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di Redazione   
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lun 7 mar 2016 14:25 ~ ultimo agg. 8 mar 13:24
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La Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini in occasione della Giornata Internazionale della Donna ricorda tutte le bambine, ragazze e donne vittime di tratta sessuale. “Sono presenti tutti i giorni sulle nostre strade e nascoste tra quattro mura, vorrebbero urlare la loro condizione di schiave ma non ne hanno la possibilità” – ricorda la Comunità – “L’8 marzo la Comunità Papa Giovanni XXIII vuole rivendicare il diritto alla libertà e alla dignità umana, basta con questa schiavitù orribile che troppo spesso si vuole lasciare nell’invisibilità”.

Ogni settimana l’unità di strada della Papa Giovanni area Rimini – composta da 10 volontari – le incontra di notte sulle strade della nostra città. Sono giovanissime (età media tra i 18 e i 24 anni, e provengono, nell’ordine da Romania, Bulgaria, Nigeria, Cina.

“In questo momento c’è il boom delle bulgare – dice Maria, una delle operatrici – Sono giovanissime, non hanno documenti e affermano di essere maggiorenni, ma dubito molto che lo siano”. Le ragazzine bulgare si prostituiscono notte e giorno, alla luce del sole. Non è difficile incontrarle sul lungomare in orario in cui i bimbi escono da scuola. “Almeno una volta a settimana ne incontriamo una incinta che vuole abortire. Sono molto controllate dai loro aguzzini ed è difficile a volte parlare con loro – continua Maria – Hanno una paura terribile di essere punite”.

Solo a Rimini i volontari incontrano circa 100 ragazze in una notte. Descrivono clienti con un’età diversissima, dal diciottenne che ‘festeggia’ la maggiore età al settantenne insoddisfatto, passando per quarantenni con la scritta sulla macchina “baby a bordo”.“Quando a Rimini c’è una fiera o un evento sportivo il flusso dei clienti triplica – raccontano – arrivano a gruppi in giacca e cravatta, per concludere il divertimento serale. Noi proviamo a parlare anche con loro, distribuendo dei volantini per fargli capire che alimentano una tratta disumana e ingiusta”.

“Nella zona di Miramare i cittadini giustamente protestano, hanno manifestato anche lo scorso venerdì contro la presenza delle ragazze”, ma i volontari ricordano anche le responsabilità di “quei concittadini che alimentano questo traffico con la loro richiesta di prestazioni a pagamento e verso quelli che affittano loro, o meglio al racket, residence e appartamenti”.

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