16 novembre 2018

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Post-voto. Direzione provinciale Pd: 4 ore di dibattito. Giannini: sciogliamo correnti

in foto: Giorgio Pruccoli e Stefano Giannini

La direzione provinciale era un momento molto atteso dopo la debacle elettorale del 4 marzo che non ha risparmiato il Partito Democratico neppure nella provincia di Rimini. Già nei giorni subito dopo il voto molti esponenti del PD locale avevano detto la loro e le polemiche interne non erano mancate. Sabato pomeriggio non sono bastate quattro ore di dibattito serrato per esaurire la discussione che ha visto 50 iscritti a parlare. Solo 25 sono riusciti a farlo e la riunione è stata così aggiornata alla prossima settimana per dare modo a tutti i componenti della direzione di intervenire.

Ha introdotto i lavori il segretario Stefano Giannini con una relazione che non ha nascosto i problemi in discussione nel Pd. “Abbiamo il dovere – ha esordito Gianninidi partire dai 6 milioni e 137 mila elettori che ancora credono nel Pd. Abbiamo il dovere, noi dirigenti, verso questo popolo che crede negli ideali del PD e nel suo riformismo, di usare la nostra intelligenza, le nostre capacità, se le abbiamo, per ricostruire il maggior consenso possibile degli italiani attorno ad una proposta politica che non rinneghi l’ideale del Lingotto del giugno 2007, “un’Italia unita moderna e giusta”, ma che tenga conto di quanto di enorme è successo. nel frattempo, in Italia e nel mondo. Quello che non abbiamo il diritto è di scaricare addosso ai nostri elettori uno scontro fratricida tutto interno al nostro gruppo dirigente”. Il segretario ha proposto di sciogliere le correnti.

Giannini ha poi analizzato il contesto in cui è maturato il risultato elettorale: la dura crisi economica, la globalizzazione, i processi di automazione industriale, le preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni ed i temi dell’emigrazione. “Potevamo fare meglio al governo?” si è chiesto. “Ovviamente si, maggiore ridistribuzione del reddito e contrasto alle disuguaglianze, ma era oggettivamente difficile per le limitate risorse finanziarie, e su alcune questione, come quella dei migranti, scelte più radicali si scontrerebbero con i principi alla base di un partito della sinistra europea di Governo. Ma è evidente che abbiamo fatto degli errori, anche se occorre andare orgogliosi dell’azione di Governo. E’ rimasta la distanza con i nostri cittadini. Troppo tardi le politiche sui flussi migratori di Minniti e le scelte sul reddito di inclusione; d’altra parte il vento europeo va in una direzione diversa da quella del riformismo e tutte le forze che hanno governato in questi anni in Europa hanno pagato un prezzo.. Renzi si è dimesso, la sconfitta è stata netta. Ora si tratta di guardare avanti. No al populismo ma noi più popolari. Il Pd deve essere più attento alla realtà quotidiana dei nostri cittadini. Necessario un rapporto più stretto con la base attraverso consultazioni con i nostri iscritti e attivisti sulle questioni più attuali ed attivare più circoli tematici che circoli territoriali“.

Per i prossimi appuntamenti elettorali a livello amministrativo Giannini auspica una forte dose di unità (basta liti a sinistra) e di umiltà (ascoltare i cittadini) e contestualmente praticare la massima condivisione e la massima apertura al mondo della società civile: “occorre ancor di più entrare in sintonia con il civismo – dice – Lo abbiamo sempre fatto, occorre farlo ancor più. Dipende da noi.”

Dopo la relazione sono iniziati gli interventi che nei prossimo giorni saranno pubblicati sulla pagina web del Pd Provinciale. Sabato hanno parlato: Vincenzo Sciusco, Riccardo Fabbri, Edoardo Carminucci, Riccardo Piva, Tonino Bernabé, Fabiani Pacifico, Alex Urbinati, Mattia Morolli, Manuela Fabbri, Antonio Roberti, Marco Parmeggiani, Mirna Cecchini, Alessandro Montanari, Giuseppe Prioli, Ivan Gambaccini, Danilo Trappoli, Juri Magrini, Alberto Vanni, Enzo Costantini, Claudia Corsini, Sabrina Vescovi, Barbara di Natale, Jacopo Cavagna, Giorgia Bellucci e Giovanni Casadei.

Unanimi le critiche da parte dei componenti che hanno appoggiato al congresso la mozione Orlando all’ex segretario Matteo Renzi: il Pd – hanno detto – era su posizioni estranee alla sinistra e questa è stata la causa principale della sconfitta; irrilevante poi l’apporto, sia a livello riminese come a livello nazionale, della lista Civica e Popolare.

Ha concluso la prima parte del dibattito in direzione il segretario regionale Paolo Calvano colpito dai tanti giovani che sono intervenuti nel dibattito dicendo ai “big del partito” (loro definizione) di non litigare e chiedendo che al PD di darsi un’identità senza il timore di essere radicale nelle proposte. “Questi ragazzi non hanno correnti di appartenenza, ma idee e tanta idealità; è da questa impostazione che deve ripartire la rigenerazione del partito; in gioco non ci devono essere le carriere personali ma la prospettiva del Pd” – ha commentato il segretario regionale.
Sul quadro nazionale Calvano ha detto che le elezioni sono state perse, nettamente, e che il Pd ora deve stare all’opposizione. “Non per ripicca – ha spiegato – ma per programmi inconciliabili con quelli dei 5 Stelle e Lega. Noi vogliamo essere il partito del lavoro, non un reddito da portare a casa. In Emilia Romagna soffriamo nelle periferie: alle periferie della Regione, alle periferie delle Province , alle periferie delle Città;. Questo è un tema centrale. Nelle periferie, dove più la crisi si è fatta sentire, i cittadini hanno paura, hanno ansia per il futuro. E impariamo a non essere autoreferenti e pensare che basti l’autosufficienza della sinistra. Le operazioni di civismo hanno consentito da dare una idea di apertura alla società. Dobbiamo perseguire questo indirizzo.


. Mercoledì scorso l’esito del voto era stato al centro della trasmissione di Icaro Tv Fuori dall’Aula con la vice-segretaria provinciale del Pd Giulia Corazzi e il coordinatore comunale di Forza Italia Carlo Rufo Spina

L'analisi post voto a Fuori dall'Aula con i consiglieri Corazzi (Pd) e Rufo Spina (FI)

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