21 novembre 2018

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Primo Maggio. Uil chiede un tavolo per rilanciare lavoro

Lavoro nei giorni festivi, sindacati rinnovano invito all'astensione

in foto: repertorio

In occasione della festa del Lavoro la Segreteria della UIL della Provincia di Rimini chiede che a livello provinciale sia costituito un tavolo, con istituzioni parti sociali e economiche, per rilanciare un Patto per il Lavoro. In particolare l’attenzione dovrebbe essere rivolta a  “giovani e donne la parte più fragile del nostro territorio sappia poter trovare una giusta collocazione, in questi tempi di crisi profonda”. Siamo – ricorda la UIL – la provincia con il più alto tasso di disoccupazione e soprattutto le donne fanno fatica a trovare lavoro e se lo trovano difficilmente hanno una retribuzione equilibrata

L’intervento di Giuseppina Morolli

Ma cosa fa di un lavoro “un buon lavoro”? Un lavoro, per essere di elevata qualità richiede che si svolga un’attività coerente con le proprie abilità e attitudini, che si abbia la possibilità di sviluppare le proprie attitudini attraverso attività formative, con ritmi continuativi e non eccessivi, un buon clima sociale, livelli retributivi adeguati, obiettivi e pratiche organizzative condivisi con l’azienda, ma anche autonomia nella gestione delle proprie mansioni, in modo che ci sia equilibrio fra vita professionale e vita privata, e che il valore del proprio operato venga riconosciuto. Di recente l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha pubblicato un sistema informativo per misurare la qualità del lavoro. L’Ocse definisce la qualità del lavoro tramite tre dimensioni: l’ambito remunerativo: ossia i guadagni medi in parità di potere d’acquisto e la loro distribuzione; la protezione nel mercato del lavoro: legata al rischio di perdere il lavoro e ai sussidi ricevuti in caso di disoccupazione; l’ambiente di lavoro: con riferimento ad aspetti non economici del lavoro, tra cui la natura e il contenuto del lavoro svolto, gli orari di lavoro e le relazioni sul posto di lavoro.

Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia si colloca agli ultimi posti per protezione nel mercato del lavoro (a stare peggio, solo Grecia e Spagna) – riflesso dell’alta probabilità di perdere il lavoro e delle coperture assistenziali più basse – e per la qualità dell’ambiente di lavoro. Il nostro Paese si colloca in una posizione intermedia solo per la qualità delle remunerazioni (seguita dai paesi dell’Est Europa).

Questa, in estrema sintesi, è la tutt’altro che brillante situazione dell’Italia rispetto ai paesi dell’Ocse. Ma se ci focalizziamo solo sul nostro Paese, e nel nostro territorio ci sono differenze di genere sostanziali.

in Italia in una prospettiva di genere, realizzata adottando l’approccio sviluppato dall’Ocse, ha confermato risultati già noti, legati sia ai possibili effetti della crisi economica sull’occupazione e sulla qualità del lavoro, sia alle differenze di genere.

Ciò che è emerso dalle analisi è il legame tra crisi economica e variazione delle differenze di genere in termini di qualità del lavoro. La crisi, che in Italia ha interessato maggiormente la componente maschile dell’occupazione, sembra aver livellato le differenze di genere in diversi ambiti della qualità del lavoro. Tale livellamento, tuttavia, è conseguenza di una riduzione della qualità per gli uomini e non di un aumento per le donne. Le donne inoltre continuano a essere “meno retribuite” – nonostante i loro più alti livelli di istruzione, soprattutto se occupate – e a godere di minore autonomia sul luogo di lavoro, probabilmente perché chiamate a svolgere lavori sotto la stretta subordinazione di altre figure, in prevalenza uomini, e con una ridotta possibilità di apprendimento, sia esso di tipo formale o non formale. Tutte questioni che poco hanno a che fare con fenomeni congiunturali.

Il lavoro nel nostro territorio e’ soprattutto per i giovani e le donne un lavoro precario legato al nostro sistema economico, infatti in Emilia Romagna siamo la provincia con il più alto tasso di disoccupazione e soprattutto le donne fanno fatica a trovare lavoro e se lo trovano difficilmente hanno una retribuzione equilibrata.Per la UIL  il buon lavoro  non ha come obiettivo principale elevare al massimo il profitto e  nemmeno il puro e semplice risultato economico. Il buon lavoro è quello che rende possibile la realizzazione della persona, ne rispetta la sua dignità e lo integra nella società’.

Simona Mulazzani

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