mercoledì 23 gennaio 2019
di Andrea Polazzi   
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mar 11 apr 2017 12:44 ~ ultimo agg. 12 apr 13:38
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Fare chiarezza sul futuro coinvolgendo il territorio e confrontandosi. E’ l’appello che arriva dalla Cgil alla Fondazione Carim, azionista di maggioranza della banca. Il sindacato mette sul piatto i sacrifici che l’Istituto di Credito ha chiesto già dal 2015 ai dipendenti (con la chiusura di varie filiali) e ancora recentemente con l’apertura di una procedura di esuberi (75) poi chiusa improvvisamente “in modo autonomo e repentino – recita una nota – e senza spiegazione”. Un modo di agire che per la Cgil è sintomo di “uno stato di confusione e di mancanza di strategie concrete”.

L’obiettivo è puntato sulle tante indiscrezioni sul futuro di Carim. Un futuro che, stando agli articoli della stampa specializzata, vede una strategia di salvataggio già delineata: i crediti deteriorati che frenano la banca dovrebbero essere acquistati da un Fondo, poi entrerà in gioco Cariparma – Credit Agricole. Si parla di una fusione possibile con la Cassa di Risparmio di Cesena per creare un nuovo Istituto di Credito della Romagna. C’è però anche l’interessamento del fondo di investimento inglese JC Flowers che a fine marzo avrebbe concluso una due diligence e formalizzato un offerta (si parla di 150 milioni di euro). Fin qui le ipotesi. La certezza è che il Fondo interbancario, per voce del suo presidente, ha già fatto sapere che non intende partecipare alla ricapitalizzazione ma è disponibile solo a partecipare al deconsolidamento degli Npl, i prestiti non performanti (sofferenze e incagli). Npl che a fine 2015 per Carim superavano la soglia del 232% del capitale e che a fine 2016 si attestano a 910milioni di euro. A scricchiolare sono tutte le banche che superano la quota del 100% perché si innesca una spirale perversa: tra svalutazioni, rettifiche e costi operativi nonostante si faccia fatturato vanno messe in conto perdite che finiscono per mangiarsi il capitale. Il bilancio 2016 di Carim, chiuso con una perdita di 72,9 milioni, risente proprio della maggiore copertura delle sofferenze e delle rettifiche di valore sui crediti.

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