venerdì 18 gennaio 2019
In foto: una sede di Crèdit Agricole
di Redazione   
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sab 24 feb 2018 08:09 ~ ultimo agg. 08:15
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Da Liberi e Uguali di Rimini, dopo l’assoluzione degli ex vertici Carim nel procedimento penale, tre domande alla nuova proprietà di Crédit Agricole: sul riconoscere o meno risarcimenti ai piccoli azionisti, sui rapporti col territorio e su quelli con famiglie e piccole imprese.


L’intervento di LeU:

Il Tribunale di Rimini ha assolto i vertici di Carim. Si profila ora la possibilità di una causa civile che lascerà per lungo tempo una situazione di incertezza per molte famiglie di risparmiatori riminesi.

La sentenza ha valutato le responsabilità degli amministratori di Carim del passato. Rispettiamo le sentenze della magistratura e valuteremo i percorsi che dalle parti in causa vengono prospettati.

Intendiamo però evitare che lo sguardo resti fermo alle vicende del passato.

Si deve prendere in esame la nuova situazione determinata dall’acquisto da parte di Crédit Agricole di due banche romagnole, Carim e Cassa di Risparmio di Cesena, acquisto avvenuto con risorse proprie e ad un prezzo vantaggioso per i francesi.

La nuova proprietà non ha ritenuto di dire nulla sul rapporto che intende costruire con la comunità riminese, con le sue imprese, con i suoi risparmiatori. Immaginiamo che ciò rappresenti un’oggettiva difficoltà per i manager dell’Istituto francese, ignari probabilmente del legame fiduciario, purtroppo disatteso, che legava Carim con il territorio di competenza. Tuttavia anche una grande banca internazionale non può esimersi dal parlare chiaro se non vuole perdere il contatto con il territorio in cui opera. Se non vuole che la consolidata clientela che era di Carim, approdi ad altri Istituti. Se non vuole che il piccolo azionariato abbandoni la banca portando altrove i propri risparmi.

Se prendessimo come segno di attenzione l’offerta avanzata per l’acquisto di azioni (0,194 euro ad azione), potremmo dedurre che l’interesse della nuova gestione verso la sua clientela più “vicina” sia piuttosto limitato.

Questo approccio va segnalato perché anomalo e, alla fine, controproducente. Ecco perché riteniamo di dover porre alcune semplici domande che, a dire il vero, ci saremmo aspettati fossero poste dalle Istituzioni locali e, in primo luogo, dal Comune di Rimini.

La prima: Crédit Agricole ha valutato l’opportunità di riconoscere un risarcimento minimo ai piccoli azionisti con reddito basso che hanno perso i loro risparmi? Intervenendo sulle banche venete fallite, Banca Intesa ha fatto un passo nella loro direzione.

La seconda: nel rapporto con il territorio ci sono segnali che è opportuno rendere espliciti: agevolazioni ai correntisti ed azionisti “fedeli”, impegni su cultura e welfare (attività che competevano alla Fondazione), il futuro di Eticarim, il futuro di Unirimini.

La terza: con quale atteggiamento la nuova banca si porrà nei confronti delle piccole imprese, delle partite Iva, del microcredito alle famiglie?

Anche al fine di ottenere risposte chiare, Liberi e Uguali si impegna ad ascoltare e a seguire le istanze di quelle Associazioni che operano per avere da Crédit Agricole un significativo riscontro e fin da ora si mette a disposizione di chi vorrà contattarci.

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