martedì 17 settembre 2019
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In foto: uno dei cantieri del Trc a Riccione
di Redazione   
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mer 7 set 2016 16:29 ~ ultimo agg. 8 set 15:25
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Un progetto non sostenibile, sbagliato e nato vecchio. Si potrebbe sintetizzare così il giudizio dell’associazione Italia Nostra sul Trc in via di costruzione tra Rimini e Riccione. L’associazione, in una nota, assimila il metrò di costa ad “un filobus che corre su una corsia sopraelevata a senso unico alternato, che praticamente raddoppia sul lato monte la linea ferroviaria tra Rimini e Riccione” e ricorda come il progetto nel 1998 fosse stato esonerato (su proposta della Provincia, avvallata dalla Regione e Cipe) dalla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale fatto che “ha impedito di valutare tempestivamente gli effetti disastrosi che oggi si rivelano” e che le successive modifiche hanno, secondo Italia Nostra, ulteriormente aggravato. L’associazione poi entra nel merito della situazione riccionese ricordando i 200 pini abbattuti ed evidenziando come i lavori abbiano “accresciuto la frattura prodotta dalla ferrovia esistente, con alti muri di cemento” e “devastato le porte di accesso alla “città del mare” con il raddoppio dei ponti esistenti”. Effetti, spiega Italia Nostra, ben diversi da quelli enunciati nel progetto che recitavano “non muri ma strutture leggere di arredo urbano e maggiore permeabilità della circolazione fra monte e mare”.
Sulla possibilità che il TRC, a fronte di 100 milioni di spesa, sia in grado di decongestionare il traffico, l’associazione si dice perplessa e ricorda la nuova direttrice intermedia tra Rimini e Riccione (il prolungamento di via Roma) che vanta tempi di percorrenza competitivi. Inoltre Italia Nostra avanza dubbi sulla sostenibilità della futura gestione dell’opera che necessiterebbe di 5milioni di utenti all’anno.
Due le richieste che avanza l’associazione. In primis la compensazione del verde abbattuto in un altra zona della città e secondo, anche attraverso “un responsabile collaudo”, “scegliere il minor costo fra politiche che garantiscano il funzionamento dell’opera o in alternativa il suo abbandono con il ripensamento di mezzi e funzioni”.

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