fatto molte cose insieme, ma soprattutto mi sono divertito tanto. Grazie, grazie per le volte in cui ci siamo confidati dei segreti e grazie anche per le volte in cui abbiamo litigato, nonostante tutti tu sei e sarai sempre il più forte di tutti”.

Redazione Newsrimini

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