16 novembre 2018

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Vaccinazioni obbligatorie nei nidi. Plauso Renzi, critico M5S. Comilva: inutile

Vaccini e iscrizioni. Morolli: per il Comune di Rimini obblighi confermati

in foto: repertorio

Prima regione in Italia, l’Emilia Romagna ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per i bambini che frequentano gli asili nido. Il via libera al progetto di legge di riforma dei servizi educativi è arrivato ieri dall’Assemblea legislativa. Sui vaccini è arrivato un favore trasversale da Pd, Sel, Fdi e Fi. Astenuta la Lega unico no quello del 5 Stelle. L’obbligo scatterà dal prossimo anno scolastico, non sarà retroattivo e varrà solo per l’iscrizione ai nidi, sia pubblici che privati. Tra i requisiti d’accesso “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”, e quindi aver somministrato antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B. Un provvedimento, oggi lodato via twitter anche dal premier Matteo Renzi, a cui la regione è arrivata alla luce del calo di copertura vaccinale registrato negli ultimi anni: la percentuale di vaccinati che garantisce la migliore protezione a tutta la popolazione secondo l’Oms deve essere superiore al 95% mentre in Emilia-Romagna la copertura è stata del 93,4% nel 2015. Rimini è il fanalino di coda con l’87,5%.

E se l’amministrazione del comune di Rimini, in una nota, parla di civiltà, responsabilità e lungimiranza, il Codacons evidenzia come l’obbligatorietà sia contraria alla normativa nazionale e la norma sia quindi annullabbile. Critico il Movimento 5 Stelle. In commissione era stata proposta una soluzione come quella della regione Veneto che ha puntato tutto sull’informazione ai cittadini. Nessuna contrarietà ai vaccini ma, secondo i pentastellati, l’obbligatorietà otterrà risultati opposti a quelli sperati.

Un provvedimento inutile e demagogico, commenta invece il Comilva parlando di logiche anacronistiche e ricatto ai genitori obiettori. Il direttivo del Movimento per la libertà delle vaccinazioni chiede ai vertici regionali come intendono tutelare la salute dei bimbi più deboli al di fuori dei nidi e annunciano opposizione civile e giudiziaria alla norma.

L’onorevole Tiziano Arlotti auspica invece che le altre regioni seguano l’esempio dell’Emilia Romagna.

. Le interviste alla consigliera del Movimento 5 Stelle Raffaella Sensoli e quelle al presidente della Regione Stefano Bonaccini e agli assessori Venturi e Gualmini (tratte dalla pagina youtube della Regione) sono disponibili sulla pagina Facebook della trasmissione di Radio Icaro e Icaro Tv Tempo Reale.


I commenti

La nota dell’amministrazione comunale di Rimini

“E’ di civiltà, responsabilità e lungimiranza la scelta della Regione Emilia Romagna che proprio ieri ha varato la legge che rende obbligatoria per poter frequentare gli asili nido dell’Emilia-Romagna la vaccinazione dei bambini contro la poliomelite, la difterite, il tetano e l’epatite B.

Riteniamo che la tutela sanitaria di tutti i bambini sia un valore da difendere anche con scelte obbligatorie, che i fatti rendono indifferibili. Perché con la salute non si scherza e ancor meno se a pagare scelte incoscienti e francamente incomprensibili siano altri bambini senza colpa. Si pensi ai bimbi immunodepressi, la cui unica possibilità di frequentare la collettività, a partire dal diritto allo studio, è che tutti gli altri siano vaccinati. In questo senso si afferma un principio non negoziabile, che non va frainteso – come tenta irresponsabilmente di fare qualcuno – a posizione politica ma che finalmente mette solo al centro la salute dei cittadini.

I dati sono estremamente preoccupanti e vedono l’area riminese non solo all’ultimo posto tra le province della regione per percentuale di bimbi vaccinati, ma soprattutto perché, con l’87,5% nel 2015, siamo colpevolmente al di sotto da quella percentuale del 95% che l’ Organizzazione mondiale della sanità (Oms) indica come soglia indispensabile per garantire la migliore protezione a tutta la popolazione.

Per noi è importante proteggere tutti i bambini che proprio perché frequentano luoghi di socialità come i nidi corrono in generale rischi maggiori di contrarre malattie infettive a causa della maggior circolazione di virus e batteri.

