18 novembre 2018

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Hashem Azzeh. Il nostro ricordo

 

Hashem Azzeh è un medico palestinese di Hebron. Uno dei pochi rimasti nella vecchia città, oggi in mano a 600 coloni tra i più estremisti di tutta Israele.

 

A Tel Rumeida, quartiere di Hebron al confine tra la parte della città palestinese e la zona dei coloni israeliani, la realtà è orwelliana. La casa di Hashem, sempre aperta visitatori e viaggiatori, è circondata da muri, sovrastata da un’abitazione di coloni e attorniata da torrette militari.
Sarà tutto vero il racconto di Hashem? A sentirlo parlare il dubbio viene.

Ma più ci si addentra nelle vecchie parti della città, tra check-point, muri, blocchi militari, vie protette da reti metalliche, terrazzi chiusi da teli e coperte, e più ci si rende conto che la follia, in questa parte di mondo è diventata una cancrena che ha colpito la terra e le persone così in profondità da sembrare irreale.
Per Hashem la sua stessa vita, la sua quotidianità è stata un atto di resistenza contro le violenze dei coloni più estremisti di tutta Israele, capeggiati da Baruch Marzel, leader del Jewish National Front, attivista di estrema destra che celebrò con onore la scomparsa di Baruch Goldstein, l’uomo che nel 1994 uccise 29 palestinesi e ne ferì 125.

 

 

Come può non essere una polveriera e una scuola d’odio una città con 130mila palestinesi, 600 coloni e 4mila soldati a difenderli? Non bastano più le motivazioni che vengono impartite dall’alto, dalle persone e dai governi. Non sono più sufficienti né da una parte, né dall’altra. Sono strati di storia sedimentata, odi così profondi e rancorosi, ognuno risalente a episodi lontani nel tempo, che sono sfociati in una realtà da incubo.

 

Il 21 ottobre Hashem è morto. Colpito da un’insufficienza cardiaca, ha dovuto recarsi a piedi all’ospedale perché l’ambulanza non riusciva a raggiungere la sua abitazione a causa dei posti di blocco. Poi, arrivato vicino al check point, ha avuto una crisi respiratoria in seguito ai gas lacrimogeni sparati dai soldati israeliani contro manifestanti palestinesi. Vittima della stessa realtà distorta a cui si è opposto per tutti questi anni. Per chi non potrà più andarlo a trovare, rimane però l’eco delle sue parole: venite qua e guardate con i vostri occhi.

Stefano Rossini

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