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Scavi ex fiera, Pistillo integra esposto. Il caso delle mancate indagini preventive

Attualità

7 ottobre 2016, 19:34

Scavi ex fiera, Pistillo integra esposto. Il caso delle mancate indagini preventive

in foto: Pistillo e Camporesi in conferenza stampa

Dopo aver fatto emergere un errore nella collocazione sulle carte del ritrovamento nel 1983 di un’antica tomba, oggi al Museo, la campagna di Leonardo Carmine Pistillo (partita a nome del Cuore di Rimini) con l’obiettivo di mostrare come il patrimonio archeologico dell’area del comparto Aquarena non sia stato adeguatamente tutelato e come ci siano discrepanze tra le cartografie archeologiche e la realtà dei fatti, continua con nuove documentazioni integrate nei giorni scorsi alprimo esposto già presentato ai Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale di Bologna.

A febbraio – spiega Pistillo – la Sovrintendenza Archeologica di Bologna, accogliendo proprio le sue sollecitazioni, aveva disposto prescrizioni più stringenti per due delle tre aree del comparto (quelle di piscina e supermercato). E oggi Pistillo solleva un nuovo caso, legato ai ritrovamenti a settembre di una quindicina di tombe e dei resti di un insediamento di età preromanica. Avvenuti al confine tra la zona due (quella del supermercato) e la zona tre, quella privata destinata al residenziale esclusa dalle prescrizioni di febbraio. E’ emerso che in parte dell’area 2 non erano stati eseguite nuove indagini preventive perché risultavano già effettuati in passato. Ragione che oggi rende necessario, per Pistillo, ben altre precauzioni anche nell’area tre che sta facendo emergere reperti: asportabili e quindi non influenti sull’avanzamento dei lavori, ma importanti nonché contraddittori nei confronti della classificazione come area a bassa potenzialità archeologica come nelle carte allegate al PSC. E il rischio che lì ci fossero reperti, Pistillo e Camporesi ricordano di averlo fatto presente da tempo ma senza risposte.

In un’interrogazione presentata ieri Luigi Camporesi di Obiettivo Civico, alla luce del fatto che risultano ormai da rifare le cartografie sulla potenzialità archeologica di quei terreni allegate al PSC,  classificati come aree a bassa potenzialità archeologica, ha chiesto se l’Amministrazione intende chiamare qualcuno a rispondere degli errori ed eventualmente rivalersi sulle responsabilità.

L’Amministrazione giù un mese fa aveva replicato che i cantieri all’ex fiera sono sotto stretta e costante vigilanza della Sovrintendenza e che i ritrovamenti saranno preservati e valorizzati come già avvenuto per il Galli e per il Fulgor.


 

L’intervento dell’Amministrazione Comunale dell’8 settembre scorso:

Che Rimini abbia una storia sepolta nel suo sottosuolo è un fatto che, nel tempo, ha avuto innumerevoli prove: ne sono conferma anche i recenti ritrovamenti emersi durante i lavori in corso in via Simonini, che hanno portato alla luce reperti di età imperiale attualmente al vaglio della Soprintendenza.

Nasce proprio dalla consapevolezza della ricchezza della nostra storia e dalla volontà di valorizzarla, la decisione di seguire con minuziosità e attenzione i cantieri attualmente in corso, con il presidio costante e competente della Soprintendenza.

Ricordiamo che, prima dell’avvio dei lavori, nell’area del comparto ex Palacongressi era stata eseguita un’accurata campagna di indagine archeologica da parte di ditte specializzate per verificare la consistenza di eventuali stratificazioni ancora conservate nel sottosuolo. La Soprintendenza aveva quindi effettuato circa 40 carotaggi, che hanno portato ad escludere scoperte archeologiche di rilievo.

L’area interessata dalla realizzazione del comparto commerciale–residenziale privato dove sono stati effettuati gli ultimi rilievi è quotidianamente sorvegliata dagli archeologi e dai geologi, sotto la direzione della stessa Soprintendenza, proprio allo scopo di verificare l’eventuale presenza di reperti e tutelare quindi eventuali ritrovamenti di rilievo. Una modalità di monitoraggio accurata e minuziosa che, come dimostrano i recenti ritrovamenti, consente alla Soprintendenza di intervenire in maniera immediata e di poter quindi approfondire l’entità e il valore dei reperti emersi. Così come è stato per altre opere in corso che hanno comportato importanti scavi – come è stato ad esempio il Fulgor o il teatro Galli – il sopravvenire di scoperte archeologiche di qualsiasi entità saranno raccolte, esaminate e valutate di concerto con la Soprintendenza, per poterle valorizzare con gli strumenti più idonei, portando avanti di pari passo le opere progettate e in corso”.

Maurizio Ceccarini

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