20 novembre 2018

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Il mantra del venerdì nero

ll mantra del venerdì nero

in foto: da sarcasm.com

‘Il mio primo Thanksgiving americano lo passai quasi interamente al lavoro. All’uscita dalla redazione, New York – già bell’imbiancata da una spruzzata di neve – sembrava deserta. Per quanto New York possa essere deserta. Almeno per un giorno, il calore della famiglia, la tradizione, il tacchino ripieno con la salsa di mirtilli sulla tavola imbandita – magari decorata seguendo le dritte di Martha Stewart – avevano trionfato sulla frenesia della City. Per poco. Manco il tempo di mettere in frigorifero i resti del pennuto al forno che le Tv via cavo iniziavano a raccontare l’attesa spasmodica, da una parte all’altra del Paese, del Black Friday – che oggi fa così figo pure da noi – con tanto di inviati fuori dalle catene commerciali a riprendere i primi appassionati dello shopping. Già incredibilmente in fila per accaparrarsi, subito, gli oggetti in saldo. Celebranti, rosi dalla bulimia consumistica di un giorno – c’è chi dice chiamato così perché i libri contabili dei commercianti passavano dal rosso delle perdite al nero del guadagno – in cui comprare, comprare, comprare. Non importa nemmeno cosa. Pur di comprare. A prezzi d’occasione.

Una nazione – dagli stati del Midwest al delta del Missisipi, dalle coste alle metropoli, fino al più piccolo paesello rurale – in coda davanti ai negozi. Puntuale, ogni anno, mi è toccato il pezzo sul Black Friday – pure divertente da scrivere – e puntuale, ogni anno, la curiosità per la venerazione, da parte di tutte quelle persone, dell’acquisto compulsivo. Spesso inutile: se c’è un consumatore che, più di ogni altro, accumula in casa gli oggetti più disparati – di cui, poi, si dimentica in fretta, è quello americano. Che, nel venerdì nero, da il ‘meglio’ di sè. ‘Cosa ha acquistato di bello?’ ricordo la domanda di un anchorman a un accaldato signore di mezza età con un pacco voluminoso e un sorriso a 32 denti. Felicissimo di raccontare fuori dal centro commerciale, in diretta nazionale, il suo colpo gobbo. “Ho preso un forno a microonde”. ‘Ed è quello che voleva?’. “Onestamente no, volevo un aspirapolvere ma erano finiti. Comunque questo è un gran bel forno. E poi per quanto lo ho pagato…”. Lo si può mettere in soffitta con leggerezza.’

dal blog Pendolarità

Gianluca Angelini

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