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Vendita azioni Hera, ok in commissione: serviranno per lavori pubblici e Football Village

AttualitàEconomiaRimini

18 aprile 2017, 14:14

Via libera in commissione consigliare a Rimini alla vendita di una quota delle azioni libere di Hera da parte del comune. Favorevole la maggioranza, astenuti i consiglieri di minoranza Renzi, Mauro e Rufo Spina, contrari Lega e Obiettivo Civico. La cessione è consentita dal patto di sindacato sottoscritto dall’amministrazione (che possiede l’1,62% del capitale sociale).

Con la vendita entrerebbero nelle casse del comune oltre 9 milioni di euro. Si tratta, spiega l’assessore al bilancio Gian Luca Brasini, di una stima prudenziale visto che si calcola una cessione a 2,5 euro ad azione mentre il loro valore attuale è di 2,65. Con la vendita verranno meno circa 330mila euro di dividendi ma, oltre alla liquidità, ci sarà anche un risparmio di 280mila euro di rate. Parte dei 9 milioni, circa 2,1, serviranno infatti per ridurre il debito di Rimini Holding. I restanti sette milioni andranno invece a coprire gli investimenti del triennale dei lavori che al momento risultano ancora scoperti: si va dagli 1,7 milioni per la realizzazione del plesso scolastico Montessori, ai 2 milioni per la perizia di variante del teatro Galli, fino agli 1,2 per la manutenzione delle strade e gli 1,7 per le fermate del TRC.

In cassa resterebbe anche la liquidità per trovare soluzione ad atti transattivi come quello che riguarda il Football Village mai completato. L’assessore Brasini si dice fiducioso nella possibilità di trovare un accordo bonario con la curatela in tempi rapidi. Una volta che l’amministrazione sarà tornata in possesso dell’area ci sarà un bando per completamento e gestione. Nell’area della ex Ghigi insiste anche un impianto fotovoltaico che consentirebbe al comune, grazie alla vendita di energia al gestore, di rientrare del milione e mezzo di euro che potrebbe servire alla risoluzione della trattativa.

Più difficile invece che trovi soluzione bonaria in tempi brevi l’arbitrato per tornare in possesso della colonia Novarese che la fallita Coop/7 non è riuscita a trasformare nel polo del benessere. Molti i soggetti da mettere d’accordo tra i quali la Corte dei Conti e il ministero del Lavoro.

Andrea Polazzi

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