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Venerdì all’ITES Valturio “DISconnettiamoci”

RiminiScuola

14 dicembre 2017, 07:07

disconnettiamoci

in foto: (organizziamo blog)

Venerdì 15 dicembre alle 17:45 nell’Aula Magna dell’ITES Valturio di Rimini (via Grazia Deledda, 4) si terrà l’incontro “DISconnettiamoci – Come prendere il meglio della tecnologia senza che la tecnologia si prenda il meglio di noi?”, organizzato dal “Valturio” in collaborazione con il Soroptimist Rimini. Relazioneranno Massimiliano Marzocca e Carmen Costa, entrambi psicologi e psicoterapeuti nonché collaboratori dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma presieduto da Tonino Cantelmi.

“Il cellulare e lo stare online sono le nuove dipendenze – attacca Vincenzo Aulizio, professore di Lettere e Storia all’ITES Valturio e referente del progetto – e la scuola come istituto che forma le nuove generazioni deve prendersi cura di questi fenomeni. Il progetto nasce da un’idea della preside, Daniela Massimiliani, che l’anno scorso, attraverso il consiglio d’Istituto, ha proposto questa novità: provare a far lasciare i telefoni non più nelle tasche o negli zaini degli alunni, ma in una cassetta apposita. Quest’idea doveva essere sostenuta da un supporto educativo. Abbiamo quindi cercato di studiare, attraverso osservatori dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, gli aspetti negativi dello stare on line. Spesso si tende a sottovalutare questo fenomeno, ma ci sono sempre più persone, e non solo ragazzi, che hanno sempre più la necessità di essere collegati con il web. E la loro è una necessità che non è più lavorativa o di studio, ma qualcosa di più, e la connessione arriva ad essere prolungata per più ore. Questo è fonte di distrazione, anche a scuola, e spesso sfocia in una sorta di patologia: la grande difficoltà a lasciare il cellulare. Abbiamo notato che i ragazzi non sono contrari a lasciare il cellulare di per sè, ma non vogliono tenerlo lontano perché è diventato ormai una sorta di protesi”.

La legge vieta già da dieci anni l’uso del telefonino a scuola. “È già in vigore dal 2007 la legge del ministro Berlinguer, che prevede che a scuola i cellulari non si possano tenere accesi. E non credo sia un caso che proprio dieci anni fa nasceva lo smartphone, che permette di rimanere sempre connessi. In realtà noi insegnanti sappiamo che i ragazzi durante le ore di lezione tengono gli smartphone in modalità silenziosa e che difficilmente li tengono spenti. Leggevo poco tempo fa di uno studio effettuato in Inghilterra su due scuole, una che permetteva l’uso del cellulare e l’altra che non lo permetteva. Ebbene, si è notato che nella scuola che lo permetteva i ragazzi più fragili, quelli che si distraggono più facilmente, arrivavano alla bocciatura, mentre nella scuola che non permetteva l’uso dei cellulari riuscivano a non perdere punti. Il cellulare a scuola è una fonte di distrazione anche quando è silenzioso. Pensiamo a un caso concreto: quando un ragazzo viene interrogato e sta facendo un discorso la vibrazione del cellulare che tiene in tasca almeno per un momento gli fa perdere la concentrazione”.

Si leggono spesso notizie di cronaca relative a giovani legate allo stare connessi.
“Lo stare connessi sta diventando sempre più importante nella vita dei ragazzi e non sempre nel modo positivo – continua Aulizio -. Si possono citare tanti punti negativi, come cyberbullismo, sexting e pornografia online”.

Come sta andando il progetto?
“Abbiamo iniziato da poco. C’è una classe pilota, una prima, per capire come gestire il tutto, anche da un punto di vista pratico. Gli educatori della Papa Giovanni hanno iniziato a creare un dibattito su questa situazione nelle classi seconde, chiedendo ai ragazzi qual è il loro rapporto con la tecnologia. Una fase durata sei ore. Lo stesso tema è oggetto di un sondaggio che riguarda tutta la scuola, e per il quale stanno arrivando i primi dati. Faremo un altro sondaggio a fine anno per chiedere ai ragazzi com’è andata. E gli insegnanti hanno già messo in atto moduli, ognuno inerente la propria materia; per esempio i professori di scienze sugli effetti negativi che ha l’uso del cellulare sull’uomo, i professori di diritto su tutti gli aspetti legati alla privacy. Il nostro è un esperimento, facendo una ricerca su Google non ne ho trovati di simili”.

Redazione Newsrimini

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