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Attualità Politica

Vendita azioni Hera. Federazione Sinistra: prosegue svendita servizi pubblici

In foto: Sara Visintin negli studi di Icaro Tv
di Andrea Polazzi   
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sab 29 apr 2017 10:50
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Dopo la gara europea sul servizio idrico integrato, prosegue il progetto di privatizzazione della gestione del servizio rifiuti e del servizio idrico. Alla Federazione della Sinistra non va giù la decisione dell’amministrazione di Rimini (che giovedì ha avuto l’ok del consiglio comunale) di vendere le azioni libere di HERA. In una nota il segretario provinciale Paolo Pantaleoni e la responsabile ambiente Sara Visintin (già assessore nella passata giunta Gnassi e candidata sindaco alle amministrative 2016 per Diritti in comune) parlano di “costante svendita del patrimonio pubblico e dei servizi pubblici locali” e (citando anche l’esternalizzazione degli asili) un progetto che punta a “privatizzare gli utili e socializzare le perdite di gestione, allontanando dai cittadini la funzione di controllo e partecipazione alla gestione dei servizi pubblici locali essenziali”. I due esponenti della Federazione della Sinistra ricordano che “due anni fa proponemmo che il ricavato dalla vendita delle azioni HERA, per un valore di circa 54 milioni di euro per il solo Comune di Rimini, potesse essere investito nel processo di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, creando una società totalmente pubblica, ma così non è stato.”
Definita una “pia illusione” quella dell’amministrazione secondo cui la vendita non modificherebbe gli assetti di governance dentro la società. “Questo perché – spiegano – aumentano i soci privati interni riducendo di fatto il peso delle amministrazioni pubbliche. Si tratta infatti di una mera dichiarazione normativa che entra in conflitto con le regole di diritto societario, creando competizione fra azionisti che penalizzeranno i soci pubblici.
Da qualche settimana – proseguono – la città è invasa da manifesti di Amir, che ricordano che il servizio di onoranze funebri è il servizio pubblico di questa città. Già, diciamo pure che è rimasto l’unico, perchè solo dopo la morte – concludono – vediamo riconosciuti i nostri servizi, mentre il resto, pur pagando le tasse, finisce in tasca a qualcun altro.”

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