20 novembre 2018

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Il coraggio del dovere. A san Gaudenzo incontro su Livatino con Daniele Paci

in foto: Daniele Paci

Domani, venerdì 25 maggio alle 21, nel cortile e nella Sala don Pippo della Parrocchia di San Gaudenzo a Rimini, è programmato il tradizionale momento di riflessione comunitaria, aperto alla città dal titolo, “Nel segno di Falcone, Borsellino, Livatino, don Puglisi” sul tema: “il coraggio del dovere. Rosario Livatino: colpire la mafia nei suoi patrimoni”. Sarà Daniele Paci, già sostituto procuratore alla Procura distrettuale Antimafia di Palermo, ad  illustrare  la figura e il valore civile  e professionale  dell’attività  del magistrato Rosario Livatino, al tempo in servizio alla Procura della Repubblica di Agrigento, sostituto procuratore assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990, all’età di 38 anni in una giornata particolare; dinanzi al Tribunale di Agrigento era fissata l’udienza per la decisione sulle misure di prevenzione patrimoniali da adottare sui beni  dei boss mafiosi di Palma di Montechiaro, oggetto di indagine  della Procura di Agrigento.

 Da allora, lungo è stato il cammino nella lotta alla mafia.

A fine settembre 2017 erano registrati presso l’Agenzia nazionale 12.520  beni sottratti alle organizzazioni criminali e restituiti alla collettività; è oramai acquisita, come nuova frontiera  della repressione del crimine organizzato – anche in funzione di deterrenza – l’importanza  delle misure di aggressione patrimoniale; l’importanza di tagliare i fili tra i capitali sporchi e quelli puliti.

Nella lotta alle cosche mafiose, la confisca dei beni illecitamente conseguiti, risulta oggi efficace quasi  quanto l’arresto di boss ed affiliati; di qui la necessità di interventi finalizzati, alla stregua delle nuove norme di contrasto,  a rendere più efficiente e funzionale il regime dei sequestri e  delle confische delle aziende e dei patrimoni illeciti o soltanto sospettati di provenienza illecita.

In tale contesto, il nuovo testo del Codice antimafia (Legge 17 ottobre 2017, n. 161) inserisce  tra i destinatari della richiesta di misura di prevenzione anche gli indiziati  di assistenza alle associazioni a  delinquere di stampo mafioso, di delitti commessi con finalità di terrorismo, di delitti, anche di attentato, tesi a sovvertire l’ordinamento dello Stato, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, di atti persecutori di cui all’art. 612-bis cod. pen. (c.d. stalking); insomma è oramai acquisito che la nuova frontiera della repressione del crimine organizzato  passa per la confisca dei patrimoni illeciti.

L’appuntamento parte con un aperitivo della legalità (ore 18,30), poi sarà proiettato (ore 19,20) il film “Il Giudice ragazzino”. Alle 21, oltre al dibattito sulla relazione del dott. Paci saranno letti passi significativi della lettera scritta da Pietro Nava, testimone oculare dell’omicidio di Livatino (raccolta agli atti della Commissione Antimafia).

Simona Mulazzani

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