16 novembre 2018

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Attacco a Parigi. Figli della violenza

Pace Parigi

Chi venerdì 13 ha iniziato a fare zapping dopo le 22, di certo è rimasto incollato alla tv almeno fino alle 2 di notte per capire quel che stava accadendo con l’attacco a Parigi, a “due passi da noi”. Sconforto, ansia, paura… Quella “terza guerra mondiale non dichiarata” di cui parlava Papa Francesco, si è fatta improvvisamente vicina, vicinissima a noi, all’Occidente sempre pronto a guerreggiarla a zero perdite con i droni e soprattutto con il mercato delle armi, ma assolutamente impreparato a subirla nelle sue conseguenze nefaste. Che accada ogni giorno in Yemen, Nigeria, Somalia, Siria, Iraq, Egitto, Tunisia, Libano, Filippine, Palestina… anche con più morti di quelli che piangiamo a Parigi, ci rende, di solito, tristi lo spazio di una forchettata, mentre guardiamo il Tg a cena.

 

Ma che questo accada nel cuore dell’Europa, con minacce che riguardano tutte le altre grandi capitali, compreso il cuore del cattolicesimo, è per noi inaccettabile e inumano. E invero lo è, perché il terrorismo, fatto di kalashnikov, cinture esplosive, come anche di bombe intelligenti (ma non così tanto da risparmiare bambini e vecchi innocenti) è contro l’uomo, di qualunque colore, lingua, cultura e religione. Ho ascoltato le parole zeppe di violenza satanica dei giovani foreign fighters, figli del nichilismo occidentale e di una pazza eresia islamica da medioevo, che rubano ai poveri le loro giuste rivendicazioni traducendole in odio per l’Occidente, brodo di cultura per nuovi adepti da inviare come carne da macello. Ma ho ascoltato pure quelle del presidente francese Hollande che grida alla guerra e chiede riforme costituzionali nella patria che era della libertè, egalitè, fraternitè.

 

Per un attimo sono tornato all’11 settembre 2001 e mi sono detto che davvero la storia non insegna nulla. Se la risposta sarà solo quella delle armi e non della politica (si pensi solo ai collateralismi di cui gode l’ISIS), della giustizia (ogni giorno – dati FAO – muoiono per le conseguenze della fame almeno 20.000 persone), dell’economia mondiale, allora sarà sempre guerra, cambieranno solo i nomi e le sigle di coloro che mettono bombe nel metrò, uccidono ragazzi ad un concerto, fanno esplodere aerei, sparano su chi chiede giustizia… Anche noi cristiani possiamo ritrovarci frastornati, delusi, toccati dal dubbio che la croce di Cristo sia un fatto sprecato o impotente. Il mondo sembra sempre continuare come prima, peggio di prima, con tutto il suo carico di odio, orrori ed errori. Ma proprio nella liturgia della domenica seguente alle stragi di Parigi l’ultima parola di Gesù era: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Nel Vangelo possiamo trovare le coordinate della nostra risposta alla pazzia della violenza.

Giovanni Tonelli

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