16 novembre 2018

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Un flash mob per dire “no” alle trivelle nell’Adriatico

Un flash mob per dire "no" alle trivelle nell'Adriatico

    Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, non si ferma la battaglia contro le trivellazioni in mare delle associazioni ambientaliste riunite sotto il nome di SOS Adriatico. Domenica alle 15.30, in concomitanza con altre località, al porto di Rimini ci sarà un flash mob al quale sono stati invitati anche i sindaci del territorio. Il presidio punta a sensibilizzare sulla pratica dell’Air Gun, la fase di ricerca dei giacimenti che precede la trivellazione. “Si usano – spiega ai microfoni della trasmissione di Icaro Tempo Reale Sauro Pari della Fondazione Cetaceavolumi d’aria che producono un rumore superiore ai 260 decibel e i mammiferi marini, ma non solo, sono molto sensibili al rumore. Spesso alla base dello spiaggiamento di animali che puoi muoiono c’è il disorientamento legato all’inquinamento acustico.

    A preoccupare è però anche la fase successiva, quella della perforazione ed estrazione di idrocarburi, capace di creare notevoli fenomeni di subsidenza. Le associazioni ambientaliste ricordano che Rimini negli ultimi 55 anni è sprofondata di 70 centimetri con consistente perdita di tratti di spiaggia. “Si spendono 12 milioni all’anno per il ripascimento – prosegue Pari – e non si fanno altre forme di difesa costiera. Poi si mettono strutture che abbassano il fondo marino e questo se avessimo in Adriatico un fondo di 800 metri come nel Tirreno non darebbe grandi problemi ma qua ci sono fondi di 30/40 metri che fanno presto ad abbassarsi! Il tutto per una forma di energia ormai obsoleta.

    Il comune di Cattolica, sostenuto da quelli di Morciano e Coriano, ha presentato ricorso al Tar contro l’installazione della piattaforma Bianca e Luisella. Secondo le associazioni, nonostante la sentenza del consiglio di stato, ci sarebbero margini per bloccare tutto perché dovrebbe essere un Governo, che al momento non c’è, ad applicarla. “Credo – dice ancora – che sia assurdo che in questo momento una qualsiasi autorità si prenda la responsabilità e l’onere di applicare una sentenza che, tra l’altro, ritengo inficiata da mancanza di informazione. Mi sembra infatti non siano stati chiesti pareri ambientalisti.


    Il comunicato di SOS Adriatico

    Domenica 8 aprile , a Rimini, a partire dalle ore 15,30 aderendo alla mobilitazione dell’Adriatico (che coinvolge Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) messa in campo dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e dal Coordinamento Nazionale No Triv , l’appuntamento è nel piazzale antistante la Ruota panoramica per una manifestazione di forte impatto pubblico.
    Obiettivi del presidio green riminese, informare e sensibilizzare le persone sui rischi e danni che le attività di perforazione petrolifera, attraverso la tecnica dell’air gun creano all’intero eco sistema marino, nonché alle attività ad esso collegate come pesca e turismo.
    La tecnica dell’air gun consiste nell’effettuare un indagine del fondale marino, realizzata sparando sotto il pelo d’acqua una bolla d’aria che colpisce il fondale, il suono riflesso viene captato ed offre una mappa precisa di ciò che c’è sotto la crosta. E’ una tecnica di
    prospezione estremamente dannosa per la fauna marina, come dimostrato da decine di studi sugli effetti negativi su cetacei, pesci e tartarughe. Uno dei più recenti ha confermato che durante le violente esplosioni di area compressa si aprono “buchi” di zooplancton, la base della catena alimentare del mare per 1,2 km!
    A preoccupare è poi anche la conseguente attività di estrazione di metano o altri idrocarburi che seguirà alla fase di perforazione del sottosuolo marino, poiché tra le cause principali della subsidenza, ossia l’abbassamento del territorio costiero.
    Un dato su tutti: la città di Rimini è sprofondata negli ultimi 55 anni di 70 cm, con la conseguente perdita di spiaggia che ne deriva.
    Le associazioni vogliono anche stimolare i Sindaci dell’intera provincia, con particolare riguardo a quelli delle città di costa, ad azioni concrete, sinergiche e coordinate di contrasto a tali prospettive. Nonostante la recente sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la compagnia inglese Spectrum Geo a “bombardare” il Mare Adriatico per oltre 30.000 kmq ( da Rimini a Termoli per 13.700 kmq e da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme-Puglia per
    altri16.210 kmq) le 15 associazioni della Rete SOS Adriatico Rimini (tra le quali anche il Sindacato pescatori Flai Cgil Rimini) ritengono che non tutto sia perduto e che si possa ancora agire su diversi fronti autorizzativi: dal Regionale a quello Governativo, finanche a
    quello europeo.

    Le associazioni rete SOS Adriatico Rimini
    (in ordine alfabetico)
    Ambiente & Salute Riccione
    Anpana Rimini
    Blennius Riccione
    Casa Madiba Rimini
    Comitato per la difesa delle Spiagge Libere provincia Rimini
    Dna Rimini
    Fare Ambiente Rimini
    Flai Cgil Rimini Sindaco Pescatori
    Fondazione Cetacea Ravenna
    Fondazione Cetacea Riccione
    Greenpeace gruppo locale Rimini
    Italia Nostra Rimini
    Legambiente circolo Santarcangelo
    Umana Dimora Rimini
    W.W.F. Rimini

    Andrea Polazzi

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