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Delfinario chiuso. Le precisazioni del Comune: abusi su aree troppo rilevanti

attualitàRimini

1 agosto 2017, 12:56

in foto: il Delfinario dall'alto

Nonostante sulla pagina internet si parli ancora di “prossima apertura”, il Delfinario di Rimini nell’estate 2017 non aprirà. Per la prima volta dall’inaugurazione del 1968 la struttura, che da alcuni anni ospita i leoni marini, resterà chiusa perché mancano le autorizzazioni, essendo scaduti i permessi provvisori rilasciati negli scorsi anni. E anche il futuro sembra incerto perché il Demanio potrebbe non rinnovare i permessi. A casa rimarranno sette persone, dipendenti della struttura, e tra loro anche Gessica Notaro. Perplesso il direttore del Delfinario, Massimo Gabellini, che sulle pagine del Resto del Carlino ricorda che dal 1989 non vengono fatti interventi sostanziali sulla struttura e che fino allo scorso anno i permessi erano stati ritenuti validi. La chiusura comporterà alla società che gestisce il Delfinario danni per centinaia di migliaia di euro. Con un ampia nota arrivano anche le precisazioni da parte dell’amministrazione comunale: di fatto, a far pendere l’ago della bilancia sulla chiusura, è stato il fatto che “gli abusi e le difformità accertati riguardano spazi e locali inerenti i servizi igienici per il pubblico, le rampe per l’accesso delle persone diversamente abili usate anche come vie di esodo, vani di controllo impianto di clorazione, locali pompe” e “in particolare, le rampe di accesso alla vasca spettacoli del piano primo (utilizzate anche come vie di esodo) e la rampa per i diversamente abili sono state oggetto di valutazione da parte della Commissione di Vigilanza ed indispensabili ai fini della sicurezza, così come i servizi igienici per il pubblico“. Aree troppo rilevanti e indispensabili per consentire il rilascio dell’autorizzazione da parte dell’Amministrazione che aveva provato a verificare se l’attività potesse essere esercitata utilizzando solo i locali riconosciuti conformi.


Le precisazioni del comune sulla vicenda Delfinario

– l’istanza per l’apertura della struttura denominata Acquario, presentata dal concessionario privato ma di proprietà statale, è pervenuta agli uffici in data 16 maggio 2017 non completa della documentazione e delle dichiarazioni necessarie;

– successivamente sono stati chiesti gli atti integrativi per poter procedere con l’istruttoria, atti pervenuti solamente in data 26 giugno;

– il 28 giugno è stata convocata la conferenza di servizi (CDS) finalizzata all’acquisizione di tutti i pareri necessari al rilascio dell’autorizzazione;

– nella prima seduta di CDS del 13 luglio, la società ha chiesto una settimana di tempo per predisporre una relazione asseverata corredata dallo stato di fatto attuale e dalla rappresentazione grafica dettagliata dello schema fognario (rete fognaria interna e recapiti fognari), al fine del rilascio del parere sotto il profilo ambientale;

– nelle successive sedute del 21 e del 31 luglio, a seguito di relazioni tecniche eseguite dal Settore Edilizia e dall’Ufficio del Paesaggio, sono emerse diverse difformità edilizie e paesaggistiche riguardanti la struttura;

– nonostante la normativa di riferimento sia chiara ed inequivocabile nello stabilire che “il legittimo esercizio di un’attività commerciale deve essere ancorato, sia in sede di rilascio del relativo titolo autorizzatorio, sia per l’intera durata del suo svolgimento, alla disponibilità giuridica e alla regolarità urbanistico-edilizia dei locali in cui essa viene posta in essere”, l’Amministrazione ha ritenuto che nel caso in esame si rendesse comunque necessario verificare se l’attività economica potesse essere esercitata utilizzando locali della struttura riconosciuti conformi, limitando la sanzione alle sole parti dell’immobile non autorizzate sotto il profilo edilizio e paesaggistico, contemperando l’interesse pubblico alla repressione degli abusi con l’interesse privato sotteso all’esplicazione di un’attività imprenditoriale. Ciò pur valutando con attenzione il fatto che trattandosi di luogo destinato all’accoglimento del pubblico (c.d. locale di pubblico spettacolo) devono essere applicate ed osservate anche le norme specifiche dettate per salvaguardare la sicurezza e l’incolumità delle persone verificate dalla Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo;

– rilevato che:

– gli abusi e le difformità accertati riguardano spazi e locali inerenti i servizi igienici per il pubblico, le rampe per l’accesso delle persone diversamente abili utilizzate anche come vie di esodo, vani di controllo impianto di clorazione, locali pompe, ecc..

– in particolare, le rampe di accesso alla vasca spettacoli del piano primo (utilizzate anche come vie di esodo) e la rampa per i diversamente abili sono state oggetto di valutazione da parte della Commissione di Vigilanza ed indispensabili ai fini della sicurezza, così come i servizi igienici per il pubblico;

si è ritenuto che la non utilizzabilità a causa degli abusi edilizi di parti della struttura così rilevanti, indispensabili ed essenziali per l’esercizio dell’attività in maniera legittima e regolare, non abbia permesso di valutare positivamente il rilascio dell’autorizzazione.

Pertanto, la Conferenza di Servizi si è conclusa negativamente.

Si procederà con l’adozione della determinazione conclusiva di conferenza di Servizi e, trascorsi 10 giorni per la presentazione di eventuali memorie, con l’adozione del provvedimento di rigetto.

Andrea Polazzi

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