13 novembre 2018

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Casa don Gallo, stop temporaneo a colloqui. Da casa Madiba due campagne di sensibilizzazione

in foto: conferenza stampa davanti al Villino Ricci

Il 23 novembre 2015 il villino Ricci veniva sgomberato, dentro c’erano 14 persone non autorizzate. Ad un anno di distanza gli attivisti di Casa Madiba sono tornati davanti al giardino della villa per ribadire l’emergenza senza tetto a Rimini. Molti nell’ultimo anno hanno trovato risposta a casa don Andrea Gallo che, però, oggi è arrivata al massimo di capienza tanto da spingere gli attivisti a chiudere momentaneamente i colloqui per l’accoglienza. “In casa in questo momento sono ospitate 45 persone, oltre la capienza abituale – spiega Manila Ricci, di Casa Madiba – e in più da alcune settimane sono cresciute le richieste. Sono cinque, sei i ragazzi, usciti dai percorsi emergenziali del territorio, che hanno chiesto di essere accolti. A questo si aggiungono una novantina di persone che hanno fatto il colloquio per essere accolti a cui non si è riusciti ancora a dare risposta. Abbiamo deciso di interrompere temporaneamente i colloqui per l’accoglienza per avviare una fase di riflessione, analizzare i dati e rilanciare“. “Ricordiamo ancora con sofferenza  il 23 novembre dello scorso anno – aggiunge Mara Marani, ex candidato sindaco per Rimini People e tra gli attivisti di Casa Madiba – Era una giornata fredda e i ragazzi sono stati trattati davvero male. Dopo un anno siamo qui per ribadire che l’emergenza senza tetto non è in alcuno modo migliorata e lo facciamo davanti a questa villa che è rimasta chiusa ed ancora più degradata

Il presidio di oggi è stata anche l’occasione per lanciare due campagne. Con una si cercherà di sensibilizzare il nuovo CDA di Acer che entro la fine anno dovrà presentare un programma di interventi, l’altra la Prefettura perché monitori come vengono gestiti gli appalti per l’accoglienza dei profughi.

Una campagna su Acer – spiega Manila Ricci – perché vengano recuperati gli immobili sfitti, assegnate le tutte le case, sistemati gli immobili pubblici esistenti, come azioni fondamentali per dare risposte ad homeless e sfrattati. L’altra campagna riguarda i centri di accoglienza straordinaria. A casa Gallo e al Guardaroba solidale arrivano ragazzi, senza che le cooperative abbiano fornito loro beni primari, come invece prevede il capitolato d’appalto sottoscritto con la Prefettura, vestiario e prodotti per la cura personale. Chiediamo alla Prefettura che faccia azioni di monitoraggio e controlli che non sono mai stati fatti“.

Simona Mulazzani

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