19 novembre 2018

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25 anni di legge 381

Sono trascorsi esattamente 25 anni dall’approvazione della legge 381: per molti solo un numero, ma per qualcuno un’innovazione che ha segnato una svolta epocale.

È infatti con questo provvedimento che l’8 novembre 1991 vengono ufficialmente disciplinate le cooperative sociali. Facciamo anche noi il punto su questa legge intervistando alcuni cooperatori riminesi, a partire da Maurizio Casadei, presidente della cooperativa sociale Il Millepiedi: cooperativa riminese impegnata ad offrire servizi sociali, educativi e di cura nella provincia di Rimini e non solo.

 

Che significato ha questo anniversario per chi si occupa di cooperazione?

Per tutti noi che lavoriamo nella cooperazione sociale l’8 novembre è un giorno di festa. Noi cooperatori sociali, dobbiamo molto a questa legge: le nostre vite si sono modellate su quelle parole dell’art. 1 che richiamano ‘l’interesse generale della collettività’. Ne siamo rimasti così coinvolti che abbiamo deciso di spenderci la vita. Questi venticinque anni costituiscono una storia di passione e competenza, di professionalità e relazioni, di sogni, progetti, difficoltà. Una storia tra le tante, la nostra, ma così importante per noi, che non vogliamo perderne il filo…dentro c’è un pezzo della nostra vita.

 

Qual è il contesto sociale in cui la legge si è sviluppata?

Gli anni 70/80 segnarono i primi passi della cooperazione sociale in Italia. Essa si oppose ai valori allora dominanti (ricchezza, consumismo, prestigio, efficientismo) rivendicando una propria autonomia organizzativa ed ideologica. Si costituirono così due filoni di pensiero di questa nuova forma di cooperazione: quello di ispirazione cattolica che possiamo identificare come ‘cooperazione di solidarietà’ e quello laico che partendo dal valore del lavoro, ne aggiunge una valenza collettivo-politica. Il modello cattolico/solidaristico, più vicino al volontariato, si basò su una spinta motivazionale ideale e su un forte impegno personale, tanto da superare il concetto del lavoro nelle sue forme tradizionali. Il modello laico invece privilegiò il ruolo del socio lavoratore, mettendo in primo piano i valori della cooperazione tradizionale; lo scopo sociale si manifestò non attraverso l’impegno/testimonianza del singolo, ma attraverso l’impegno politico, inteso come agente di cambiamento. Ci vollero oltre dieci anni perché queste due forme cooperative superassero le proprie barriere ideologiche per cogliere il loro aspetto unificante: operare non più solo per i propri soci, ma anche per il miglioramento della società.

 

Quali sono le principali novità introdotte dalla legge?

L’innovazione principale della legge 381 è di tipo culturale, poiché affianca allo scopo mutualistico della cooperazione (condizioni vantaggiose per i soci) uno scopo esterno all’impresa e finalizzato alla collettività. L’art. 1 così recita: ‘Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini’. Quindi un uso dell’attività imprenditoriale non a fini privati ma per fini di utilità collettiva, ovvero di miglioramento delle condizioni di vita sociale. È la prima volta che lo Stato riconosce a soggetti privati la possibilità di gestire direttamente qualcosa di suo. Questo concetto colloca le cooperative sociali in una dimensione intermedia fra stato e mercato, e riconosce loro una propria identità. La L. 381 distingue due tipologie di cooperative sociali a seconda che si occupino di gestire servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative di tipo A) o utilizzare il lavoro in diverse attività come strumento per realizzare l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio sociale (cooperative di tipo B).

 

Ma come concretamente opera una cooperativa sociale come la vostra?

L’attenzione che ha sempre accompagnato il nostro agire, pur a volte nelle difficoltà che fanno parte della vita, è stata quella di garantire il rispetto dei nostri principi fondamentali: occupazione dei soci, partecipazione, promozione di prassi solidali sia all’interno che all’esterno, grande qualità nei servizi che offriamo, capacità di collaborare con le istituzioni pur mantenendo libertà ed autonomia di giudizio, capacità di accogliere e di stare a fianco a chi fa più fatica, possibilità di essere costruttori di percorsi di giustizia.

In questi anni la nostra cooperativa è cresciuta moltissimo nella base sociale, nel numero dei servizi che realizza. Essere impresa sociale significa per noi vivere fino in fondo la nostra responsabilità, soprattutto in questo momento, e intendiamo farlo come sempre coniugando professionalità e passione, centralità della persona, collaborazione, rispetto.

 

Quali i valori fondamentali di riferimento?

La persona è il centro di ogni attività de Il Millepiedi. ‘Mi avete voluto bene’: è la voce che vogliamo salga dalle persone che abbiamo accanto a noi. È in fondo la nostra Mission non scritta e al tempo stesso la prima verifica dei risultati raggiunti.

In ogni ambito di intervento, il fattore decisivo è la relazione che nasce. Offrire proposte educative o sostenere le situazioni di disagio è possibile solo nella consapevolezza che ogni uomo porta con sé un valore assoluto, che non può e non deve mai essere ricondotto a schemi di efficienza o produttività.
Crediamo moltissimo nel rapporto profondo e stretto con i nostri territori. È in questi luoghi, nei nostri luoghi, là dove siamo stati piantati, dove viviamo la nostra vita, le nostre relazioni, il nostro lavoro, che abbiamo la splendida responsabilità di vivere la nostra missione educativa, che per sua natura sempre ricerca e costruisce il cambiamento. Il cambiamento tra ciò che è e ciò che vogliamo che sia.

Silvia Sanchini

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