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Noi… un bellissimo anno!

storieVita AssociativaRimini

5 ottobre 2016, 08:39

Eccoci qui, giunti alla fine del nostro anno di servizio civile. Mentre scriviamo i ricordi passano veloci e non sembra vero che sia già trascorso un anno. Così in fretta.

Un anno fa abbiamo deciso di buttarci in questa esperienza, chi con la paura, chi con le ansie e l’insicurezze, chi invece forte di esperienze passate e carico per la nuova avventura.

Fin da subito ci è stato chiaro che il lavoro da sostenere era tanto e vari erano i servizi su cui eravamo impegnati: dalla mensa, al servizio docce, dal Centro d’Ascolto al Centro educativo in cui davamo una mano nel fare i compiti ai bambini, dal Giro Nonni all’impegno a scuola e con le classi e i gruppi che venivano a conoscere la realtà della Caritas. E tutti questi servizi ci portavano dentro a realtà diverse ognuna con la sua chiave di interpretazione da imparare a leggere tra le righe. Ed ogni situazione, drammatica e reale doveva essere affrontata con un metodo diverso ed efficace.

Dopo poco tempo abbiamo iniziato a cambiare idea sul nostro “lavoro”. Non consisteva semplicemente nello svolgere bene e senza errori il proprio compito ma c’era qualcosa di più che si guadagnava e non entrava in tasca ma un po’ più su.

 

Parola d’ordine: dignità

La parola forte che ha accompagnato le nostre giornate in Caritas è stata dignità. Ogni persona che abbiamo incontrato aveva fatto una scelta di vita pagandone a caro prezzo le conseguenze. Chi aveva perso il lavoro, chi gli affetti. Nessuno di loro ha mai rimpianto ciò che la vita gli aveva offerto. Una faccia tosta come tosto è il pavimento su cui dormono ogni notte. Il rapporto con le persone è difficile da costruire. Gente schiva, isolata e sola. Ci siamo sempre impegnati per essere vicini alle persone disperate offrendo ascolto a chi doveva solo parlare e sfogarsi oppure avere parole di conforto.

Solo una costante presenza nei luoghi del servizio ha portato a comprenderli a fondo a giustificarli qualche volta ma mai ad additarli con stupidi pregiudizi. Il servizio civile è stato capace di essere strumento di accoglienza anche per molti stranieri che hanno deciso di venire a cercar fortuna in Italia.

 

I nostri compagni di viaggio

Come avrete capito è difficile sintetizzare in poche righe tutto ciò che è accaduto in questi mesi.

C’è sempre il timore di dimenticare, di non citare, di tralasciare qualcuno o qualcosa di importante.

In questo percorso non siamo mai stati soli, molte persone ci hanno accompagnato, ci sono state amiche e ci hanno guidato. I compagni di avventura del gruppo di servizio civile, Paola, Daniela, Alessandro, Alice, Isabella e tutti gli altri operatori e volontari, tutti gli ospiti e le persone che vengono in Caritas…

Ognuno di loro ha lasciato un segno dentro di noi, più o meno tangibile, ma che comunque rimarrà.

Le emozioni vissute in questo anno sono state tante e diverse e non neghiamo che ci siano stati anche momenti di difficoltà e qualche dispiacere. È però vero che queste esperienze sono servite a crescere e a migliorare il nostro servizio e, speriamo, anche quello degli altri operatori e volontari in Caritas. Possiamo dire di esserci “buttati” in questa avventura, di esserci immersi completamente in tutto questo, e alla fine di essere cresciuti.

Un’esperienza così la si può spiegare in mille modi diversi, ma è solo facendola, che si può capire quanto sia significativa.

Alla fine l’emozione più vera la senti se credi davvero in quello che stai facendo. Certe cose possiamo solo immaginarle ma è vivendole che le sentiamo davvero dentro di noi. Alla fine di quest’anno ci si sente qualcosa di nuovo, in più. Qualcosa di difficile da capire e descrivere.

Qualcosa che si scoprirà solo con il tempo.

Nell’ultimo periodo abbiamo sentito spesso risuonare frasi del tipo “arriverà la fine ma non sarà la fine”, “ad ogni fine c’è un nuovo inizio” etc. Ora che la fine è arrivata possiamo dire che questo anno ci è servito, ci sentiamo più preparati, maturi, pronti ad affrontare il futuro e ad intraprendere nuovi percorsi.

 

Ciao a tutti!

Ci congediamo citando le parole di don Primo Mazzolari che ci sono state consegnate come mandato finale di questo anno di Servizio Civile: “Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri … ci impegniamo senza pretendere che gli altri si impegnino; ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore; ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo.

 

I ragazzi del Servizio Civile 2015-2016

Il Servizio Civile Nazionale, istituito con la legge 6 marzo 2001 n° 64, – che dal 1° gennaio 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria – è un modo di difendere la patria, il cui “dovere” è sancito dall’articolo 52 della Costituzione.

Il servizio civile volontario permette ai giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico, impegnandosi 30 ore a settimana a servizio dei poveri.

Negli anni sono stati proposti diversi progetti che hanno permesso ai ragazzi di impegnarsi in prima linea nelle attività della Caritas diocesana, diventandone protagonisti, rendendo l’esperienza occasione di crescita personale e una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva.

Durante l’anno di Servizio civile i ragazzi imparano a conoscere da vicino i diversi volti della povertà, spesso invsibili agli occhi dei più.

La ricchezza di questa esperienza è l’inizio di un cambiamento tangibile nello stile di vita della persona che decide di intraprendere questo percorso.

A ottobre una nuova squadra di giovani inizierà l’anno di Servizio Civile Volontario: saranno 13 suddivisi in 4 progetti: giro nonni, centro di ascolto, osservatorio, educazione alla mondialità e centro educativo.

 

InformaCaritas

Redazione RiminiSocial 2.0

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