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Manifestazione antirazzismo. Interverranno Vescovo, sindaco e associazione senegalese

AttualitàCronacaRimini

31 marzo 2017, 13:26

Un momento di riflessione dopo l’aggressione di 10 giorni fa a Emmanuel NNumani, il richiedente asilo nigeriano che ancora lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Rimini (vedi notizia). Questo vuole essere la manifestazione contro ogni forma di razzismo in programma domani dalle 10 in piazza Cavour. Una quarantina di associazioni e organizzazioni del territorio hanno già aderito all’iniziativa. Nel corso della manifestazione sono previsti gli interventi del Vescovo Francesco Lambiasi, del sindaco Andrea Gnassi, del segretario della Cgil Rimini Graziano Urbinati e del presidente Associazione Senegalese della provincia di Rimini Papa Modou Seck, in rappresentanza della popolazione straniera che vive nel riminese.

Ad aderire alla manifestazione contro il razzismo anche il Campo Lavoro, che si svolgerà proprio questo fine settimana: nei sette centri di raccolta ci saranno riminesi, immigrati, cristiani, mussulmani. Per il presidente Valentini “una testimonianza concreta di solidarietà, tolleranza e condivisione.”

Sull’aggressione ad Emmanuel interviene anche Don Roberto Battaglia, parroco di San Girolamo nella zona dove si è consumato l’episodio e dove vive anche l’aggressore: “le ferite nel corpo di Emmanuel rivelano la ferita altrettanto profonda della nostra umanità, che scopriamo accogliendo una sfida che interpella tutta la città“.


La lettera di Don Roberto Battaglia, parroco di San Girolamo 

Domenica a Messa ho invitato a pregare per Emmanuel, il giovane nigeriano vittima di una brutale aggressione tra le nostre case, a Marina Centro, e per il suo aggressore, che abita nel nostro stesso quartiere. 
Le ferite nel corpo di Emmanuel rivelano la ferita altrettanto profonda della nostra umanità, che scopriamo accogliendo una sfida che interpella tutta la città.
Cosa sta succedendo a Rimini? Qual è la natura del disagio espresso dai comitati che protestano contro la decisione del Comune di smantellare il campo nomadi di via Islanda? Qual è la natura della diffusa ostilità in cui si inserisce il gesto, seppur legato a un disturbo psichico, compiuto nei confronti del giovane Emmanuel?
Occorre guardare fino in fondo alla rabbia che traspare nei volti di tanti che si sentono soli e impauriti di fronte a una presenza percepita come ostile e pericolosa. Questo disagio rivela qualcosa che ci riguarda tutti, una paura profonda, che con lealtà ed umiltà dobbiamo riconoscere dentro di noi. Al Corriere della Sera la scorsa estate, il sociologo polacco Bauman, recentemente scomparso, ha dichiarato: «Le radici dell’insicurezza sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi di rilevanza più ampia, sociale. La paura generata da questa situazione di insicurezza […] aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite. E quella paura cerca un obiettivo su cui concentrarsi».
Tutti i muri che stanno sorgendo nel mondo, come mai ci saremmo immaginati, rivelano che siamo immersi in questa paura in cui l’altro è percepito come nemico. Proprio per questo, i “muri” che si erigono pensando di risolvere il problema in realtà lo alimentano, incrementando la paura stessa e rendendo sempre più difficile la convivenza ad ogni livello. Cosa può invertire questa escalation?
Il Papa recandosi a Lampedusa nel suo primo viaggio, non propose apparentemente alcuna “soluzione concreta” al complesso problema dei migranti, ma invitò a guardarli come uomini e donne, come me e te, come i figli delle nostre famiglie. «Chi di noi ha pianto – disse Francesco riferendosi ai tanti morti in mare – per questo fatto e per fatti come questo?».
Uomini e donne che cercano la felicità come ciascuno di noi e che sono preoccupati per il destino dei loro figli, come coloro che sono riuniti nei comitati che stanno protestando e come le famiglie dei sinti, riminesi da generazioni. Uomini feriti, come Emmanuel e come il suo aggressore.
È possibile tornare a guardarsi in faccia con una simpatia umana, in un abbraccio che possa comprendere tutti, senza censurare alcun aspetto di problematiche indubbiamente complesse. Il contributo che l’esperienza ecclesiale può dare in questa circostanza è innanzitutto testimoniare che è possibile «costruire ponti e abbattere muri», come ci ripete il Papa, riscoprendo che «l’altro è un dono», secondo l’invito del nostro Vescovo Francesco nel messaggio per la Quaresima. Sono parole che prendono carne nell’esperienza di tanti anche a Rimini, che testimoniano una realtà presente e possibile, senza nemici perché il cristianesimo non è mai contro nessuno. Penso all’opera della Caritas e degli amici dell’APG23 per gli “ultimi”, ai gesti con cui alcuni miei amici di CL accompagnano tanti nella ricerca del lavoro, visitano le famiglie portando loro la spesa o insegnano l’italiano ai profughi, ai volontari della Caritas del centro storico che aiutano anche famiglie di immigrati, cristiani e musulmani, ai parrocchiani che hanno donato coperte e abiti, durante il freddo dell’inverno, ai senza tetto ospiti della Capanna di Betlemme. Nella carne ferita e bisognosa di ciascuno di questi volti incontrati io riconosco la mia ferita, il mio bisogno di uomo, la mia esigenza di mendicare un abbraccio che mi permetta di guardare a me stesso con una briciola di simpatia, nel quale la mia umanità, non più definita dal proprio male, possa comunicarne il medesimo calore.