In attesa delle regole attuattive, ci sarà tempo fino a maggio – giugno del prossimo anno per mettersi in regola così da consentire ai genitori dei bimbi non ancora vaccinati di aver il tempo necessario per rispettare le nuove disposizioni. Un lasso di tempo che riteniamo giusto, così come riteniamo giusto essere rigorosi – come lo saremo – nel verificare, prima di accettare la domanda di iscrizione, la presenza del certificato di avvenuta vaccinazione che costituirà requisito necessario e inderogabile di accesso ai servizi educativi e ricreativi pubblici e privati. Le norme attuative della Regione saranno indispensabili anche per valutare la situazione dei bambini non vaccinati che già frequentano strutture per l’infanzia comunali: vedremo l’orientamento generale ma appare evidente che non si possa togliere il diritto a chi già frequenta il nido.

Parallelamente proseguiremo già dai primi mesi del prossimo anno, insieme agli altri soggetti operanti non solo nei nidi ma più in generale nella scuola, nell’opera di conoscenza e sensibilizzazione sul tema delle vaccinazioni, convinti che anche col confronto e il dialogo si possano superare posizioni che riteniamo fortemente sbagliate.”

La nota del Codacons

La legge regionale dell’Emilia Romagna che impone la vaccinazione ai bambini per l’ammissione agli asili nido va contro la normativa nazionale e, in quanto tale, è annullabile. Lo afferma il Codacons, che annuncia una pioggia di ricorsi contro le strutture scolastiche non appena la legge varata ieri diventerà operativa.
Il D.P.R. 26 gennaio 1999, n. 355 in materia di vaccinazioni obbligatorie afferma testualmente: “I direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti, all’atto dell’ammissione alla scuola o agli esami, ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione da parte dell’interessato della relativa certificazione […] La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami”.
La normativa nazionale, quindi, va nella direzione opposta rispetto alla legge regionale varata ieri perché, pur richiedendo le vaccinazioni obbligatorie, esclude la possibilità di vietare la frequentazione degli istituti per quei bambini che non sono stati sottoposti ai vaccini. Ciò darà vita ad una pioggia di ricorsi da parte del Codacons e delle famiglie nei confronti di quegli asili che adotteranno la nuova legge dell’Emilia Romagna, anche e soprattutto in considerazione del fatto che i genitori sono impossibilitati a somministrare ai figli i 4 vaccini obbligatori previsti dalla legge regionale, non essendo in commercio i vaccini richiesti né in forma singola, né in quella tetravalente.
L’unica possibilità per superare la situazione di impasse che si verrà a determinare, è obbligare l’Aifa ad immettere in commercio i 4 vaccini obbligatori in singole fiale, così da permettere ai genitori di rispettare la legge e non costringerli al ricorso all’esavalente, che come noto è l’unica soluzione disponibile in Italia per le vaccinazioni obbligatorie, ma che contiene anche due vaccini non imposti da alcuna norma”.
La nostra battaglia non è contro i vaccini, che riteniamo indispensabili, ma è a favore dei vaccini singoli e testati e del rispetto delle norme nazionali che non possono essere stravolte da una giunta regionale forse poco competente in materia. Stiamo inoltre ricevendo centinaia di segnalazioni dei genitori in merito al tema vaccinazioni, che sottoporremo ora al vaglio di una commissione medica” – conclude Rienzi.

La nota del direttivo del Comilva

L’Emilia Romagna ha da oggi una nuova legge regionale che riforma i servizi educativi per la prima infanzia, dall’Assemblea legislativa con 27 voti favorevoli (Pd), 5 no (M5s) e 10 astenuti (Sel, Ln, Fdi, Fi). In particolare l’articolo 6, quello che introduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni antipolio, antidifterite, antitetanica e antiepatite B come requisito d’accessoper i bambini a quegli stessi servizi, pubblici e privati, è tato votato daPd, Sel, Fdi, Fi; contrario il M5s, astenuta la Ln.

