19 novembre 2018

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Video sui social per le aziende? Facile, ma con lo “smart producer”

in foto: Facebook è il social più usato dalle aziende per il content marketing

I social sono sempre più terreno fertile dove diffondere i video corporate, e strumento utile per le aziende. Ne sono consapevoli le stesse piattaforme di social network, che spingono questa tendenza studiando modalità sempre più sofisticate per la pubblicazione e il monitoraggio dei clic sui video: strumenti che, certo, non hanno molto appeal agli occhi degli utenti, ma che diventano mezzi importanti di business.

I video ormai sono diffusi su Twitter proprio secondo questa logica del “prima le esigenze delle aziende”: la pubblicità viene piazzata infatti in cima alla timeline, sopra il primo tweet organico (quello che il social presenta all’utente in base alle persone che questo ha scelto di seguire). Anche Instagram – non ancora sfruttatissimo da parte delle aziende, anche se giudicato dagli esperti come dotato di forti potenziali di crescita per il business – introduce una novità importante per il monitoraggio, con il contatore per le visualizzazioni video.

Ma il più attento alle aziende, come si sa, è Facebook. Il dato che riguarda i video e Facebook è semplicemente impressionante: ogni giorno si guardano oltre 100 milioni di ore di video sul social di Zuckerberg. L’ultima novità proposta è l’auto captioning, che consente di produrre agevolmente sottotitoli per gli annunci video, ormai da tempo in autoplay ma senza audio. Una scelta, anche questa, che va incontro alle aziende, perchè le scritte dei sottotitoli contribuiscono ad aumentare i secondi di visione.

Ma soprattutto sono le aziende ad andare incontro a Facebook, nel senso che le sue logiche condizionano la produzione stessa dei contenuti, anche per l’industria dell’informazione. Lo ha affermato di recente New York Media, che, tra gli altri, possiede il New York Magazine. Michael Silberman, general manager del settore digitale dell’azienda, ha definito l’obiettivo di far crescere l’audience su Facebook una priorità, e di aver cambiato, alla luce di questo, le proprie modalità di lavoro, spingendo sulla produzione dei video e superando lo scetticismo iniziale sull’effettiva priorità dei filmati per siti che non sono famosi per questo tipo di contenuto. I video servono a tutti sui social – dice in pratica Silberman – e quel che serve, nell’esperienza di New York Media, è uno smart producer, ovvero qualcuno in grado di produrre contenuti per i social velocemente, seguendo il flusso delle notizie e dell’attualità, “in reazione alle breaking news e ad altri argomenti trend del momento”, producendo, insomma, anche più video al giorno. Per il sito aziendale, che è il punto di arrivo di questa strategia, le logiche sono altre, ma tutto parte dai video smart sui social.

Per stare sull’attualità, un esempio intelligente dell’applicazione di questa tecnica in casa nostra lo ritroviamo sulla pagina fb dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Nelle ore in cui imperversava la vicenda “petaloso” (tanto social che non vale qui la pena neppure di riassumerla) il social manager dell’Università, molto smart producer, ha pubblicato un’intervista video al professor Mario Barenghi del dipartimento di Scienze della Formazione della Bicocca. Nella breve intervista, ad uso social, il prof dava il proprio parere sul possibile ingresso nel vocabolario di “petaloso” e anche dell’altro termine fortissimo sui social, “inzupposo”.
Facile da fare? Sicuramente sì, ma come al solito, prima bisogna pensarci e avere una strategia video-social: cosa che ancora, spesso, le aziende non hanno.

 

Serena Saporito

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