Il “Doc” Corbari saluta i Crabs dopo 54 anni di servizio (gallery)

"Doc" Corbari

in foto: Il dottor Corbari premiato dal vicepresidente dei Crabs, Maresi

Amichevole Crabs-Imola 76-53 (14-11; 39-26; 57-41)

Tabellino Crabs: Baldassarri 0 in 1 min, Meluzzi 14+6ass in 40 min (6/10 al tiro), Signorini 0 in 6 min, Pesaresi 10+5pr in 24 min (4/7 al tiro), Toniato 13 in 18 min (5/6 al tiro), Maiello 4 in 12 min (2/3 al tiro), Busetto 0 in 20 min (0/3 al tiro), Battistini 6+5rb in 20 min (2/13 al tiro), Tiberti 4 in 12 min (2/5 al tiro), Aglio 12 in 23 min (6/9 al tiro), Foiera 10+10rb in 21 min (3/6 al tiro), Chavdarov 3 in 3 min.

Dopo 54 stagioni al servizio del Basket Rimini, un pezzo della storia biancorossa come il dottor Enzo Corbari saluta i granchi per raggiunti limiti di età. Per oltre mezzo secolo il ‘doc’, com’è comunemente conosciuto nel mondo dei Crabs, si è occupato degli acciacchi dei giocatori che hanno vestito la canotta col granchio stilizzato.

“Non riesco nemmeno a quantificare il numero di giocatori che negli anni sono passati da me” ride Corbari – attraversando momenti gloriosi e momenti bui, sempre pronto a fare tutto il possibile per garantire la miglior condizione dei cestisti riminesi, fino all’addio annunciato alla vigilia della settantesima stagione della storica società biancorossa.

“Iniziai la mia collaborazione con il Basket Rimini nel 1962, subito dopo la laurea in medicina – dice Corbari –, in quegli anni si giocava all’aperto, erano tempi eroici, con molta passione a cui si aggiungeva però una certa quantità di pressappochismo. Mi interessavo molto di sport, per un certo periodo sono stato anche il medico sociale della Rimini Calcio, ma la pallacanestro è sempre stata la mia passione, ragion per cui ho continuato questa mia collaborazione finché ho potuto”.

Gli anni passano e il Basket Rimini inizia ad acquisire un ruolo sempre più importante nel panorama cestistico nazionale.
“Ricordo con gioia i tempi della Sala Mostre, prima che venisse costruito il Flaminio per poi trasferirsi al 105 – continua il ‘doc’ -, fare il medico sociale è sicuramente molto impegnativo, ma d’altra parte è un’esperienza veramente fantastica. Certe trasferte erano delle vere e proprie avventure, ho però avuto la possibilità di visitare Auschwitz e Waterloo negli anni in cui la squadra si qualificò alla Coppa Korac e in ogni caso devo dire di aver sempre avuto un ottimo rapporto con tutti i ragazzi. Ricordo tutti con piacere, tra quelli con cui ho legato di più ci sono German Scarone, Peter Guarasci e Cristiano Zanus Fortes, mentre quest’estate ho ricevuto la graditissima visita di Nelson Ingles: ho sempre cercato di essere un punto di riferimento per i giocatori, i quali si sono sempre comportati in maniera esemplare e molto rispettosa nei miei confronti. Non sempre era facile abituarsi alla realtà riminese, soprattutto per quanto riguardava i giocatori stranieri, e devo dire che per alcuni di loro sono stato come un secondo padre”.

Nel corso dei tanti anni passati in società, il dottore ha partecipato ai momenti di gioia come le promozioni e le vittorie, ma ha anche attraversato quelli più bui, sempre pronto a dare il suo fondamentale contributo.
“Ho ancora in mente le grandi feste per le vittorie, ma anche i momenti tristi come le retrocessioni – spiega il ‘doc’ –, alla fine penso che lo sport sia un po’ lo specchio della vita, con avvenimenti positivi e altri negativi: io ho sempre cercato di guardare più al bicchiere mezzo pieno, e devo dire di essere soddisfatto di quanto ho fatto. Tra i ricordi più belli, sicuramente metterei la serie contro Caserta: dopo la vittoria in gara 5, il viaggio di ritorno in pullman è stata una grandissima festa”.

Nonostante le alterne vicende della società biancorossa, Corbari è sempre rimasto, non soppesando mai la possibilità di andarsene.
“Il discorso monetario per me è sempre stato in secondo piano – prosegue il dottore –, il Basket Rimini è sempre stata una ragione di vita. come il mio lavoro in pronto soccorso o con l’AVIS e il teatro: devo ringraziare tutte le persone che si sono fatte aiutare, poiché mentre lo facevo, aiutavo anche me stesso”.

Riguardando l’album dei ricordi, al dottore tornano in mente episodi veramente singolari.
“Negli anni passati in società ne ho viste veramente di tutti i colori – racconta divertito il ‘doc’ – come i calci nel fondoschiena di Adriano Angeli all’arbitro colpevole di aver fischiato i tre secondi di Israel, oppure la chiappa di Scarone piena di sangue, o ancora Middleton costretto a scendere in campo con una ginocchiera di latta”.

“Il bilancio della mia avventura con i Crabs è sicuramente positivo, ho sempre accettato i momenti negativi cercando di compensarli con quelli più felici e devo dire di esserci riuscito. Il tempo però passa anche per me, inizio a far fatica a spostarmi e non penso che sia dignitoso vedere un ultraottantenne correre per il campo a soccorrere gli infortunati: lascio il mio posto ad un collega capace ed esperto come Adriano Albertini – conclude il dott. Corbari – ma continuerò a venire al Flaminio a tifare per i granchi, così come a scrivere le mie poesie. Sempre forza Rimini!”

Roberto Bonfantini

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