domenica 20 gennaio 2019
di Redazione   
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ven 3 mar 2017 17:59 ~ ultimo agg. 18:04
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Il Presidente provinciale e Vice Presidente regionale di Federmoda-Confcommercio Giammaria Zanzini traccia un primo bilancio sui saldi invernali, che stanno terminando. L’indagine realizzata da Confcommercio Emilia Romagna e Centro studi Iscom Group, su un target rappresentativo degli esercizi commerciali della nostra regione, in prevalenza punti vendita di beni per la persona e in particolare abbigliamento e calzature, conferma la scarsa possibilità e propensione alla spesa dei consumatori.

“A fronte di una sostanziale stabilità delle quantità di merce venduta, poco o nulla incrementata da saldi, offerte o super occasioni, c’è una nuova diminuzione, per fortuna leggera, della spesa media delle persone”. Un valore in costante abbassamento nell’ultimo triennio: nel 2015 era di 93 euro, nel 2016 risultava di 92,5 euro e nel 2017 è di 90 euro. “Nel settore abbigliamento non ce la caviamo malissimo, rimaniamo attorno ai 92 euro, ma se guardiamo alle calzature si crolla fino ai 77 euro. Nella nostra regione, Rimini riflette in pieno questa realtà, ogni famiglia ha speso durante i saldi non più di 197 euro. Insomma sconti e offerte, così come le deroghe alla legge sul periodo in cui è possibile operare i saldi, sono serviti a ben poco: quasi nulla”.

Giammaria Zanzini“Il problema evidentemente è invece il potere di spesa degli italiani che non cresce, accompagnato da canoni d’affitto in crescita, altissime tasse, e aumento dei costi gestione che ogni commerciante deve sopportare. Problemi che non si risolvono abbassando i prezzi e riducendo la nostra, già bassissima, marginalità. Rilanciare il commercio e ripopolare il territorio di attività, ormai chiuse o in via di chiusura, necessita, invece di altre misure. Ne indico due. Efficaci e concreti interventi di agevolazione fiscale e un nuovo patto tra le associazioni di proprietari immobiliari e commercianti, per rendere gli affitti sostenibili e accessibili. Sulle agevolazioni fiscali parlo di scelte che non riguardano solo il Governo centrale ma che possono essere declinate anche a livello territoriale. Possibile che chi con un negozio investe in qualità dell’offerta, crea lavoro, non possa pagare qualcosa in meno delle decine di tributi a cui siamo sottoposti. Elenco a memoria i principali: TASI, TARI, ICP, TOSAP. Il tutto condito dagli obblighi di adempimento fiscale, che alla faccia della semplificazione, sono saliti a 72 in un anno. Un peso insostenibile che blocca qualsiasi ripresa. I saldi e le offerte, la corsa al ribasso, non sono la ricetta che rilancia il commercio o fa crescere i consumi. È così ormai da diversi anni – conclude Zanzini – Bisogna trovare nuove risposte al problema”.

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