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Gli amori da adolescenti che si vivono solo una volta. La “Rimini” degli Stadio

RiminiSpettacoli

19 febbraio 2016, 16:55

in foto: gli Stadio

Gabbiani e zanzare in apertura. La risata di una donna alla fine. In mezzo, in un andamento pop in puro stile Stadio, una storia di un amore giovanile a Rimini, scenario ideale di un amore adolescenziale e dei sentimenti nuovi così forti che l’ipotesi che non siano eterni è esclusa a prescindere. Tanto che il tema dell’amore è affiancato più volte a quello della morte.

In “Miss nostalgia”, il nuovo album degli Stadio freschi vincitori di Sanremo, c’è un brano intitolato “Rimini”.  Il testo è della giovane autrice Vincenza Casati, una delle poche eccezioni in un album firmato prevalentemente per le parole da Saverio Grandi, e Curreri ha dichiarato di riconoscersi benissimo nella storia raccontata. Eleganti e curati come sempre gli arrangiamenti, con qualche espediente da navigati musicisti come il contrasto “fiele-miele” giocato sul passaggio dello stesso accordo da maggiore a minore, escamotage che da Elvis in poi ha attraversato decenni e stili.

Forse la “Rimini” degli Stadio non arriverà nella storia della musica italiana al fianco della  “Rimini” di De André, ma rende la cifra stilistica di un gruppo che, dopo decenni di carriera, riesce ancora a parlare di sentimenti universali senza cadere nella banalità.


Il testo di “Rimini” degli Stadio.

Il tempo era quello degli amori adolescenti, io passavo le giornate sotto la finestra accesa dei tuoi occhi. Dicevi guarda il mare, vuoi imparare ad affogare come prova del tuo amore?

Ci piaceva Rimini, sognavamo Rimini.

Il tempo era quello delle facili illusioni. Chi ha detto che un amore non basta per la vita intera?

Tienimi la mano, beviamo del veleno così resteremo insieme tutto il tempo per morire a Rimini. Mi chiedevi “giurami che ti scorderai del resto presto e mai di me. Che ti scorderai di tutto il resto”.  

Il tempo era quello degli eroi giovani e belli al riparo dagli anni. Invecchia solo chi non sogna, allora si sognava nei locali in pieno centro, nel viavai di troppi passi e il lungomare nelle notti a Rimini, bruciavamo gli attimi.

Il tempo era quello sempre colmo di impazienza. tu aspettavi che arrivassi, scendevi le tue scale scalza per non far rumore. Era un tempo senza ore, fermo a contemplare la grandezza di un amore semplice.

Chissà tua madre, se lo sapesse. In moto a Rimini, stretta ai miei fianchi mentre prometti che ti scorderai del resto presto e mai di me. Che ti scorderai di tutto il resto e mai di me.

Mai di questa estate di baci e sogni erotici da difendere. Di sapore dei baci e fiele sulla bocca per morire, e miele sulla bocca e miele sulla bocca per morire. 

Tu ti scorderai del resto presto e mai di me.

Maurizio Ceccarini

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