martedì 22 gennaio 2019
di Andrea Polazzi   
lettura: 2 minuti
sab 31 mar 2018 10:52 ~ ultimo agg. 11:12
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A 2 anni dall’affidamento dell’incarico ai ricercatori universitari (per un totale di 73mila euro sborsati da Riccione e Coriano) ancora non si sa nulla sugli impatti ambientali dell’inceneritore di Raibano. La denuncia arriva dal Movimento 5 Stelle di Riccione che nell’ultimo Consiglio Comunale ha ricevuto sul tema dall’assessore all’ambiente Lea Ermeti quelle che definisce “risposte evasive ed incomplete”. Secondo i consiglieri pentastellati non sono stati forniti ancora i risultati parziali, ottenuti dai carotaggi effettuati nei terreni a luglio scorso. Anzi, spiegano “l’amministrazione ci ha risposto che deve essere ripetuto un rilievo in una certa zona di Riccione, senza specificarne però il perché ed il costo di questo ulteriore esame”. Il 5 Stelle ricorda poi che “da incarico sottoscritto con l’Università Unimore i dati del primo anno di studio dovevano essere presentati per la fine del 2017, ma è la stessa Ermeti a scriverci che la divulgazione è prevista a giugno 2018, aggiungendo poi che “si valuterà se e come dare seguito al progetto“.
Un “se” inaspettato prosegue la nota del Movimento – visto che a dicembre scorso, in Consiglio Comunale in fase di presentazione del Bilancio di previsione 2018-2020, l’assessore dichiarava di aver inserito tra le spese anche quelle relative al proseguimento dello Studio Unimore per gli anni 2018 e 2019”.
Il 5 Stelle contesta anche (“per ragioni di opportunità politica”) l’assegnazione dello studio ad un laboratorio istituito grazie ai finanziamenti di Hera. Altra accusa mossa alla Giunta Tosi quella di non aver dato seguito all’impegno “di integrare il progetto Unimore con uno Studio epidemiologico degli impatti ambientali dell’inceneritore di Raibano sulla salute umana dei cittadini riccionesi”. “Un’azione – dicono gli esponenti pentastellati – su cui il Sindaco in campagna elettorale aveva firmato un impegno scritto con le associazioni ambientaliste del territorio”.

E’ proprio il caso di dire – conclude la nota – che la conoscenza di ciò che inquina l’aria dei riccionesi è andata un’altra volta in fumo, “bruciando” risorse economiche pubbliche”.

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