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A proposito di eolico a Poggio tre Vescovi

5 febbraio 2016, 16:06

eolico

Ospito oggi questo contributo in merito al parco eolico a Poggio tre Vescovi nell'appennino romagnolo di Lidano Arcangeli, ex docente di fisica e coautore del libro “Inverno centrale”, In treno nell'Appennino fra la Romagna e il Molise (Pazzini editore, 2004).

La questione energetica sta diventando sempre più importante: da una parte la storica dipendenza del nostro paese dall'estero ci spinge a prospezioni su gran parte del territorio nazionale alla ricerca  di possibili giacimenti, dall'altra l’emergenza CO2 con il conseguente cambiamento climatico globale impone a tutti i paesi un cambiamento epocale che ci faccia passare dall'utilizzo preponderante  di energia fossile a quella da fonti rinnovabili, in cui, peraltro, attualmente l’Italia occupa una posizione di primo piano.
Se, sul piano teorico, ambedue le esigenze, ricerca di nuovi giacimenti e  progettazione di nuovi impianti per le rinnovabili, possono apparire giustificabili, i problemi sorgono quando  si passa  ai piani attuativi. Le  scelte investono i rappresentanti delle amministrazioni a tutti i livelli fino al governo centrale, mentre i Tar sentenziano su ricorsi e controricorsi. Il sistema industriale  ha da parte sua  buon gioco nel presentare progetti che, dati alla mano, dimostrerebbero la convenienza delle sue proposte.
Si ha la sensazione che le esigenze meramente economiche, per lo più legate a determinate lobby, possano prevalere su altre esigenze, prima fra tutte la difesa del paesaggio e del territorio, valori che hanno dal punto di vista istituzionale un rango superiore,  espressamente tutelati dall'articolo 9 della Costituzione che pone la tutela paesaggistica al di sopra di qualsiasi esigenza economica. Il  valore del paesaggio italiano va oltre la stessa appartenenza alla nostra nazione. Esso ci proviene dal lavoro millenario di generazioni  e non è disponibile per noi contemporanei in assoluto,  ma  deve essere riconsegnato alle future generazioni quanto più integro possibile. E' d'altra parte dimostrato che proprio attenendoci a questi principi si possono trarre vantaggi economici duraturi.
D'altra parte quando intervengono lobby finanziarie ed industriali in campo, tutta l'indagine quantitativa viene spesso forzata per dimostrare la bontà e la compatibilità delle grandi opere mettendo in secondo piano l’aspetto qualitativo, che è quello che conta ai fini ambientali e paesaggistici. Occorre  poi tener conto che i modelli costruiti per riprodurre la realtà  sono sempre altamente probabilistici e, una volta realizzati, possono risultare fallaci e con opere  il cui peso graverà ancora una volta sui cittadini stessi.
Il mega progetto di impianto eolico denominato Poggio Tre Vescovi interessa i comuni di  Casteldelci, Verghereto e Badia Tedalda. Il progetto, che prevede l’istallazione di 36 torri di 128 metri con pale di 104 metri per un'altezza totale di 180 metri – all'incirca il doppio del grattacielo di Rimini – sembra avere  tutti i caratteri che lo rendono inappropriato anche dal punto di vista economico.
Da molte parti infatti si fa osservare che un tale impianto non avrebbe le caratteristiche per essere, come si dice in termine tecnico, “bancabile”. Cioè nessuna banca concederebbe un prestito a queste condizioni poiché troppo rischioso. Da conteggi analitici basati su dati forniti dal proponente stesso, infatti, risulterebbe solo nella migliore delle ipotesi un conto economico in pareggio, considerando una vita media degli aerogeneratori intorno a 12/15 anni e tenendo conto che mediamente l’operatività degli impianti eolici attualmente funzionanti in Italia, compresi i siti ben più ventosi nel Sud e nelle Isole, si aggira sulle 1600 ore annue e non 2200 – e oltre – come previsto dal progetto proposto. E tutto questo nonostante un tale impianto sia (forse) fattibile solo con un incentivo statale per MWh prodotto equivalente al suo prezzo corrente sul mercato all’ingrosso. Il prezzo in bolletta per l’energia elettrica di Poggio Tre Vescovi, a tacere degli enormi costi che comporta la gestione in rete di grandi quantità di energia non programmabile come quella eolica, sarebbe perciò il doppio della media della normale energia elettrica, e quindi con la differenza pagata da tutti i cittadini, mentre non si prevede alcuna possibilità di royalties per le comunità locali al di fuori delle iniziali misure compensative previste per i comuni che comunque non devono superare per legge  il 3% dei proventi annuali.
Il progetto d’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi è quindi da respingere non solo dal punto di vista strettamente economico, ma soprattutto per il suo impatto ambientale. In  particolar modo questo vale per la provincia di Rimini che confida in un retroterra depositario di  una storia impareggiabile che va dal Medioevo al Rinascimento. Questo patrimonio deve continuare a essere una risorsa  unica e insostituibile, il cui portato sarà quello di diffondere un turismo di qualità.
Vogliamo forse diventare famosi per aver installato alle nostre spalle  uno dei più mastodontici parchi eolici  di terra ferma d’ Europa?

Lidano Arcangeli

Giuseppe Prosperi

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