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Caramelle al petalo

di Maurizio Ceccarini   
Tempo di lettura lettura: 1 minuto
gio 25 feb 2016 13:52 ~ ultimo agg. 27 feb 09:08
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Un bambino ferrarese di nome Matteo con un delizioso errore grammaticale crea la parola “petaloso”. La sua maestra lo apprezza e scrive un’educata lettera all’Accademia della Crusca per chiedere se per caso possa esserci modo di farla entrare nel vocabolario italiano. L’Accademia, altrettanto educatamente, risponde spiegando che il termine è interessante e che per poter entrare nel vocabolario deve essere utilizzato e capito da tanti.

Fine del mondo reale.

La vicenda entra nell’universo parallelo di internet e dei social network.

Inizio del mondo sur-ir-reale.

Sui social le mezze misure non esistono: se la notizia è uscita stamattina, la parola deve essere di uso comune prima che faccia buio. Presto, presto: lode al piccolo Matteo e tutti a condividere il neologismo.

Fermi, fermi. Contrordine. Come in una caramella, il retrogusto dolce ci diletta per un po’ poi se ne va (con la differenza che il retrogusto della caramella, per poco che duri, dura sempre più della nostra schizofrenia). E allora ecco saggi di sociologia per dire che questo Matteo non va incensato, pagine e post per dire che ‘sto petaloso ha già rotto le scatole, ricerche interlinguistiche per scoprire che petaloso esiste già in inglese, alla faccia di quell’arrogante e presuntuoso bambino che ci sta ossessionando con la sua pseudo-invenzione.

Scusaci, Matteo. Non è mica colpa tua. E’ internet che ci ha ridotto così. Continua a giocare con le parole, che ti viene bene, e lasciaci perdere. Anzi permetti anche a me di giocare un po’. Chissenefregaci a tutti.

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