20 novembre 2018

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Elezioni Consorzio di Bonifica, non ci sarà commissione di inchiesta

in foto: l'assemblea regionale

Le recenti elezioni dei Consigli consortili nei Consorzi di Bonifica dell’Emilia-Romagna sono state connotate “da un andamento complessivamente imbarazzante”, con “una limitatissima partecipazione al voto, affluenza da prefisso telefonico, e gravi criticità che hanno coinvolto tutte le fasi del processo, dalla presentazione delle liste, alla loro ammissione al voto, alla comunicazione agli aventi diritto delle modalità del voto”: è questa la convinzione espressa da Gian Luca Sassi (primo firmatario e illustratore del documento in Aula), Andrea Bertani e Silvia Piccinini (M5s), Tommaso Foti (Fdi-An), Gabriele Delmonte e Matteo Rancan (Ln), che hanno depositato la richiesta di istituzione di una commissione d’inchiesta sulle elezioni negli otto Consorzi di bonifica emiliano-romagnoli. Scopo della commissione sarebbe stato consentire ai consiglieri regionali di valutare la legittimità delle scelte adottate dai consorzi nella definizione delle regole elettorali (indizione, informazione e svolgimento delle operazioni di voto per il rinnovo degli organi consortili).

L’Aula ha però respinto la richiesta con il ‘no’ dei consiglieri Pd, l’astensione di Sel, e il voto a favore di M5s,Ln, Fdi-An e Fi.

Secondo Sassi (M5s) e i consiglieri intervenuti a sostegno della richiesta – Bertani (M5s), Foti (Fdi-An), Delmonte (Ln) e Bignami (Fi) – non si può sottovalutare la gravità e la frequenza delle irregolarità e dei problemi registrati in tutta la regione, che in un caso (il Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, centrato su Reggio Emilia) hanno portato all’annullamento del voto.

Nelle intenzioni dei proponenti, la commissione d’inchiesta avrebbe dovuto approfondire i criteri di valutazione per l’ammissione delle liste di candidati; il calendario di voto e la localizzazione dei seggi; i meccanismi di delega al voto e le procedure di verifica delle deleghe stesse; l’adeguatezza delle attività di informazione e comunicazione agli aventi diritto al voto; la rispondenza delle operazioni di voto a quanto previsto dalla legge regionale 42/1984. Ai componenti della Commissione non sarebbero stati corrisposti gettoni, compensi, rimborsi spese o altri emolumenti; la Commissione avrebbe dovuto avvalersi, senza oneri, del supporto degli uffici dell’Assemblea legislativa e delle competenti strutture della Giunta, potendo coinvolgere esperti di chiara fama, ma con le medesime condizioni dei componenti, cioè senza gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.

Contro l’attivazione della commissione è intervenuta Luciana Serri (Pd), ricordando quel che la Regione ha fatto per il rilancio dei Consorzi: dal “riordino della legislazione regionale alla ridelimitazione delle aree, con la riduzione da 15 a 8 dei Consorzi, fino al dimezzamento del numero dei loro amministratori”. La consigliera ha sottolineato che sono state attivate “numerose iniziative per favorire la partecipazione al voto, ma il problema della scarsa affluenza non può essere limitato all’ultima tornata elettorale. È aumentato il numero dei seggi – ha proseguito-  è stata fatta pubblicità sui quotidiani, sono stati inaugurati servizi online; purtroppo, per motivi di ordine finanziario non si è ancora riusciti a garantire un sistema di voto elettronico, ma è una possibilità da approfondire ulteriormente”. Quanto alle eventuali irregolarità, Serri ha chiesto “di non fare di tutta l’erba un fascio, identificando i casi specifici su cui intervenire, come ha fatto la Giunta, adottando strumenti già disponibili e prevedendo che venga ripetuto il voto nel Consorzio dell’Emilia centrale”.

Redazione Newsrimini

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