15 novembre 2018

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‘Passerella da luna park’ Italia Nostra Rimini e Rimini città d’arte criticano restyling dell’invaso del ponte di Tiberio

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in foto: il ponte di Tiberio

L’associazione Italia Nostra Rimini e all’Associazione Rimini città d’arte contestano il ‘restyling’ dell’invaso del ponte di Tiberio disegnato dall’Amministrazione comunale. In una nota congiunta, intitolata ‘Spettacolarizzazione o tutela del Patrimonio?’, si chiedono, “come sia stato possibile approvare il progetto di passerella pedonale e ciclabile sull’invaso del porto canale” davanti al monumento bimillenario. Una passerella definita da “luna park” e che ricorda, aggiungono, “il Trc”. A giudizio delle associazioni, “oltre alla passerella che taglia la principale visuale del ponte”, nel progetto ci sono “banchine sospese alle mura ai lati del canale che travisano completamente uno spazio storico unico”.
Secondo le associazioni “questa passerella da luna park, giustificata da fondi regionali sulla mobilità dolce, ricorda il Trc con i suoi costi e le sue realizzazioni invasive, con la distruzione di spazi urbani, viali alberati e vistosi intralci”.


 

Italia Nostra aveva aveva inviato mercoledì scorso la nota alla trasmissione di Icaro Tv Fuori dall’Aula dedicata proprio al Ponte di Tiberio. 


 

La nota integrale:

Italia Nostra, insieme con le altre associazioni culturali riminesi, studiosi locali e non, chiede come sia stato possibile approvare il progetto di passerella pedonale e ciclabile sull’invaso del porto canale davanti al ponte di Tiberio.

Errori passati che speravamo non dovessero ripetersi, che anzi necessitano di risarcimenti consapevoli. Vediamo invece, oltre alla passerella che ne taglia la visuale, banchine sospese a quelle mura ed ogni forma di superfetazioni che travisano completamente uno spazio storico unico. Un intervento lesivo per il patrimonio e per il paesaggio ed oltretutto assolutamente inutile, se è vero che l’Amministrazione intende togliere il traffico automobilistico dal ponte. Quale migliore percorso pedonale e ciclabile?

Il ponte di Tiberio, l’invaso ed il porto canale hanno subito nel corso dei secoli parecchie modificazioni, nonostante ciò la percezione e l’utilizzo del ponte e delle aree circostanti non ha subito variazioni rispetto all’assetto originario, mantenendo così la memoria storica del luogo ed un’ identità che si è sedimentata nelle abitudini degli abitanti. Perché un’amministrazione decide di modificare l’aspetto e la funzione di uno spazio dalle abitudini e consuetudini millenarie, riconosciuto e percepito dalla comunità finito e rappresentativo delle tradizioni?

L’idea di affiancare un guado al ponte rappresenta più l’inesistenza della volontà di chiudere il ponte al traffico carrabile, piuttosto che fornire una reale soluzione alla mobilità della zona.

Altra considerazione è quale sia la motivazione dell’istituzione deputata a tutelare il paesaggio ed i beni architettonici e culturali della nazione, la Soprintendenza, esprimendo un parere favorevole per delle opere eccessivamente “invasive” sia dal punto di vista della percezione che dal punto di vista fisico, dato che la struttura metallica verrà agganciata alle mura storiche (1) che costituiscono l’argine del porto. (1)Come ci ricorda lo storico riminese Giovanni Rimondini “La parte del muro verso il centro di Rimini è del ‘700 come appare da un’ epigrafe, subito dopo comincia il muro duecentesco del porto canale con due porte chiuse..”

Forse non interessa alla Soprintendenza l’utilità o meno della passerella, ma l’uso sì e la spettacolarizzazione del patrimonio è una tentazione riminese (e non solo) che non va a vantaggio della tutela: dalle moto dentro al foyer del Teatro Galli, agli interventi stessi sul Teatro, con lo spostamento di interi muri storici. Il Ponte di Tiberio, come le mura in quel tratto del porto, andrebbero risarcite dagli interventi pregressi con opere di consolidamento non invasive. Questa passerella da luna park, giustificata da fondi regionali sulla mobilità dolce, ricorda il TRC con i suoi costi e le sue realizzazioni invasive, con la distruzione di viali alberati.

Il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 , Codice dei beni culturali e del paesaggio agli Art. 29, Art.131, Art. 134, Art.135 e Art. 136 ben descrivono le tutele e le caratteristiche dei luoghi nei quali è necessario porre dei vincoli di tutela al fine di preservare oltre che la storia anche l’aspetto tipico del paesaggio costituitosi nel corso dei millenni e che per la sua unicità e bellezza

Tutte le domande sopra elencate prevedono una sensibilità, una consapevolezza ed una conoscenza delle dinamiche urbane che una amministrazione deve porsi e ad un lavoro d’indagine imprescindibile per essere proficuo alla comunità.

Sarebbe ammissibile la costruzione di una passarella attorno al Pantheon per avere nuovi scorci, per riuscire a vedere la cupola anche dall’alto, senza cambiare la percezione del luogo nella sua interezza? Cosa sarebbe Venezia con delle passerelle in materiale metallico per favorire una mobilità tra le calli? Questi esempi paradossali dovrebbero far riflettere sull’importanza delle caratteristiche storiche degli spazi urbani nei centri storici.

Per quale motivo non si interviene sulle banchine in cemento sempre sott’acqua, del porto canale consentendone la fruibilità anche in presenza di livelli dell’acqua più elevati?

Gli interventi del recente passato hanno cambiato l’estetica dei contrafforti murari che costituiscono il contenimento del porto canale con manufatti in cemento di nessun pregio di scarso utilizzo e fortemente distonici nella percezione complessiva dell’ambiente. Ma sembra più importante mantenerli e continuare ad intervenire in maniera sgraziata (investendo con risorse pubbliche) piuttosto che recuperare e ripristinare con maestria e nel rispetto dei materiali e delle tecniche costruttive del passato. Cui prodest? Il restauro ed il suo indotto porterebbero alla creazione di un’economia circolare ad alta marginalità di lavoro.

Saremmo curiosi di conoscere il percorso d’indagine e progettazione di questo intervento, per sapere se sono stati eseguiti percorsi di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale), a nostro avviso imprescindibili per proporre un lavoro così delicato.

L’eccessivo dispendio di risorse ed interesse per un quartiere già sviluppato e con caratteristiche precise di utilizzo, e con aree di socialità ben individuate, rischia di generare squilibri e difficoltà oggi non presenti.

Ribadiamo l’inutilità di intervenire in un luogo storico definito e finito nei suoi limiti.

E’ più importante ri-progettare aree degradate e prive di qualità che rischiare di rendere “luna park” posti dal valore storico ineguagliabile.

Esortiamo le nostre amministrazioni a mantenere e proteggere i nostri paesaggi tipici e nello specifico di Rimini un eccellenza come il Ponte di Tiberio. Chiediamo all’amministrazione una riflessione ed un’indagine più approfondita su questo tema di più ampia visione. Non si tratta solo di stimolare i soggetti sensibili riminesi, ma di coinvolgere i soggetti culturali eminenti nazionali ed europei.

Italia Nostra Rimini e Ass. Rimini città d’arte

Redazione Newsrimini

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