Quasi duemila lavoratori dello sport senza tutele. La Cgil organizza manifestazione

Riparte il progetto "Scuola, salute, benessere", coinvolti 450 ragazzi

in foto: repertorio

La giornata non è scelta a caso, perché precede solo di pochi giorni l’apertura di Riminiwellness che porterà in fiera migliaia di lavoratori del settore sportivo. E’ in programma il 27 maggio “Diritti in gioco”, la manifestazione nazionale promossa dalla CGIL per sensibilizzare il governo alla tutela dei diritti di coloro che ruotano attorno al mondo dello sport. Solo in provincia di Rimini, i dati sono del 2009, si contavano oltre 400 società sportive dilettantistiche e sono tante le persone, esclusi gli atleti, coinvolte nell’organizzazione e gestione delle attività, a cui la legge non garantisce alcuna tutela. “Si parla – spiega Renato Socci, SLC nazionale – di 3.136 persone in attività, molti volontari ma 1.997 hanno dei compensi sportivi a vario titolo. Di questi però solo un centinaio lavoratori dipendenti, per gli altri non c’è alcun tipo di tutela“. “Quando si parla di mancanza di tutele – aggiunge Alessandra Gori, Segretario generale NIdiL Rimini – significa che sono persone che non hanno pensione, malattia, maternità, infortunio. Bisogna ragionare sulla sostenibilità del settore, perché poi tra qualche anno queste persone saranno comunque un peso sociale“.

Una carenza di tutele che riguarda anche il mondo del calcio, dove la maggior parte dei giocatori non ha nulla a che fare con i contratti milionari dei grandi campioni: “Ricordo che – spiega Umberto Calcagno Vice presidente dell’Associazione Italiana Calciatori –  tra i professionisti oltre il 70% è sotto i 37mila euro di compenso lordo annuo. Poi ci sono i professionisti di fatto, cioè i dilettanti per la legge, ma per i quali il calcio è l’attività prevalente con cui mantengono se stessi e le loro famiglie. Sono persone che non hanno tutele e che a fine carriera, a 30-35 anni devono entrare nel mondo del lavoro, senza avere neanche una grande formazione, perché mentre gli altri si formavano loro giocavano a calcio. Vorremmo ragionare sul possibile cambiamento della legge 91, anche se ancora siamo solo a livello di sensibilizzazione rispetto al tema“.

 

Simona Mulazzani

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