sabato 19 gennaio 2019
In foto: Veniero Accreman (Adriapress)
di Redazione   
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mar 27 dic 2016 11:15 ~ ultimo agg. 28 dic 15:55
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Si è spento nelle prime ore di oggi a Rimini a 93 anni l’avvocato Veniero Accreman. Era nato a Rimini il 23 novembre 1923. Durante la guerra aderì all’impegno dei partigiani. Era stato sindaco di Rimini dall’aprile del 1957 al gennaio del 1958 e tra gli anni ’60 e ’70 era stato deputato del Partito Comunista in due legislature. Nonché decano del foro riminese: era iscritto all’albo degli Avvocati dal febbraio 1950 e aveva esercitato fino a pochi mesi fa.

Si era anche cimentato con la scrittura. Nel 2003 aveva pubblicato per l’editore Capitani il romanzo “Le pietre di Rimini” ambientato nel periodo della resistenza. Tra i suoi saggi, “La morale della storia” (Guaraldi, 2013).

La camera ardente, allestita dal Comune di Rimini nella Sala del Consiglio Comunale, aprirà alle ore 9 di mercoledì 28 dicembre e rimarrà aperta sia nella giornata di mercoledì che di giovedì con orario 9 – 12 e 14,30 – 17,30. Venerdì la commemorazione funebre prevista, sempre nella sala del Consiglio comunale, per le ore 10,30, al termine della quale la salma sarà trasportata al Cimitero monumentale di Rimini.

Sempre venerdì, alle 15, ci sarà poi una commemorazione in Tribunale nell’aula Falcone-Borsellino con colleghi, giudici e magistrati. Dalla presidente dell’Ordine degli Avvocati di Rimini Giovanna Ollà un ricordo della sua grande competenza, ironia ma anche umiltà: “era sempre vicino anche all’ultimo dei praticanti”.

L’avvocato Roberto Brancaleoni, anche in veste di Presidente della Camera Penale di Rimini di cui Accreman era Presidente Onorario “ed alla quale non aveva mai fatto mancare la sua presenza ed il suo insegnamento”, proporrà all’Assemblea l’intitolazione della Camera Penale di Rimini a Veniero Accreman.

Per Nando Piccari, già segretario del PCI, amico e compagno di partito di Accreman: “il rapporto con Veniero è stato complesso e a stagioni, con anche alcuni battibecchi, sempre però segnati da stima e ammirazione nei suoi confronti, come era per tutti noi giovani comunisti entrati nel partito negli anni ’60, quando lui era già deputato. Ho un ricordo di lui quando, da avvocato, difendeva gratuitamente noi ragazzi scapestrati che nel ’68 ne combinavamo di cotte e di crude. Di lui in politica, dove affrontava le questioni d’impeto, con grande determinazione, avvalendosi anche della sua vasta cultura. Aveva poi questo fascino oratorio che lo faceva il più richiesto alle feste dell’Unità, in campagna elettorale. Io, che agli esordi  in politica, mi occupavo di stampa e propaganda per il partito, avevo il compito di abbinare i comizi agli oratori e tutte le sezioni volevano Accreman e si arrabbiavano con me se non riusciva ad andare. Insieme a Ceccaroni e Pagliarani è stato uno degli indiscussi protagonisti della Rimini del dopoguerra. Quando Ceccaroni veniva sospeso come sindaco dai prefetti o dai Ministri per risibili motivi, spettava a lui, per lunghi periodi, ricoprire la carica di sindaco. Si deve a lui il progetto del grattacielo, un progetto per l’epoca avveniristico. Era una comunista atipico,  nel senso buono del termine, autonomo, con un’intelligenza critica che lo rendeva personaggio affascinante. Personalmente ricordo le ultimissime occasioni di incontro, un recente lungo abbraccio e la sua commozione, quando, qualche anno fa, gli comunicai che stavamo organizzando la festa per i suoi 90 anni. Ricordo anche una discussione che facemmo ad un pranzo dedicato a Pagliarani dopo la sua scomparsa. Era alla vigilia delle primarie che avrebbero portato Andrea Gnassi a diventare sindaco. C’erano i compagni più anziani un po’ dubbiosi per il fatto che Gnassi fosse troppo giovane. Veniero se ne venne fuori dicendo: dobbiamo guardare in avanti, dobbiamo avere nuovi stimoli. Aveva una visione moderna della città, a Rimini si trovava bene, sentiva ancora vivo lo spirito che lui aveva contribuito a costruire. Credo gli faccia piacere, e in cuor suo lo abbia sperato,il tributo del territorio, un riconoscimento che merita a tutti gli effetti”


