21 novembre 2018

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Accoglienza migranti, i rilievi della Corte dei Conti. I numeri riminesi

in foto: repertorio

177 migranti accolti nel 2013 con un costo giornaliero pro capite medio di 45 euro a migrante, 762 accolti nel 2014 con un costo procapite medio inalterato e infine 930 accolti nel 2015 con un costo procapite medio sceso a 34,99 euro. Sono i dati forniti dalla prefettura e relativi alla provincia di Rimini contenuti nella delibera della Corte dei Conti intitolata “La “prima accoglienza” degli immigrati: la gestione del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo”. I numeri riminesi spiccano per essere tra i più elevati in Emilia Romagna (a sua volta tra le regioni dove l’accoglienza costa di più) dove il costo medio procapite a migrante è sceso dai 55,01 euro del 2013 ai 37,32 del 2014 fino ai 31,98 del 2015.
“La gestione di ogni domanda di asilo”, si legge nelle conclusioni della Corte dei Conti, “è costata in media 203,95 euro, senza calcolare i costi per le eventuali fasi di giudizio a cui gli immigrati, ricorrendo al gratuito patrocinio, hanno avuto la possibilità di accedere per impugnare i provvedimenti di diniego. Nel 2016, prosegue il documento, il 56% delle richieste è stato respinto e solo il 13% dei richiedenti ha ottenuto lo status di rifugiato; la maggioranza dei richiedenti è, infatti, costituita da “migranti economici” che non fuggono da situazioni di aperto conflitto, ma partono dal paese di origine spinti dall’aspettativa di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro”. “I migranti che non hanno ottenuto alcuna forma di protezione” – rileva la Corte dei Conti – “diventano sostanzialmente irregolari. Poiché rimpatriarli è complesso e oneroso, essi restano sul territorio senza diritti, facilmente inseribili anche nei circuiti delle attività illecite e malavitose“.
Per quanto riguarda invece i migranti aventi diritto di protezione, la Corte tra le altre cose rileva come “l’inevitabile ricorso alle strutture temporanee di prima accoglienza (per il 2015 ammontavano a 2.332 unità, sparse sul territorio) richieda necessariamente un continuo monitoraggio degli standard di ricezione e la gestione di possibili resistenze con le comunità locali” e anche come “nell’attribuire la gestione del servizio di accoglienza dei migranti non deve essere trascurato, da parte degli uffici territoriali del Governo, l’impegno di effettuare, preventivamente, i controlli antimafia, economici e strutturali sui soggetti privati chiamati ad erogare i servizi”. “L’affidamento” – si legge ancora – “dei servizi di accoglienza a terzi operatori economici, senza adottare alcuna procedura di evidenza pubblica, che garantisca principi di trasparenza e concorrenza, non appare ammissibile dal momento che l’aspetto dell’immigrazione non può essere più gestito come “fenomeno emergenziale”. La Corte parla anche dell’attuale incapacità da parte del Ministero di tracciare la presenza e gli spostamenti dei richiedenti asilo ricordando che “dal 2006 al 2014 si sono resi irreperibili ben 17.892 soggetti”.
Nel 2016 sono sbarcati sul territorio nazionale più di 181mila migranti. Nel 2015 erano stati circa 153 mila.

Andrea Polazzi

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