La nota arrivata dal Campo Lavoro

Anche il Campo Lavoro dice no al razzismo. In coincidenza con la grande manifestazione antirazzista in programma domani a Rimini, apre – sempre sabato mattina e resterà in funzione fino a domenica sera – il 37° Campo Lavoro missionario: la grande raccolta di rottami e oggetti usati che servirà quest’anno per finanziare progetti umanitari dei nostri missionari in Albania, Sri Lanka, Tanzania, Bangladesh, Venezuela, Kenia, più un contributo alla Caritas diocesana destinato ad aiutare famiglie povere residenti sul nostro territorio.
Nei sette centri di raccolta a Rimini, Riccione, Santarcangelo, Bellaria, Villa Verucchio, Cattolica troveremo al lavoro, ancora una volta, migliaia di volontari di ogni età, cultura e appartenenza. Immigrati accanto a riminesi doc, cristiani spalla a spalla con mussulmani, credenti e agnostici: insieme schierati dalla parte degli ultimi. A Rimini saranno presenti, tra gli altri, i profughi africani ospiti di Casa Solferino gestita dalla Croce Rossa. Idem a Santarcangelo con una quindicina di giovani migranti seguiti dalla Cooperativa Millepiedi e dall’Associazione Ardea. A Riccione daranno una mano al Campo un gruppo di ragazzi islamici e alcuni giovani detenuti ospiti della Casa Madre del Perdono gestita dalla Papa Giovanni.
Per Gabriele Valentini, presidente dell’associazione Campo Lavoro, “si tratta di una grande e concreta testimonianza di solidarietà e condivisione tra persone diverse. La dimostrazione che una pacifica convivenza è non solo possibile ma di grande utilità reciproca. Credo che, per non assistere più ad odiosi episodi di razzismo come quelli registrati nelle ultime settimane a Rimini, dovremo investire sempre più sul fonte educativo e culturale. Per sostenere la crescita di cittadini responsabili, capaci di ascoltare l’altro, senza paura di aprirsi al dialogo e al confronto”.
Un esempio in questa direzione è il progetto educativo che il Campo Lavoro, insieme con la Caritas diocesana ha promosso quest’anno nel mondo della scuola. Un progetto di educazione alla mondialità che ruota attorno al tema del “conflitto” per scoprire, attraverso giochi, filmati, animazioni in classe, il modo migliore per trasformare l’incontro/scontro con il “diverso” in opportunità di apprendimento. Il progetto ha coinvolto una trentina di scuole materne, elementari e medie di tutta la provincia e sarà riproposto nei giorni del Campo.

Andrea Polazzi

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