La biografia (a cura dell’Amministrazione Comunale)

Nato a Rimini nel 1923, come tanti coetanei si trovò appena ventenne a fare la scelta che marcò tutta la sua vita, come partigiano prima, dove si distinse alla guida della squadra d’azione che operò nel territorio del comune di Borghi, amministratore comunale e provinciale poi, deputato del Partito comunista italiano per tre legislature, dal ’68 al 1976. Accanto alla politica l’amore e la passione per il Diritto, che ne ha fatto uno degli avvocati più illustri e conosciuti della Città.

Come amministratore comunale fu consigliere tra i banchi del Partito comunista, in maniera praticamente ininterrotta, dalle elezioni del 1951 a quelle del 1975, ricoprendo il ruolo di Sindaco tra il settembre 1957 e il gennaio 1958, al termine di quel periodo travagliato per la vita amministrativa del Comune di Rimini segnata dall’avvicendarsi di commissari prefettizi.

Della sua adesione alla lotta partigiana – fu per un periodo anche Presidente dell’Anpi – ha raccontato nel suo libro autobiografico “Le pietre di Rimini”, edito da Capitani editore nel 2003.


Il ricordo dell’avvocato Cesare Brancaleoni:

“Era il 1968 quando, accompagnato da mio padre, varcai per la prima volta la porta dello studio di Veniero, nella speranza di essere accolto come praticante. Poco più che quarantenne lui era già un mito per la sua straordinaria eloquenza ed ispirava un notevole timore reverenziale.

Mi accolse e da quel momento abbiamo condiviso gioie e dolori della Professione. Amava dire a dimostrazione della considerazione che nutriva per la nostra Funzione: “prima di entrare in Aula io mi vesto di dignità”.

E’ stato un grande Avvocato Penalista, uno dei migliori certamente che il 20° secolo abbia partorito in Emilia-Romagna. Allievo spirituale di Genuzio Bentini, di cui condivise la passione per la politica, nel dopoguerra incendiò le piazze gremite con i suoi comizi.

Mi confidò un giorno con un pizzico di civetteria, che attirava più persone lui di Pietro Ingrao, il miglior oratore del Partito Comunista. Si distingueva nelle Aule giudiziarie per la sua eccezionale abilità nel proporre argomenti concatenati da ferrea logica, immancabilmente destinati a persuadere.

Lo ricordo in Corte d’Assise, impegnato nella perorazione finale di una magistrale arringa in difesa di un uomo incensurato che, tradito, aveva ucciso la moglie, affermare commosso, dopo una pausa che aveva ingenerato attesa in chi lo ascoltava rapito: “vedo la vita di quest’uomo come un manto immacolato di neve su cui risalta una piccola macchia rossa”. Il grave delitto di sangue si riduceva nella sua accorata ricostruzione ad una……”piccola macchia”. Uomo di vera cultura, ha lasciato nei suoi libri indimenticabile testimonianza di una vita spesa bene”.


Il messaggio di cordoglio del sindaco Andrea Gnassi a nome dell’Amministrazione Comunale:

“Con Veniero Accreman se ne va un pezzo di storia della nostra città – ha detto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi – quello della Rimini che ha saputo riscattare con la lotta partigiana la propria libertà e poi porre le fondamenta per il proprio futuro. Perché una cosa è certa, ed è che insieme ai tanti coetanei protagonisti di una storia comune, Veniero Accreman ha sempre dato il proprio apporto d’intelligenza e passione alla vita sociale, civile e politica della sua Città.

Lo racconta la sua storia umana, politica, professionale, in cui ha lasciato sempre un tratto distintivo e d’eccellenza. Lucido e analitico, mai facile e accondiscendente. Sono i tratti comuni di una generazione a cui dobbiamo gran parte di quello che oggi siamo capace, come con Veniero, di spendersi per la collettività e per la propria Città. Alla famiglia tutta la vicinanza mia e dell’intera Amministrazione comunale.”

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