L’Athletic Poggio riparte da Ignazio Damato. È lui il nuovo allenatore

CalcioValmarecchia Sport

26 maggio 2018, 06:43

damato

in foto: Il Responsabile della Prima squadra Fabio Cameli, il Mister Ignazio Damato ed il Direttore Sportivo Roberto Fabbri

Nemmeno il tempo di riprendersi dalle fatiche affrontate durante la stagione appena conclusa, che l’Athletic ha deciso di posare la pietra angolare sulla quale costruire l’annata 2018/2019. Infatti il Poggio ha ufficializzato l’approdo sulla panchina arancioazzurra di Ignazio Damato, uno dei profili sportivi più conosciuti ed apprezzati nel panorama calcistico romagnolo.

“Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura – commenta entusiasta il nuovo allenatore dei bernesi -. Quando la società mi ha contattato ho subito capito che all’Athletic c’è la possibilità di fare molto bene”.

Mister, cosa l’ha convinta a scegliere il Poggio?
“Mi voglio mettere in discussione con una prima squadra. Finora ho allenato perlopiù nei settori giovanili e sento la necessità e lo stimolo di gestire gruppi diversi. Inoltre la società ha suscitato in me un’impressione molto positiva. Ci tengo a ringraziare davvero di cuore l’Igea, l’ultima realtà con la quale ho lavorato: dal Direttore, alla segretaria, a tutte le persone che mi sono state accanto. La società è seria e solida, le persone che la compongono meravigliose. Grazie”.

Da fuori che idea si è fatto dell’Athletic?
“Ricordo quanto accaduto nell’estate del 2014: un gruppo di amici che ad un certo punto decide di creare una propria squadra, lanciarla in Terza Categoria, e viverla nella dimensione di un bar in amicizia. Ed in breve tempo sono arrivati anche risultati significativi. Non nascondo che nella mia testa era nato il desiderio di essere chiamato, magari come giocatore. Dal canto suo il Poggio Berni ha sempre rappresentato una realtà importante per la Valmarecchia, un punto di riferimento incrollabile che si è espresso a livelli competitivi in maniera continuativa. Quando unisci due società così, si può lavorare bene”.

Che eredità pensa di raccogliere da Mister Nicolini?
“Quando lui ha accettato la panchina dell’Athletic, lo scorso anno, doveva creare una sola rosa dalle due che aveva a disposizione. Un compito difficile. Per me sarà certamente più facile gestire la fase estiva che abbiamo alle porte. Inoltre la società conosce meglio di me i giocatori che ha utilizzato durante gli ultimi mesi: mi fido dei suoi dirigenti e devo pensare di allenare i ragazzi che mi mettono a disposizione; non avrò pretese di alcun tipo al riguardo. Io ho sempre avuto a che fare coi giovani, e quando alleni nei vivai devi obbligatoriamente organizzarti coi tesserati che la società ti fornisce”.

Qual è la sua filosofia di gioco? Solitamente dalla sua squadra cosa vuole sempre vedere in campo?
“Mi piace vedere voglia, passione, il vecchio attaccamento alla maglia. I ragazzi si devono anche divertire giocando a calcio, tenendo in considerazione che ci sono sempre in palio dei punti e bisogna essere bravi nel conquistarli. Per riuscirci occorrono grinta e cattiveria agonistica. Voglio vedere atleti che alla fine di allenamenti e partite hanno dato il massimo: devono essere sporchi e sudati. Ed in tutto questo la mia filosofia di gioco è ben lontana dal calciare la palla lunga per poi rincorrerla”.

Ha un modulo che preferisce, e sul quale cerca di modellare una squadra, oppure lo adatterà alla rosa che avrà a disposizione?
“Parto dal presupposto che i moduli sono numeri e che possono cambiare in base a due fattori: la storia della partita e l’avversario. Di solito faccio riferimento a due disposizioni: il 4-4-2 ed il 4-2-3-1”.

Negli ultimi periodi ha lavorato coi giovani. Spera di poterne avere a disposizione molti durante la prossima stagione?
“Sì, certo. La società effettuerà le valutazioni del caso per le eventuali conferme. Con me i giovani, se lo meritano, giocano comunque al di là delle regole legate ai fuori quota. Di sicuro non ho problemi ad utilizzarne un numero maggiore rispetto al necessario imposto dalle norme”.

Un tecnico che allena dei ragazzi insegna certamente tanto, formando calciatori sotto molteplici punti di vista, ma molto probabilmente riceve anche parecchio in termini di stimoli e relazioni umane. Nella sue esperienze cosa sente di aver dato ai ragazzi e cosa pensa di aver ricevuto?
“Penso di aver sempre trasmesso la voglia di recarsi al campo col sorriso. Non capisco chi non si allena perché, magari, non ne ha voglia. Le soddisfazioni più grandi derivano dal vedere ragazzi che ho cresciuto esordire con le prime squadre. Il mio obiettivo è sempre stato quello: farli maturare in prospettiva, per l’approdo con le squadre maggiori”.

La prima categoria è un torneo ostico, nel quale non esistono gare dall’esito pronosticabile e scontato: quali insidie nasconde questo campionato?
“Il fatto che debba esserci un solo fuori quota tra i titolari di ogni squadra significa che la stragrande maggioranza dei restanti giocatori è composta da elementi esperti e maturi. In questa categoria possono esserci squadre che ti permettono di giocare, ma dobbiamo più che altro prepararci per determinati tipi di gare nelle quali l’aspetto fisico preverrà. In Prima la preparazione atletica e fisica fa la differenza”.

Il suo vice allenatore sarà Luca Santi, un altro ex giocatore del Rimini. Vi conoscete? Avete mai lavorato insieme?
“Non abbiamo mai lavorato assieme. Lo conosco e so che è una persona eccezionale. Ed il suo aiuto sarà importantissimo perché conosce meglio di me l’ambiente”.

Chi è Ignazio Damato. Nato a a Barletta, classe ’72, esordisce in serie C2 col Trani nell’89, mettendo a segno due reti in altrettante presenze. Le due stagioni seguenti, sempre con la compagine pugliese, arrivano altri 12 gol in 32 apparizioni. Quanto basta, nel ’92, per esordire in serie B col Venezia per poi spostarsi alla Casertana ed alla Pro Sesto in C1. Nel ’94 il ritorno a Trani, in C2, dove segna 14 reti in 28 gare facendosi notare dal Rimini che non se lo lascia sfuggire vestendolo di biancorosso per tre fantastiche annate (20 gol in 93 partite in C2) che segnano positivamente la carriera di Damato. Da quel momento il bomber di origini barlettane non si sposta più dalla Romagna, affermandosi come uno degli attaccanti più importanti in circolazione. Nel 2000 l’approdo a San Marino (4 reti), sempre in C2, per poi disputare otto annate in serie D: due col Riccione (28 gol in 62 presenze), una e mezza col Santarcangelo (14 hurrà in 47 apparizioni), un breve ritorno nella Perla Verde (5 gol), e quattro col Verucchio (57 reti in 128 gare). Le prime esperienze da allenatore risalgono al periodo verucchiese, quando per due stagioni allena i giovanissimi. Poi le stagioni con le compagini Juniores di Real Rimini, San Vito, Rimini ed Igea.

Ufficio Stampa A.S.D. Athletic Poggio

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