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Una vera vita indipendente per tutti è possibile?

disabilitàRimini

16 maggio 2016, 08:39

A 16 anni o giù di lì tutti abbiamo agognato e vissuto le prime esperienza di autonomia fuori dalla casa dei genitori. Dalla gita scolastica al campeggio e, per i più fortunati, i soggiorni studio all’estero o alcune esperienze didattiche di “convivenza”. Poi finisce la scuola e, in certi casi, arriva l’Università o il lavoro e le prime coabitazioni in autonomia. E così tra schiscette preparate dalla mamma e cesti di panni sporchi da lavare nel weekend, si fanno le prime e vere e proprie prove generali di indipendenza. Prepararsi ogni giorno da mangiare, prendersi cura della casa, districarsi tra bollette e incombenze quotidiane, imparare a relazionarsi e a convivere con altre persone estranee alla propria famiglia.
Tutto questo fa parte delle tappe fondamentali della nostra crescita e della nostra maturazione, ma per alcuni sono traguardi più difficili da raggiungere. Quando parliamo di disabilità mentale, difficilmente associamo questa immagine all’indipendenza e al concetto di adultità. Su Rimini Social abbiamo già parlato di questo tema con Emiliano Violante, in seguito al convegno internazionale Sono adulto! Disabilità. Diritto alla Scelta e al progetto di vita che si è svolto proprio a Rimini qualche settimana fa promosso dal Centro Studi Erickson: “Sono Adulto! Un’ esclamazione secca a volte urlata con rabbia e irritazione. Una richiesta di autonomia esplicita. È ciò che accade in ogni famiglia dove i ragazzi, crescono e si fanno spazio cercando la propria strada. Si tratta di un riconoscimento che sta dentro al percorso di crescita personale e che spesso segna il primo distacco dalla famiglia, che non sempre riesce a dare lo spazio necessario perché questa scelta si maturi in modo autonomo”. – vedi http://www.newsrimini.it/2016/03/sono-adulto-2/.
Da qualche tempo anche Rimini si interroga su queste tematiche e decide di promuovere esperienze concrete mettendo in rete l’esperienza dei servizi sociali, degli operatori del settore e dei familiari delle persone con bisogni speciali.

È il progetto Vita indipendente, gestito dalla Cooperativa sociale Il Millepiedi in collaborazione con l’Associazione Tana Liberatutti di Novafeltria, Associazione Crescere Insieme, Associazione Rimini Autismo, associazione Esplora, Cooperativa Cento Fiori e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Rimini, che si sviluppa con cinque azioni: 3 esperienze di residenzialità (1 appartamento a media protezione per convivenze di periodi di 15 giorni, 1 appartamento ad alta autonomia con due adulti, 1 appartamento a Novafeltria per esperienze di convivenza nei weekend), l’attivazione di stage formativi, azioni di sostegno per persone che già vivono situazioni di autonomia.
Come superare difficoltà e pregiudizi? Ce lo spiega Roberto Vignali, vicepresidente della Cooperativa e coordinatore dell’Area Comunità Educative: “La vita è uguale per tutti, anche le persone con bisogni speciali crescono e diventano adulti. Il compito della società è quello di sostenere ogni singolo individuo, comprese le persone più fragili. Riconoscere i diritti di ogni individuo significa guardarlo nella sua complessità e unicità: nella sua sfera emotiva, sentimentale, sessuale, lavorativa…e le persone devono essere sostenute in tutti questi campi. Questo vuole essere in fondo lo scopo di ‘Vita indipendente’: garantire ad ogni persona il diritto a una vita dignitosa e felice, anche a chi parte da situazioni maggiori difficoltà”.

 

 

Per Michele Soldati, responsabile del progetto: “Fondamentale per la buona riuscita di questi percorsi è la collaborazione con le famiglie. Può sembrare un elemento di ulteriore complessità ma è in realtà un punto di forza e un’occasione di grande arricchimento. Particolare attenzione è rivolta quindi anche alla formazione dei genitori, insieme ai loro figli, che partecipano ad alcuni momenti appositamente pensati per loro guidati da Wiliam Zavoli, psicoterapeuta del servizio ‘Liberamente’”.
Gli ospiti di “Vita Indipendente”, l’appartamento a media protezione gestito nell’ambito del progetto, in questo momento hanno tra i 25 e i 36 anni: sono Emanuele, Paola, Giorgia e Serena sono individuati dai servizi sociali dell’Ausl e del Comune di Rimini. Ci accolgono per le interviste finendo di asciugare i piatti e preparandosi per uscire. Chi al lavoro, chi per fare una passeggiata e prendere il caffè con gli amici. Non mancano le battute e anche i rimproveri: c’è chi dimentica le chiavi, chi è più disordinato, chi è bravo in cucina e chi a fare le pulizie.
Giada Murgia, educatrice che insieme agli altri colleghi condivide con i ragazzi la quotidianità, osserva: “All’interno di questo progetto gli educatori sono presenti solo in alcune fasce orarie, e l’obiettivo è quello di ridurre gradualmente la nostra presenza. Incontrano le stesse difficoltà che chiunque sperimenta quando vive con altre persone, difficoltà principalmente relazionali ma che aiutano a conoscere meglio se stessi e a stare insieme agli altri, imparando a cooperare”.
Può essere questo progetto un banco di prova per il futuro? Giada non ha dubbi: “Questa esperienza deve essere una palestra di vita. Per ora con la presenza di un educatore, ma ogni ragazzo deve raggiungere il maggior grado di indipendenza possibile, acquisendo competenze e maggior fiducia in se stesso. Noi siamo fermamente convinti che anche per loro un futuro in autonomia è realmente possibile!”.
A questo punto non resta che auspicarci che in futuro possano continuare ad essere sostenute e finanziate iniziative come questa e che sia garantita la necessaria continuità per raggiungere l’obiettivo di una vera vita indipendente per tutti.

 

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Silvia Sanchini

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