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Evasione fiscale. Le riflessioni dell’assessore Brasini

AttualitàPoliticaRimini

15 marzo 2018, 16:44

in foto: l'assessore Brasini

Mentre la Confcommercio torna sugli aumenti Tari, l’assessore al bilancio Brasini propone una riflessione sul tema dell’evasione ed elusione fiscale. “Tema spinoso: si dribbla il fisco per cupidigia o per necessità? La colpa è della crisi o della volontà di incrementare la ricchezza individuale? E’ giusto che sia la collettività a farsi carico dei furbi? Parto da quest’ultima domanda. La risposta è ovviamente no. Aggiungo però: ciò non accade oggi per un piccolo incremento della Tari, ma da almeno 70 anni, in Italia e a Rimini”.
Brasini ricorda come, ricerche alla mano, negli anni precrisi l’evasione fiscale sul territorio riminese sfiorasse punte del 50% in alcuni settori, attestandosi mediamente a un valore di 43 euro evasi per ogni 100 versati (‘Economia reale ed economia sommersa nel riminese in prospettiva storica’, di Luigi Vergallo, 2012, Mimesis).
Senza fare i talebani – riflette l’assessore – e comprendendo bene che il fenomeno del sommerso, del ‘nero’, in un’economia come la nostra deve avere letture più sofisticate di una semplificazione, è chiaro che da decenni la collettività riminese assiste quotidianamente a una sottrazione di ricchezza comunitaria che si traduce in scuole, strade, contenitori culturali, servizi, i cui costi cadono prevalentemente su chi le tasse le paga, facendosi carico delle deficienze (chiamiamole così…) altrui.
Brasini ricorda che il tasso di evasione fiscale e dei tributi locali è ancora alto e gli Enti locali hanno insufficienti competenze di legge per contrastare questi comportamenti che la crisi economica ha peggiorato “dando paradossalmente un alibi in più a chi già faceva il furbo da prima e che ora si ‘nasconde’ dietro chi davvero fa fatica, vorrebbe ma non può”.
L’assessore entra poi nel concreto. “I 6 milioni di recupero evasione Tari che oggi permettono di ridurre a un quinto l’incremento tariffario altrimenti obbligatorio; i 3 milioni di euro compartecipati al comune di Rimini dallo Stato grazie alle segnalazioni qualificate, con i quali si sono pagate due scuole nuove in città; oltre 26 milioni di euro di recupero del mancato pagamento dei tributi locali che dall’amministrazione Ravaioli a quella Gnassi hanno consentito di finanziare più di un piano degli investimenti pubblici. Tutto questo grazie alle sole forze dell’Ente locale che, come è noto a tutti (soprattutto ai furbetti del fisco) ha legislativamente le mani legate in questa battaglia. Basti pensare proprio alla Tari e alla nostra proposta avanzata al parlamento di legare il rilascio di titoli autorizzativi alle imprese al totale pagamento dei tributi. Cosa che adesso, con le leggi attuali, non è consentita. Facendo le debite proporzioni, senza evasione fiscale o comunque con un’evasione più ‘contenuta’, quante strade potremmo sistemare, quante buche riparare, quante scuole costruire, e così via?
Secondo l’assessore la soluzione alle difficoltà dettate dalla crisi “è  aiutare chi non ce la fa davvero, con esenzioni, agevolazioni, rateizzazioni; non il giustificare l’evasione fiscale. A tal proposito fanno quasi sorridere (se non fosse che invece quella dell’evasione è una problematica molto seria), le analisi che fanno su questo tema alcune forze politiche che si candideranno in futuro a governare la nostra città”. Nel mirino finiscono Gioenzo Renzi e Marzio Pecci. “Magari il problema degli insoluti TARI fossero gli stranieri di Borgo Marina che non la pagano regolarmente (in realtà a creare l’insoluto sono oltre il 93 per cento soggetti italiani). Paradossali le soluzioni che propone la Lega attraverso il proprio ex candidato sindaco nonché, come si legge nel suo curriculum ‘fiduciario di EQUITALIA EQUITALIA CENTRO S.P.A. per le riscossioni nell’ambito Rimini, Cesena e Forlì che propone invece di non pagarle proprio le tasse….
Ma non può essere questo il livello della discussione – conclude l’assessore Brasini – ma è l’assunzione di responsabilità da parte di tutti, senza interesse di categoria né di partito o schieramento politico, che può consentire di cambiare una cultura diffusa per cui si considera l’evasione una componente quasi ‘necessaria’ alla produzione di ricchezza. Forse è anche vero se ci limitiamo alla ricchezza individuale, ma non alla legittima restituzione di quel benessere alla comunità e al territorio.”.

Andrea Polazzi

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