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Raffaello Fabbri con il suo romanzo “Ondimar” inaugura “Dialogo con gli autori”

CulturaRimini

22 febbraio 2018, 07:23

ondimar

in foto: La copertina di "Ondimar"

Sarà Raffaello Fabbri, 61enne professore di Scienze all’Istituto Tecnico Economico Statale “Roberto Valturio” di Rimini, con il suo “Ondimar” ad in inaugurare, il 23 febbraio, “Dialogo con gli autori”, il ciclo di incontri in programma per cinque venerdì (con inizio alle 18:30) alla Feltrinelli di Rimini (Largo Giulio Cesare, 4) grazie al contributo di Lions club Rimini Riccione host e Associazione Itaca.

“Il libro nasce da una storia particolare, realmente accaduta a Rimini all’inizio del secolo scorso – attacca Raffaello Fabbri -. Rimini era in pieno fermento di Belle Époque. Vicino all’élite c’era però una città in piena sofferenza, con tutti i movimenti di riscatto che erano nati proprio a Rimini. In questa realtà arrivò Eduardo Pirandello, un capitano di vascello del quale si conosce, a livello storico, davvero poco. Si sa che prima di approdare a Rimini aveva provato a lanciare la sua invenzione a Viareggio, si era però subito reso conto che non era quello il giusto palcoscenico per la sua idea. L’unica altra nota sulla sua vita è che fece la guerra di Libia, ricevendo anche la medaglia militare. Pirandello costruì a San Lorenzo in Correggiano una macchina innovativa, che sfruttava il movimento delle onde per generare energia elettrica. Quando le onde erano troppe, con l’elettricità in eccesso la macchina produceva idrogeno, che permetteva al ciclo di ricominciare. Oggi la definiremmo una macchina ecosostenibile”.

Ci fu poi un incidente. “Nell’ottobre del 1907 la macchina naufragò, si sospetta a causa di un sabotaggio, e morirono tre persone: due operai riminesi e un ingegnere. L’anno dopo, lo stesso dell’inaugurazione del Grand Hotel, la macchina fu comunque brevettata. Le prime lampade che sfruttavano l’energia così ricavata vennero accese al Kursaal”.

La storia di questa macchina straordinaria per l’epoca è però solo la scusa per tracciare un ritratto della Rimini di quegli anni, in un mix di storia e romanzo. “Mentre mi documentavo è venuto fuori tanto altro. Quella era una Rimini fantastica, piena di meraviglia, di luoghi, di personaggi. Più che la storia della macchina è diventata un affresco della Rimini dell’epoca, con lo spirito sanguigno e ribellista che la pervadeva. Nel romanzo si va dal 1898 al 1918, con la spagnola e la fine della guerra”.

Il filo conduttore del romanzo sono tre fratelli allattati dalla stessa balia, cresciuti insieme.
“Sono tre fratelli di latte, nati lo stesso giorno: uno era nato nel Borgo di San Giuliano, uno era il figlio del podestà e l’altro era nato sul pavimento di corso d’Augusto e venne adottato dopo la morte della madre, avvenuta durante la rivolta del pane”.

Quali sono i messaggi che vuole lanciare a chi leggerà il suo romanzo?
“Attraverso il romanzo vorrei trasmettere valori preziosi come quello dell’amicizia, che è trasversale. Nel libro ho messo anche la mia forte passione per la nostra terra, da riscoprire e da recuperare. Ed un messaggio che riconduce alla forte solidarietà di quei tempi, un sentimento che purtroppo stiamo perdendo”.

Uscito nel luglio 2017, “Ondimar” è edito da Agatanew di Foligno.

Roberto Bonfantini

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