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di Gianluca Angelini   
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mer 28 set 2016 08:10 ~ ultimo agg. 08:04
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Alla fine – dopo una settimana di discussioni sull’opportunità e l’eticità della spesa domenicale – l’ultima parola, lieve e ironica, l’ha detta proprio lui, Gianni Morandi “Oggi è domenica e non mi muovo di casa. Niente edicola, niente caffè al bar, poi magari mi capita di trovare un supermercato aperto e mi vien voglia di entrare…”. Un buffetto ‘felpato’, come da specialità della casa, a spegnere un fuoco divampato, per una foto su Facebook e una didascalia. “Buona domenica! Ho accompagnato Anna al supermercato”.
Un fuoco, alimentato a suon di “vergognati” e accuse di insensibilità verso i lavoratori rovesciate dagli Internauti sul cantante di Monghidoro che, un tempo, invitava la fidanzatina a farsi mandare dalla mamma a prendere il latte (a ‘sto punto non la domenica) e che, da qualche annetto è una vera e propria star sul Web, con oltre 2,4 milioni di seguaci su Facebook a commentare entusiasti , ogni giorno, quadretti di vita famiglia Morandiana. Felici della quotidianità, semplice, del loro beniamino.
Mai, o quasi, al centro del livore internettiano. Giusto qualche mese addietro, quando disse la sua sul tema minato dell’immigrazione, il Gianni nazionale si beccò gli attacchi di tanti navigatori – ma sui migranti, si sa, lo scontro, a tutti i livelli è feroce – poi più nulla. Fino alla settimana scorsa quando, sulla domenica al supermercato, si è scatenata la diatriba.
Che, se da un lato fa risaltare l’innata indole del popolo della Rete all’attacco gratuito, al dileggio purchessia e a prescindere dal tema al centro del dibattito (si trattasse pure del terremoto in Centro Italia) tanto da arrivare a travolgere addirittura il ‘tenero Gianni’, dall’altro pone l’accento su un argomento serio: sdoganare, come ha fatto il Governo Monti con il decreto ‘Salva Italia’, la liberalizzazione degli orari e le aperture domenicali, ha funzionato oppure no? Ha risollevato il Pil oppure no? È vissuto come un passo avanti oppure no?
Già perché quella foto innocua di Gianni Morandi con la busta della spesa alla domenica, oltre a certificare che sui navigatori del Web e le loro reazioni, Umberto Eco non sbagliava poi tanto, qualche spunto di riflessione lo offre.
Certo, il mondo che corre difficilmente si può fermare – e il mondo che corre ha sacrificato la domenica e tutti i giorni festivi sull’altare degli affari – e tante attività, da sempre, lavorano soprattutto la domenica ma, guardando alle reazioni di sindacati e associazioni di categoria, la liberalizzazione degli orari non sembra essere stata, o non lo è ancora, la panacea per tutti i mali.
Confcommercio e Confesercenti hanno manifestato più volte e ciclicamente la propria contrarietà al provvedimento varato dall’Esecutivo Monti alla luce del fatto che la normativa esalta – in maniera particolare – la grande distribuzione organizzata a scapito dei piccoli esercizi commerciali, spesso a conduzione famigliare. Costretti a fare i salti mortali per far fronte agli orari ‘extra-large’, quando non a chiudere i battenti, sfiancati dalla concorrenza dei centri commerciali.
Che, a loro volta, non hanno perso l’occasione di trasformare la domenica e gli altri giorni di festa nel nuovo ‘must’ per lo shopping – tra promozioni e eventi – e persino la notte senza che questo si sia tradotto, necessariamente, in nuove assunzioni stabili. Spesso, anzi, le grandi catene assumono part time con la domenica obbligatoria e tanti sono i precari e i lavoratori pagati con voucher.
E sul fronte sociale la Chiesa, da sempre, ha stigmatizzato il lavoro domenicale, battendo sul tasto della disgregazione familiare.
C’è poi il versante culturale che va a intrecciarsi, e non poteva essere diversamente, con quello economico. Lo sbilanciamento verso i centri commerciali sta mutando, quasi irreversibilmente, il modo di vivere il dì di festa e le città.
I centri storici, cuore pulsante e agorà in cui incontrarsi, sono stati sostituiti, di fatto,  da cattedrali luccicanti – freschissime d’estate, calde e avvolgenti d’inverno – costruite solitamente ai margini cittadini, davanti a una distesa di parcheggi e in cui, sotto volte dipinte, si trova di tutto: dai negozi, al cibo, ai cinema.
Nuove piazze, chiuse, con migliaia di lucine a sostituire il cielo, in cui passare ore, a scapito della ‘desertificazione’ dei centri storici, fino a poco tempo fa, con i loro negozi, centri commerciali (e culturali) a cielo aperto. Spesso incastonati, in un Paese come l’Italia, tra opere d’arte, scorci incantevoli, storia.
E dire che Gianni aveva solo postato una foto.

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