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“Sei di Rimini se…”, da esperimento social a startup che lancia una App

Pubbliredazionale

15 febbraio 2016, 16:34

in foto: Una delle iniziative "off line" del gruppo "Sei di Rimini se..."

“Qualcuno conosce questa vecchia struttura sita a Viserba, la corderia?” Oppure, “Perché siam Romagnoli…” lo spiega una poesia. E ancora, la ricetta della lasagna verde romagnola, o l’ultima offerta per passare un week end a Rimini in bassa stagione. Sono alcuni dei post della pagina Facebook “Sei di Rimini se…” in una giornata qualunque. Una piazza virtuale, uno spazio dove parlare di quel che accade in città e soprattutto dei luoghi, raccontando episodi ad essi legati: ricordi da bambini, per i riminesi; momenti di felicità qui vissuti per chi di Rimini non è ma attraverso quella pagina entra a far parte della comunità. Un vero fenomeno, che ha raggiunto numeri straordinari in tempi brevissimi.

“Il gruppo è nato per gioco nel 2014, partendo dalla voglia di condividere emozioni e ricordi, tuttora svago e condivisione sono i valori principali”. A spiegarlo è Marco Eletto, fondatore del gruppo. La polemica è bandita dal gruppo fb, con un regolamento preciso e l’obiettivo chiaro di sposare contenuti solo di carattere informativo e di pubblica utilità, non permettendo al gruppo di divenire luogo di sfogo su contenuti sensibili: obiettivo raggiunto attraverso un lavoro costante di moderazione da parte dello staff. Insomma, l’ottica è quella della positività, spesso – invece – non proprio in primo piano sui social…
Eletto spiega questa scelta: “Non si vuole nascondere il brutto di Rimini o della Romagna, come spesso ci è stato detto, ma si vuole sostenere il bello, proprio sui social, i luoghi appositamente dedicati allo svago”.

In questo sta forse il successo della community: il gruppo “Sei di Rimini se” oggi conta oltre 26 mila membri attivi, e la pagina “Sei di Rimini se Ami Rimini” oggi conta oltre 10 mila “Mi Piace”. Un’esperienza non unica in Italia, ma in questo caso la community si è sviluppata in maniera particolare. Spiega Marco Eletto: “In altre città e paesi ci si è fermati solo alla tendenza del momento, il “ricordo” è stato il protagonista principale. Un progetto di questo tipo è duro da sviluppare, perché ci vuole passione, tempo, investimenti economici e grandi spalle per sostenere qualsiasi tipo di pregiudizio e critica. Ci abbiamo creduto, la gente ci segue perché siamo un punto di riferimento sia per i turisti sia per i residenti”.

Un’altra caratteristica particolare del gruppo sta nel fatto che non vive solo sulla rete, grazie all’organizzazione di eventi “offline”, cene o tornei di beach volley, con attenzione anche alle necessità sociali, perchè in queste occasioni vengono venduti gadget targati “Sei di Rimini se”, e con il denaro raccolto vengono elargiti aiuti economici a realtà riminesi che operano nel sociale: è stato fatto, ad esempio, per Casa Sant’Anna. I membri del gruppo si attivano personalmente, poi, per iniziative come la visita dei Babbi Natale del gruppo all’Ospedale Infermi di Rimini la notte di Natale, oppure l’organizzazione di visite guidate nel centro storico e nell’entroterra per scoprire le bellezze artistiche del territorio.

Insomma, una sorta di esperimento social per la promozione del territorio romagnolo. Se divertirsi resta lo scopo principale del gruppo, i fondatori però sono riusciti a trasformare questa aspirazione in una vera e propria startup, per fornire servizi utili a chi vuole scoprire Rimini e la Romagna. “Una start up, che in un momento di crisi, reagisce con intraprendenza per fare riemergere l’identità culturale locale” puntualizza Marco Eletto. Il progetto si è concretizzato in una app: scaricandola, si può usufruire degli sconti che una serie di attività, che fanno parte della community proprio come i singoli membri, mettono a disposizione.

C’è anche un sito www.seidiriminise.it dove si trovano informazioni sulla storia, sui luoghi, sull’enogastronomia riminese, con spazio ai racconti dei membri della community. “Crediamo che – citando il nostro slogan – “Rimini raccontata da chi la vive” sia un frase significativa, perché sin dall’inizio esprime la volontà di dare voce ai cittadini, che possono raccontare i tasselli interessanti della loro vita quotidiana, senza una promozione stereotipata, tipica della cultura romagnola, che negli ultimi anni ha perso il suo valore genuino, quello che i turisti, invece, stanno sempre più cercando, nel rivivere emozioni uniche e vere, non fatte di “pacchetti”, ma di istinti ed emozioni. La modalità migliore, al momento, seguendo, in un certo senso, la tendenza, è sicuramente l’utilizzo dei social network, nati per meglio condividere la propria esperienza e per incentivare il passaparola”.

 

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