12 novembre 2018

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Aumentano rinunce alla proprietà di cani e gatti. 20 casi nel 2017

Nel 2017 sono stati una ventina i cani entrati in canile per rinuncia della proprietà mentre in questi primi mesi del 2018 sono già arrivati a 10. Nel 2016 furono solo 13.

Dai dati raccolti dagli uffici emerge come questo fenomeno sia dovuto a difficoltà da parte dei proprietari di continuare ad occuparsi degli animali per problemi di spazio (ad esempio a seguito di trasloco) o perché i cani richiedono cure gravose sia dal punto di vista economico, e il tempo che deve essere dedicato loro. Altra causa frequente è il decesso del proprietario e l’impossibilità per i familiari eredi di assumersi l’onere di accudire l’animale. A volte la rinuncia è conseguente ad errata valutazione iniziale dell’indole dell’animale; cani di grossa taglia che non possono essere gestiti in piccoli appartamenti o cani di indole aggressiva che i proprietari non riescono a contenere. Solo in rari casi la rinuncia avviene a seguito dell’insorgere di problemi di salute nei familiari, ad esempio allergie al pelo del cane o altre malattie gravi che comportano l’impossibilità di continuare a occuparsi dell’animale.

Il più delle volte è una sorta di incompatibilità caratteriale o la mancanza di polso nella gestione di quel cane così desiderato dai figli, altre, le difficoltà economiche che fanno sì che quell’animale, invece che una risorsa d’affetto e d’amore diventi un vero e proprio peso. Sono storie che quasi sempre al fondo hanno la leggerezza con cui si desidera un animale che, dotato di personalità, carattere, è capace d’infinito amore e gioia, ma che necessita d’attenzione, affetto e cura. In altri casi sono i fatti della vita a determinare l’entrata in canile di quei cani o gatti che hanno perso il padrone, magari quando un anziano o un’anziana muoiono o entrano in casa di riposo. Anche la crisi economica, la perdita del lavoro o i costi sostenibili con difficoltà, hanno la loro influenza, mentre è successo che un ruolo possano averlo anche cause sanitarie, come un’allergia insospettata del bambino.

Prima di far entrare un cane in canile gli operatori cercano di trovare un affido con altri mezzi, ad esempio attraverso appelli sul sito facebook o sugli organi d’informazione capaci spesso di favorire risultati positivi. L’ingresso in canile, per un cane abituato a vivere in famiglia è infatti sempre traumatico, nonostante gli operatori e i volontari presso la struttura cerchino di ridurre al minimo l’impatto, prestando particolari attenzioni e cure a questi animali.

Le associazioni operanti sul territorio, da parte loro, cercano di aiutare le famiglie, soprattutto quelle che attraversano periodi di difficoltà temporanea, fornendo collaborazione nella gestione quotidiana degli animali e, in alcuni casi particolarmente delicati, fornendo anche supporto per le cure. L’affido degli animali oggetto di rinuncia non è sempre facile; alcuni di essi devono essere prima sottoposti ad un percorso di rieducazione comportamentale mentre per tutti deve essere valutata attentamente la nuova famiglia richiedente; un eventuale affido “sbagliato” infatti, che potrebbe sfociare in un nuovo ingresso in canile sarebbe davvero deleterio per l’animale che vivrebbe nuovamente il trauma dell’abbandono.

L’assessore alla tutela degli animali Jamil Sadegholvaad: “stiamo dando risposte positive attraverso l’impegno quotidiano dei nostri operatori e volontari, ma occorre che accanto a ciò cresca nella società una consapevolezza maggiore sul corretto rapporto con gli animali.”

Lucia Renati

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