19 novembre 2018

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Ecco come vengono portate a segno le truffe a danno degli anziani. L’opera di sensibilizzazione dei Carabinieri

truffe a danno degli anziani

in foto: (archivio)

Sono sempre più frequenti le truffe a danno degli anziani. Il modus operandi dei malviventi prevede di solito le seguenti fasi:

individuazione delle potenziali vittime, generalmente persone anziane sole, deboli dal punto di vista psicologico e, pertanto, non in condizioni di difendersi;

raccolta, allo scopo, di notizie sul loro conto nei luoghi di interesse per poi utilizzarle nel condurre l’approccio truffaldino;

dichiarazione di “appartenenza” alle Forze di Polizia o anche ad altri Enti (tecnici del gas, dell’Enel, delle Poste, delle Agenzie delle entrate, ecc…) e, in alcuni casi, come Avvocati e Funzionari di Enti Pubblici;

simulazione di “emergenze” con il coinvolgimento di congiunti degli anziani (es. incidenti stradali), per le quali i furfanti assicurano interventi risolutivi previa consegna di adeguate somme di denaro, necessario per le relative spese.

I soggetti in questione, abilissimi nel proporsi e bene organizzati dal punto di vista operativo, spesso riescono con tali ignobili comportamenti a sottrarre alle povere vittime, non in grado di valutare o di reagire, diverse migliaia di euro o anche preziosi in oro, con un danno incalcolabile non tanto e non solo sul piano patrimoniale, quanto su quello morale, affettivo e psicologico.

La tecnica è quella dell’uso di “artifizi e raggiri” utilizzata con la consapevole certezza che il povero anziano scelto come vittima non avrà nessuna capacità né possibilità di evitare di cadere nella trappola, né di reagire.

A fronte del rilevante danno sociale prodotto dal reato in questione, l’art. 640 c.p., che disciplina la “truffa”, prevede sanzioni che, seppure in presenza di aggravanti previste dall’art. 61 n.5 c.p., non consentono alle Forze di Polizia ed ai Magistrati di intervenire con la necessaria efficacia.

L’Emilia Romagna è una delle regioni più esposte con un’evidente azione di pendolarismo dei malviventi in questione che hanno scelto non a caso un’attività criminosa che, con minimo rischio, consente loro di realizzare facili proventi illeciti.

Neppure l’eventuale configurazione di un'”associazione”, tutta da dimostrare, garantisce l’adozione di provvedimenti più incisivi sul piano penale. A fronte di tale gravissima situazione, destinata a peggiorare, i Carabinieri del Comando Interregionale “Vittorio Veneto” hanno avviato un’intensa e capillare attività di prevenzione, con la collaborazione dei Sindaci, dei Parroci e dei colleghi in congedo. L’iniziativa, particolarmente curata nelle Regioni più colpite (nel Centro-Nord Italia), sta dando buoni risultati.

Ma non è sufficiente poiché non sempre l’informazione dell’Arma giunge nelle case delle persone più deboli e spesso gli interessati non sono in grado di recepirne il messaggio.

Cosa fare, allora? Certamente è utile parlare sempre più del fenomeno – anche con i ragazzi nelle scuole – o con la collaborazione degli organi di informazione. È evidente che i familiari devono fare la loro parte dando il necessario sostegno ai congiunti esposti ed evitando che tengano denaro in casa.

Per comprendere meglio il delicato problema occorre immaginare che ad essere colpito da così vili aggressioni possa essere prima o poi anche un nostro congiunto. Allora, forse, tutti capiremo che c’è un grave fenomeno da risolvere subito e con provvedimenti più incisivi sul piano penale. Alla solitudine di tanti anziani non si può unire l’amarezza del raggiro!

Roberto Bonfantini

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