Contrariamente a quanto affermato dagli esponenti della giunta regionale, questo provvedimento non ha nulla a che fare con la tutela della salute pubblica e dei bimbi più deboli, né è fondamentale per la prevenzione. È un provvedimento inutile e demagogico, che serve solo a mostrare i muscoli di una amministrazione sorda alle istanze della cittadinanza e prona verso logiche di prevenzione anacronistiche che si basano sull’equazione indimostrabile vaccinazione=immunizzazione, che servono solo a ricattare i genitori obiettori negando un diritto e un servizio fondamentale, un atto di pura violenza contro la famiglia.

Ci chiediamo semplicemente come l’Assessore Venturi e il Presidente Bonaccini intendono tutelare la salute dei bambini più deboli al di fuori dei nidi: si facciano questa domanda e ci diano una risposta credibile.

La vaccinazione è un atto medico importante che comporta rischi documentati da reazioni avverse certificate da organi istituzionali: l’ultimo Rapporto di sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia riguarda il 2013 [1].

In quel rapporto furono dichiarate 3.727 reazioni avverse, che in realtà – semplicemente rendendo omogeneo il tasso di segnalazione al livello del Veneto – dovevano essere almeno 15.000. Rispetto all’anno precedente, l’indagine rivelava un forte aumento della segnalazione nella fascia di età da 1 mese a meno di due anni (dal 34% al 63%). Nel rapporto OSMED 2015 [2], per la stessa fascia di età si è passati da 2.341 (2013) a 6.273 segnalazioni (quasi l’80% del totale), quindi con un incremento del 168% (2.68 volte). Gli alunni con disabilità nel sistema scolastico italiano erano nel 2013 complessivamente 222.917, pari al 2,5% dell’intera popolazione.

Si presume che nel 2015 questo numero abbia raggiunto le 250.000 unità [3]. Con questi numeri, a tutte le persone di buon senso, appare chiaro che qualsiasi provvedimento o misura di carattere pubblico si debba prendere in campo vaccinale, questa non può prescindere da una adeguata valutazione del rischio, sulla base di una altrettanto adeguata analisi del contesto. Tutto questo viene semplicemente IGNORATO da questa amministrazione.

Ribadiamo che questo provvedimento contrasta in modo evidente con la legge regionale DGR 256 del 13 marzo 2009, “Indicazioni alle Aziende sanitarie per promuovere la qualità delle vaccinazioni in Emilia-Romagna” e con il DPR 355/1999 (Regolamento recante modificazioni al DPR 1518/67 in materia di vaccinazioni obbligatorie, normativa nazionale). Va in direzione diametralmente opposta alla Convenzione di Oviedo (Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina – Convenzione di Oviedo – Consiglio d’Europa, 1996) a cui il nostro paese ha aderito pienamente.

COMILVA utilizzerà ogni forma possibile di opposizione civile e giudiziaria verso questa deriva autoritaria, pericolosamente inutile, irrispettosa e lesiva delle libertà fondamentali e dei diritti della famiglia.

Il commento dell’onorevole Tiziano Arlotti (PD)

La vaccinazione obbligatoria per i bambini che frequenteranno l’asilo nel prossimo anno scolastico è diventata legge: a fare da “apripista” è la Regione Emilia Romagna. Il deputato riminese del Pd Tiziano Arlotti plaude a questa iniziativa: «Si tratta di un passo molto importante, portato a termine coerentemente con gli impegni presi dal presidente della Regione Stefano Bonaccini. Ora auspico che questo esempio venga seguito anche da altre Regioni e a livello nazionale. Lo stesso premier Matteo Renzi ritiene fondamentale questo tema, a tutela della salute pubblica». Per mettersi in regola c’è tempo fino a giugno 2017. Oggi in Italia l’obbligo riguarda 4 vaccinazioni: poliomielite, difterite, tetano e epatite B. Per l’accesso al nido, i genitori dei bimbi non ancora vaccinati avranno tempo per presentare il certificato di avvenuta vaccinazione fino a quando non sarà accettata la domanda d’iscrizione (maggio-giugno 2017, data che varia a seconda del Comune di appartenenza). Arlotti ricorda che Rimini resta ancora “maglia nera” in regione per percentuale di bambini vaccinati. I dati relativi al 2015 confermano che la copertura è dell’87,5% «ben al di sotto della media regionale».

Andrea Polazzi

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