17 novembre 2018

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Addio campagna elettorale. Non ci mancherai

Addio campagna elettorale. Non ci mancherai

in foto: elezioni

Alè. Ci siamo: domenica si vota. Dopo un paio di mesi abbondanti di parole in libertà cala il sipario sulla campagna elettorale. Una ‘singolar tenzone’ che sembra andare in archivio senza troppi rimpianti e senza particolare nostalgia. Da parte di tutti: cittadini e media. Che non hanno esitato a etichettarla come una delle peggiori di sempre.
Se lo sia stata davvero una delle più brutte della vita repubblicana, lo diranno – più in là nel tempo e con maggiore autorevolezza – gli storici e i politologi. A naso, però, quella ci lascia appare come la campagna elettorale più tecnologica, più surreale e a tratti becera, se non misera, che ci potesse capitare.

I FORZATI DEL WEB

Sul fronte tecnologico, la primazia è indubbia. Tra Twitter, Facebook, Instagram, siti personali o del partito, i candidati di ogni schieramento – leader o ‘gregari’ fa poca differenza – hanno ‘martellato’ ininterrottamente il loro bacino elettorale e i navigatori del Web. Gli avventori delle Rete sono stati avvertiti che ‘alle ore … mi troverete qui’, ‘ alle ore… sarò in tivvù o in radio o in diretta su Facebook da, o…’; subissati di ‘meme’ più o meno irridenti verso gli avversari; costretti a seguire un talk-show o una trasmissione qualsiasi con ospite un politico con un occhio alla tv e uno allo schermo dello smartphone pieno zeppo di cinguettii lanciati live; spinti a commentare prese di posizione con il taglio del ‘o con me o contro di me’, particolarmente efficace online.
Da Renzi a Salvini, da Grasso a Meloni, da Boldrini a Bonino fino a Berlusconi nessuno, ma proprio nessuno, ha rinunciato a lanciare tweet e proclami sfruttando la ‘distanza’ della Rete che permette di dire quel che si pensa – meglio se seccamente – senza dover sostenere il confronto diretto, quasi fisico, con l’avversario. Senza contare, poi, le reazioni del Popolo di Internet che, a colpi – più o meno bassi – si è involato a commentare ogni frase del proprio beniamino attaccando, senza requie e pietà, spesso pure senza educazione, i sostenitori di un altrui beniamino.

SURREALTA’ E DINTORNI

E se la tecnologia ha marchiato la campagna elettorale, non si può negare che la cifra più rilevante sia stata quella della surrealtà, con una sarabanda di promesse al limite dell’incredibile. Quasi esilaranti, se guidare un Paese non fosse cosa serissima.
Spigolando qua e là, giusto per ricordare alcune delle promesse avanzate, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha dichiarato di voler abolire il bollo auto sulle prime auto, la tassa di successione e sulle donazioni oltre a garantire cure gratuite per gli amici a quattro zampe ; di voler introdurre un reddito di dignità a chi vive sotto i 1000 euro al mese; uno sgravio fiscale ad ogni giovane assunto e agevolazioni a chi si occupa di animali domestici; di voler eliminare le tasse sulla prima casa, l’Irap e l’appello per gli assolti in primo grado; di voler introdurre il vincolo di mandato oltre a un condono edilizio e condono fiscale.
Il segretario del Pd, Matteo Renzi, dal canto proprio, ha dichiarato di voler abbattere le tasse utilizzando come leva il deficit al 3% per tutta la durata della prossima legislatura; di voler abolire il canone Rai e ha promesso uno sgravio di 10 miliardi per le famiglie e l’abbattimento del debito pubblico al 100% del Pil mentre il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha dichiarato di voler reintrodurre l’articolo 18, revisionare le quote Irpef per i redditi sotto i 40.000 euro e investire 10 miliardi nel verde e a di voler abolire le tasse universitarie.
In casa Lega, il segretario, Matteo Salvini ha dichiarato di voler introdurre una flat-tax al 15%; di voler abolire la Legge Fornero; di avere dei dubbi sull’obbligo vaccinale; di volere riaprire le case chiuse; di valutare introduzione di dazi doganali per difendere il Made in Italy e una tassa sui robot mentre in casa Movimento 5 Stelle, il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, ha dichiarato di valutare l’ipotesi di una uscita dall’euro e, più o meno negli stessi giorni. che non è più il momento di uscire dall’euro; di voler abolire almeno 400 leggi, di volere abolire redditometro e spesometro , di valutare l’ipotesi di abolire l’obbligo vaccinale, di voler assumere 10.000 nuovi poliziotti per aumentare la sicurezza in Italia.

SE LA CRONACA SCATENA GLI ISTINTI PIU’ BECERI

Uscendo dalla surrealtà, che ha segnato in particolare la prima parte della campagna elettorale, è stata la cronaca a indirizzare le ultime settimane, a partire dai fatti di Macerata i quali hanno scoperchiato il Vaso di Pandora di una politica che, trascinata dagli accadimenti quotidiani si è trovata divisa a dibattere tra fascismo e antifascismo. Spinta a frazionarsi dai commenti livorosi affidati ai social media da legioni di ‘arrabbiati’ poco disposti a confrontarsi se non attraverso la rivendicazione urlata e, al tempo stesso, ad essere generatrice proprio di quei commenti livorosi con dichiarazioni taglienti su temi ‘caldi’ come immigrazione, e sicurezza, disuguaglianza, marginalità sociale.
Temi, da una parte e dell’altra, da sbandierare come identitari. ‘Grimaldelli’ per raccogliere il maggior numero possibili di indecisi – forse il ‘partito’ più corposo pronto a ingrossare le fila dell’astensionismo – facendo leva sul malumore e sul disagio di vivere spesso ai margini, proponendo soluzioni ‘semplici’ a problemi complessi. Solleticando la ‘pancia’ – qualunque cosa voglia dire compiutamente – a scapito della riflessione approfondita.
Forse il punto più basso dell’intera campagna elettorale. Che adesso va in archivio. Senza nemmeno tanta nostalgia.

Dal blog Pendolarità

Gianluca Angelini

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