19 novembre 2018

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Simone Parma, a Viserba l’ultimo saluto e un impegno che rimane

in foto: l'ingresso di Simone Parma in chiesa

Era gremita questa mattina la chiesa di Viserba Monte per l’ultimo saluto a Simone Parma, il promotore della campagna “Firmo quindi sono” affetto da distrofia scomparso giovedì a 36 anni. Oltre ai familiari e ai parrocchiani c’erano i membri della UILDM di Rimini, l’Unione per la Lotta alla Distrofia Muscolare, e tanti degli amici che Simone aveva conosciuto nei luoghi di ritrovo di Rimini, dove la sua voglia di vita lo portava spesso.

Simone Parma

Simone Parma

A celebrare il funerale è stato il vescovo Francesco Lambiasi, che in apertura e chiusura di omelia si è scusato coi familiari per l’inadeguatezza delle sue parole: “Vorrei starvi vicino in silenzio perché le parole rischiano di essere troppe. E in queste occasioni l’unico che ha il diritto di parlare è il Signore”. Il vescovo ha citato una, in particolare, delle Beatitudini che sono state l’oggetto di una delle letture: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. “La beatitudine che capiamo quando è incarnata in una vicenda, la vediamo in Gesù e in un fratello buono che ha dovuto portare una croce pesante ma non si è ripiegato su sè stesso e non ha fatto pesare la sua malattia”. Di Simone ha sottolineato la grinta, “che ci dà l’esempio e ci insegna che vivere è bello”, e la sua battaglia per la firma digitale per i disabili, che il vescovo ha letto in una visione cristiana: “Ogni uomo è l’immagine vivente di Dio e porta la firma autografa di Dio. E’ lui che ci aiuta a capire quel “Firmo quindi sono” che nel linguaggio cristiano diventa “Amo quindi sono”. “Il metro per valutare la pienezza della vita – ha aggiunto il vescovo – non è il numero dei giorni, ma ma luce con cui quei giorni li abbiamo rischiarati“.

Toccante anche il messaggio della UILDM letto alla fine del rito funebre. “Grazie a Simone per il sorriso, la forza e l’amicizia. Simone ha lottato e combattuto per i diritti, l’indipendenza e la libertà, basi della dignità umana”, in riferimento all’impegno per la campagna “Firmo quindi sono” per arrivare a una proposta di legge. “La malattia ne ha indebolito il corpo, ma non la voglia di vivere”. E alla fine “Grazie Simone, per averci insegnato che a volte per alzarsi in piedi non servono le gambe”. Il messaggio è stato seguito da un intenso applauso.

Maurizio Ceccarini

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